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Guerra Russia-Ucraina, Zelensky: “Mosca controlla il 20% del territorio ucraino”

FIRSTonline

Nell’arco di tre mesi, la Russia ha preso il controllo di circa il 20% del territorio ucraino. A dirlo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo intervento al parlamento del Lussemburgo, precisando che “2.603 insediamenti devono essere liberati dalle forze russe”. Secondo gli ultimi aggiornamenti la Russia avrebbe sotto il suo controllo, oltre alla Crimea, anche la città di Sebastopoli e alcune aree importanti delle regioni di Donetsk, Lugansk, Kharkiv, Kherson, Zaporizhia (Kiev sta valutando se chiudere la centrale nucleare) e Severodonetsk sarebbe ormai prossima alla caduta (l’80% già in mano alle forze russe). Ovviamente, in caso di una controffensiva ucraina tali territori potrebbero tornare in futuro sotto il controllo di Kiev, ma in merito al Donbass e alla Crimea il Cremlino è stato chiaro, facendo capire di non avere alcuna intenzione a trattare su questi territori.

Il presidente ucraino ha anche accusato Mosca di deportare cittadini ucraini in Russia, tra cui “oltre 200mila bambini” tra “orfani, bambini con genitori e bambini separati dalle loro famiglie” “La Russia sta anche perseguendo una politica criminale di deportazione del nostro popolo. Deporta con la forza sia adulti che bambini. Questo è uno dei crimini di guerra più spregevoli commessi dalla Russia”, ha concluso Zelensky.

Incontro Putin-Zelensky, Mosca non lo esclude

Un faccia a faccia tra i due presidenti non è escluso “a priori”. Lo ha ribadito il portavoce russo Dmitry Peskov, ricordando che l’incontro dovrebbe servire alla firma di un accordo tra i due Paesi, il cui lavoro però è interrotto da tempo. “A priori, nessuno esclude un incontro del genere, non è mai stato escluso, ma deve essere preparato – ha affermato Peskov -. Ha senso che Putin e Zelensky si incontrino solo per finalizzare un documento. E il lavoro sul documento è stato interrotto molto tempo fa e da allora non è stato ripreso”.

Sull’export di grano dai porti del Mar Nero, ha detto Peskov, non c’è ancora alcun accordo, ribadendo che la Russia “non impedisce l’esportazione ma è Kiev a porre ostacoli”. “In effetti, potenzialmente siamo sull’orlo di una crisi alimentare molto, molto profonda, associata all’introduzione di restrizioni assolutamente illegali, restrizioni contro uno dei principali fornitori mondiali, cioè noi – ha sottolineato Peskov – e associata alle azioni delle autorità ucraine, che hanno minato gli accessi ai porti del Mar Nero e, di conseguenza, non fanno partire il grano da lì, nonostante il fatto che la Federazione russa non lo impedisca affatto”.

Mosca punta il dito contro gli Usa: “ Gettano benzina sul fuoco”

Intanto sale la pressione tra Russia e Stati Uniti. Dopo l’annuncio del presidente americano, Joe Biden, di fornire a Kiev sistemi missilistici “più avanzati” per colpire “obiettivi strategici”, Mosca ha risposto “’Washington getta altra benzina sul fuoco”. Si tratta dei missili Himars, con una gittata di 80 chilometri. A questi si aggiungeranno sistemi missilistici britannici M270 a lungo raggio.

Mentre per quanto riguarda l’Europa, Mosca non intende “chiudere la porta” ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo: “Non abbiamo intenzione di chiudere nulla”. Nonostante il via libera al sesto pacchetto di sanzioni europee approvato durante il Consiglio europeo straordinario, anche se il patriarca Kirill è stato tolto dalla blacklist.

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