X

GPL in bombole: Liquigas lancia l’allarme furti e sicurezza

Pixabay

Il nemico è dietro l’angolo: parliamo dei furti e delle frodi di Gpl in bombole o in serbatoio. Un mercato fiorente anche se ormai venuto a galla e finito sotto la lente della Guardia di Finanza. Il “gioco” è semplice quanto pericoloso non solo per le tasche ma anche per la sicurezza di chi ne rimane vittima o ne diventa complice. Ed è facilitato da un mercato enormemente frammentato e diviso nelle mani di 534 operatori in Italia contro i 5-10 presenti in media negli altri Paesi europei.

Il leader di mercato con circa 500 milioni di fatturato e una quota del 18% di un mercato molto polverizzato è Liquigas, l’azienda gestita per 30 anni in joint venture dalla famiglia Zani, tramite la Brixia Finanziaria, con la olandese SVH Energy che da febbraio 2018 ha rilevato la quota dei soci italiani ed è diventata proprietaria al 100% dell’azienda. Andrea Arzà era ed è rimasto l’amministratore delegato della società oltre che il vicepresidente di Assogasliquidi ed è con lui – impegnato da anni nella guerra alle frodi – che facciamo il punto sul problema, tornato all’attenzione della cronaca a metà gennaio per il sequestro a Roma di 5.000 bombole di Gpl contenenti oltre 50 tonnellate di gas e non conformi agli standard di sicurezza.

FURTI DI GPL: 300.000 TONNELLATE SFUGGONO ALLA SICUREZZA

“Secondo le nostre stime – afferma Andrea Arzà – ci troviamo di fronte ad un mercato parallelo che interessa il 20% del mercato della distribuzione del GPL in bombole o in serbatoi. Il fenomeno è concentrato prevalentemente nel Centro-Sud d’Italia ed è facilitato dall’estrema polverizzazione del settore. Per dare un termine di paragone, basti pensare che a Napoli operano più aziende che in tutto il resto d’Europa e i controlli, più è alto il numero dei micro-operatori, e più sono difficoltosi. In termini di quantità, il mercato italiano nel suo complesso oscilla tra 1,5 e 1,6 milioni di tonnellate, divise equamente tra gli usi per combustione e per autotrazione. Ecco, noi stimiamo che circa 300 mila tonnellate vengano rifornite in modo illegale”.

Il fenomeno, dunque, è rilevante in un settore indispensabile in tutte quelle aree (e la Sardegna è tra queste) dove non arriva la rete del gas naturale e che a macchia di leopardo si diramano per tutta l’Italia. Va detto però che l’opera di sensibilizzazione portata avanti da Liquigas – più che mai interessata a difendere il business regolare – sta dando i primi frutti con l’intensificazione degli interventi della Guardia di Finanza.  In cosa consiste l’illegalità? “Le bombole – spiega ancora l’Ad di Liquigas – sono di proprietà dei distributori autorizzati e vengono date in comodato d’uso gratuito ai consumatori. Una volta che si esauriscono, però, vengono raccolte da operatori diversi dai proprietari autorizzati e vengono illegalmente riempite o sottoriempite, generando così una riserva utile per garantire extra-profitti. Tutto ciò consente di evadere le accise, l’Iva e le imposte sul reddito delle imprese, generando una concorrenza sleale tra operatori onesti e non. Soprattutto, in questo modo si evadono anche gli obblighi sulla sicurezza e i collaudi che spesso sono all’origine delle esplosioni e incendi che la cronaca ci consegna”. Stesso meccanismo riguarda il riempimento dei serbatoi. Per le aziende oneste il danno è anche reputazionale. Da qui il consiglio di rivolgersi sempre ai canali di distribuzione autorizzati.

GPL, UN PONTE VERSO LA MOBILITA’ ELETTRICA?

Ma che ruolo può giocare il Gpl in futuro mentre l’Europa e il mondo procedono a tutta velocità verso la transizione sulle fonti rinnovabili? Per Arzà lo spazio c’è e si gioca proprio lungo il percorso verso l’uso sempre più massiccio dell’energia verde. “Non ci sono dubbi – afferma ancora l’Ad di Liquigas – che sia il Gpl che il Gnl, il gas naturale liquefatto, abbiano un impatto enormemente inferiore sia in termini di CO2 ma soprattutto di PM10 – il particolato che asfissia le città – rispetto ai combustibili solidi come carbone e legno o liquidi come gasolio e benzina”. Nel futuro l’auto sarà elettrica ma ci vorrà tempo, afferma, perché la nuova mobilità sia economicamente alla portata di tutti. “Quindi secondo noi va anche bene muoversi verso l’elettrico ma la soluzione ideale dovrebbe contemplare un paniere di strumenti e tecnologie. I combustibili gassosi che sono il miglior ponte tra l’economia trainata dalle fonti fossili e quella dominata dalle fonti rinnovabili e già riducono dal 20 al 30% le emissioni di CO2. La rete di distribuzione inoltre è estremamente capillare e adattarla alla maggior richiesta dell’uso per autotrazione sarebbe semplice e poco costoso”. Gli incentivi di 6 mila euro della manovra 2019 al momento riguardano solo le auto elettriche o ibride ma le Regioni possono riconoscere agevolazioni anche per le altre tecnologie che abbattono le emissioni. Ma in questo caso, l’effetto sarà a macchia di leopardo e non univoco in tuta Italia.

Related Post
Categories: Economia e Imprese