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Glossario di educazione finanziaria, “Parole di economia e finanza” (VIDEO)

Le crisi degli anni Novanta, da quella delle tigri asiatiche al parziale default sul debito interno russo, avevano solo lambito il Bel Paese che ha toccato con mano il primo default sovrano con il fallimento totale del debito argentino nel 2001, complice il supporto offerto dal Fondo Monetario Internazionale sino all’ultimo istante e i rendimenti elevati che allettavano i “bot people” da sempre amanti del rischio dei Paesi emergenti.

Ma con l’implosione nel 2008 del debito subprime americano, rimpacchettato e con un effetto globale di diffusione di titoli che includevano un rischio del sottostante nascosto da rating fasulli, gli investitori italiani hanno iniziato a fare i conti con un aspetto di complessità nei prodotti finanziari sino ad allora sconosciuto. Nel pieno di una crisi globale durata dal 2007 al 2015 e che aveva squarciato il velo del fallimento bancario con il caso Lehman, lo spread italiano nell’estate del 2011 si è trovato a trattare sul BTP a dieci anni quasi 6 punti in più rispetto al Bund tedesco. Ci sono voluti due anni e mezzo per rientrare nei livelli di guardia per lo spread italiano, nel pieno di una crisi sovrana e bancaria che ha visto come protagonisti da un lato l’eccessiva leva finanziaria delle banche e dall’altro il ruolo delle Banche centrali, impegnate in misure non convenzionali per fornire extra liquidità ai mercati finanziari.

In questa nuova era di tassi negativi, dove la remunerazione del conto corrente come rifugio all’incertezza non esiste più, i risparmiatori italiani hanno perso anche la fiducia nel “mattone” che era l’altra componente del risparmio italico, un po’ per l’effetto delle bolle immobiliari diffuse ed anche per il crollo del mercato delle seconde case. Ed anche se il mercato immobiliare dà qualche segnale di ripresa ormai, insieme ad un altro bene rifugio come l’oro, ha perso di importanza nei portafogli sotto il peso di una nuova fiscalità non ancora armonizzata a livello UE.

Il report CONSOB Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane pubblicato nel mese di settembre 2016 fotografa uno smarrimento ed un vuoto degli investitori-famiglia italiani che escono da un vero e proprio percorso di “sopravvivenza alla crisi” che li lascia più inconsapevoli di prima.

Davanti a loro tre livelli di offerta per un’allocazione di portafoglio efficiente: i fondi comuni di investimento e le gestioni di portafoglio ormai diffuse e molto capillari nel coprire mercati e tipologie di rischio differenti, ma che in Italia risultano ancora scelte costose. Poi le assicurazioni e i prodotti per la previdenza integrativa, diventati fondamentali, e che sono accomunati alle precedenti per
difficoltà nel comprendere appieno costi complessivi e composizione. E poi c’è tutto il mondo dei derivati come ETF, ETC, indici, cerfìcates e opzioni binarie dove di nuovo la leva finanziaria diventa una discriminante poco esplicitata per la facilità di accesso a piattaforme e supporti digitali che ne banalizzano i rischi di perdita sul capitale.

In ultimo il vecchio deposito amministrato ove se un investitore non è professionale vede ridursi gli spazi operativi e quindi resta limitato pesantemente dalle nuove normative, che non hanno facilitato ma complicato l’offerta dei servizi finanziari, e non solo dei prodotti più rischiosi. Normative che nel limitare l’accesso ad una vasta platea di strumenti considerati “complessi” hanno complicato e reso inefficiente la disponibilità operativa dell°investimento obbligazionario e azionario, facilitando il successo delle banche online che hanno avuto la meglio sulle banche tradizionali. Banche online che offrendo agli investitori piattaforme di trading sofisticate, e spesso usate come “slot machine”, affiancano come offerta la nuova frontiera delle soluzioni digitali di “robot advisory”.

La strada per una diffusa educazione finanziaria non si risolve con obblighi normativi fuori logica, ma con un impegno all’informazione di base serio e che vede tutti gli attori del mercato e istituzionali remare verso un fattivo supporto di consapevolezza per l’investitore finale.

Per questo Global Thinking Foundation sotto l°egida del presidente Maurizio Bernardo della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati ha voluto proporre questo Glossario di Educazione finanziaria che getta un ponte tra una generazione di futuri investitori che hanno voluto interpretare per gli Investitori-Famiglia le parole chiave di un mondo della finanza in grande evoluzione, a livello sia domestico che globale. E con l’augurio che l’impegno dedicato possa trovare un interesse diffuso dalle scuole alle famiglie anche grazie alla versione digitale ed aiuti ad aumentare il dibattito cultural-finanziario in atto. In attesa di una legge che permetta al nostro Paese di recuperare terreno anche su questi aspetti cruciali per la formazione e l’introduzione al lavoro delle nuove generazioni.

Ecco il video della presentazione del Glossario all’Associazione Culturale Eraclito 2000: 

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Categories: Finanza e Mercati