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Brésil : Un projet de loi anti-Ancelotti voit le jour : l'équipe nationale brésilienne n'acceptera que des entraîneurs brésiliens.

En Amérique du Sud, nombreux sont ceux qui jugent impensable que l'entraîneur italien reste à la tête de la sélection nationale après cette élimination cuisante, et la question a même été soulevée au Parlement. Tous les chiffres expliquent l'échec d'Ancelotti.

Brésil : Un projet de loi anti-Ancelotti voit le jour : l'équipe nationale brésilienne n'acceptera que des entraîneurs brésiliens.

Il flop della Nazionale brasiliana ai Mondiali di calcio, eliminata dalla Norvegia agli ottavi di finale (non usciva così prematuramente dalla competizione dal 1990), finisce addirittura in Parlamento. Molti brasiliani infatti hanno individuato in Carlo Ancelotti il principale colpevole del fallimento di una spedizione che lo stesso tecnico italiano aveva caricato di aspettative: “Vinceremo il Mondiale”, aveva promesso nientemeno che al presidente Lula in un incontro a Brasilia lo scorso 26 gennaio, e l’attaccante Vinicius Jr prima del torneo ha rivelato che “Ancelotti mi chiama tutte le settimane per dirmi che porteremo a casa la Coppa”.

Invece così non è stato e gran parte dell’opinione pubblica e anche della stampa ora invocano il ritorno di un tecnico brasiliano alla guida della Seleçao, al punto che il deputato federale Luiz Carlos Hauly, del partito di centro-destra Podemos, ha presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge (PL 3.582/2026) che impone che il commissario tecnico della Nazionale brasiliana e l’intero staff tecnico abbiano la cittadinanza brasiliana. Il progetto prevede inoltre norme più restrittive, tra cui il divieto di convocare calciatori che militano in club all’estero e il divieto per la Federcalcio di accettare sponsorizzazioni da parte di siti di scommesse sportive.

Per diventare legge, il progetto ultra-autarchico di Hauly dovrà essere esaminato da diverse commissioni parlamentari e approvato sia dalla Camera dei Deputati sia dal Senato, prima di essere sottoposto alla promulgazione del Presidente della Repubblica. Difficile che questo avvenga, però il fatto che si sia arrivati a questo punto è senza dubbio indice di una insofferenza diffusa verso Ancelotti, che con il suo solito metodo ha professato tranquillità e fiducia, ma questo non è bastato e adesso l’opinione pubblica gli sta presentando il conto. Innanzitutto, in molti non gli hanno perdonato le convocazioni: il Brasile è stato una delle squadre più vecchie del Mondiale, con 11 giocatori su 26 con oltre 30 anni di età.

Poi c’è stato il caso Neymar, convocato a furor di popolo ma gestito malissimo, al punto da renderlo un peso e non un possibile jolly. Infine i cambi durante le partite, soprattutto quella contro la Norvegia con un secondo tempo disastroso: è vero che tutti sono bravi a fare i commissari tecnici dal divano di casa, in Brasile come in Italia, ma stavolta i risultati hanno dato torto a Carletto e dunque ogni critica appare sensata. Contro gli scandinavi è stato considerato vergognoso in particolar modo un dato: il 34% di possesso palla, il più basso nella gloriosa storia della Seleçao ai Mondiali.

Ma c’è ancora dell’altro. A testimonianza della probabile “bollitura” di molti giocatori scelti da Ancelotti, il Brasile è risultato 35esumo su 48 Nazionali per velocità media dei giocatori in campo, e soprattutto ha chiuso all’ultimo posto per tempo medio impiegato per recuperare la palla: 96 secondi, il doppio della Spagna e a questo punto peggio anche di Haiti e Curaçao. Infine, in molti non hanno perdonato al tecnico italiano il fatto di aver preso un aereo per raggiungere la famiglia in Canada un minuto dopo la cocente eliminazione dal Mondiale, anziché rientrare col volo della Federazione in Brasile per affrontare la crisi, come il galateo istituzionale avrebbe imposto.

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