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Fed, l’eredità Bernanke alla prova del tapering

Lui se ne va. Le parole di elogio arrivano. “La migliore gestione nella storia della Fed”, “Il più grande banchiere centrale della storia”, “L’uomo che ha salvato il mondo”, “Un genio”. Il salvatore della patria in questione è Ben Bernanke, numero uno della Federal Reserve che ora cede lo scettro a Janet Yellen. Gli encomi, che arrivano da ex governatori della banca e economisti di Standard & Poors, sono tutti citati dal Wall Street Journal, che dedica un ultimo articolo al governatore uscente, a poche ore dall’ultimo meeting Fed dell’era Bernanke.

Il profluvio di complimenti, in realtà, è la fotocopia di quanto sentito otto anni fa, riferito al ventennio di Alan Greenspan. Solo due anni dopo, le opinioni sull’era monetaria di Greenspan sono cambiate parecchio, con il repentino passaggio dal boom del credito alla recessione.

Un modo di riflettere sulla gestione Bernanke – commenta il Wall Street Journal – sta nel dividere questo periodo in tre parti: prima, durante e dopo il panico finanziario. Prima della crisi, il giudizio è negativo. Ma i buoni voti arrivano con le sue mosse nell’occhio del ciclone. E per quanto riguarda gli sforzi monetari fatti da quanto la ripresa è arrivata, i risultati sono ancora tutti da vedere.

Il fatto è che Bernanke era lì quando il caos è cominciato. Nel 2002, fece un famoso discorso in cui metteva in guardia su una deflazione che in realtà non esisteva. E sia lui che Greenspan favorirono la bolla immobiliare per compensare il crollo delle dot-com.

Con l’arrivo della crisi, Bernanke e la Fed meritano il beneficio del dubbio. Con il senno di poi, è facile dimenticare quanto fu rapida la diffusione del panico finanziario. E poi c’è la fine della crisi e la ripresa, con l’acquisto di bond e la politica a interessi quasi zero.

Ma il vero test arriverà quando i successori di Bernanke saranno obbligati ad ammorbidire le sue politiche. Se la Fed sarà in grado di porre fine all’acquisto di bond e ritornare a tassi di interesse normali, il suo grande esperimento monetario sarà considerato un successo. Ma se il tentativo andrà male, con una crescita sotto le aspettative, o l’esplosione di bolle speculative, o un’inflazione che richiede un rapido decollo dei tassi di interesse, la Fed di Bernarke non avrà passato l’esame.

L’altro grande costo di queste politiche post crisi è l’ingerenza della Federal Reserve nella politica e nel fisco. Bernanke ha contribuito a finanziare una baldoria di indebitamento federale mascherando i costi futuri. I contribuenti vedranno il conto solo quando i tassi di interesse saliranno. E poi Bernanke ha di fatto reso la Fed un sostituto del Dipartimento del Tesoro per quanto riguarda la regolamentazione e, talvolta, la spesa pubblica e le tasse. Un evento che ha compromesso la sua indipendenza.

E questo potrebbe essere il maggior rischio futuro, in particolar modo quando la Fed dovrà alzare i tassi di interesse. I politici – inclusi anche alcuni conservatori – hanno adottato l’idea di Bernanke che il dovere della Federal Reserve è ridurre la disoccupazione e gestire il ciclo economico. Il suo successore, Janet Yellen, né è pienamente convinta e cercherà di dimostrarlo. E la questione che riguarda l’eredità Bernanke-Yellen è che il vero testo di qualsiasi ciclo monetario non è all’inizio, ma alla fine.

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