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FeBAF: 6 proposte per rilanciare la previdenza complementare

Sei proposte per rilanciare la previdenza complementare. Questo il contenuto del “position paper” presentato venerdì a Milano dalla FeBAF (la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza), in occasione della giornata nazionale della previdenza. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche rappresentanti di Abi, Ania, Tesoro, ministero del Lavoro e Covip.

Ecco di cosa si tratta:

1. Piena portabilità del contributo datoriale se si trasferisce la posizione da un fondo pensione negoziale ad una forma collettiva o individuale.

2. Semplificazione della documentazione d’offerta e delle procedure per la raccolta delle adesioni individuali ai fondi pensione aperti. 

3. Riconoscimento del diritto di riscatto e di trasferimento della posizione nelle forme pensionistiche individuali nel caso di perdita dei requisiti di partecipazione.

4. Aggiornamento delle regole sugli investimenti dei fondi pensione e sul contenimento e frazionamento del rischio. 

5. Rimozione del divieto per i fondi negoziali e aperti di investire in contratti assicurativi di ramo I e V collegati a gestioni separate.

6. Misure di razionalizzazione di alcuni aspetti della governance dei fondi.

In sostanza, “una sorta di “six-pack” tecnico sulla previdenza complementare in Italia – si legge nella nota della Federazione -, frutto del lavoro di una task force Abi, Ania, Assogestioni e FeBAF, che propone alcuni interventi specifici di riforma della normativa primaria e secondaria all’insegna di una maggiore trasparenza, della parità concorrenziale tra le diverse forme pensionistiche, della semplificazione di procedure che attualmente irrigidiscono l’offerta e rischiano di disincentivare la platea dei potenziali aderenti”. Misure che, “unite alla diffusione di una maggiore consapevolezza della propria situazione pensionistica, amplierebbero il ventaglio delle scelte previdenziali del cittadino”.

Secondo il segretario generale della FeBAF, Enrico Granata, questi interventi sono necessari perché, “a fronte della riforma della previdenza pubblica che ha messo in sicurezza il sistema, resta insoddisfacente il quadro complessivo in termini di entità dei tassi di adesione ai fondi pensione, incremento dei flussi di disponibilità ad essi versati, livello di parificazione competitiva fra le diverse forme pensionistiche alle quali accedere ”. Queste proposte “non vogliono fare una rivoluzione nel settore – ha continuato Granata -, ma chiedono una manutenzione ordinaria del quadro normativo. Un ‘tagliando’, dopo venti anni dalla nascita dei fondi pensione e più di cinque dall’ultima riforma, da sottoporre ad un tavolo tecnico di confronto nelle sedi istituzionali”.

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