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Fca: procedura Ue contro l’Italia. Delrio: “Tutto regolare”

La Commissione ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per non aver rispettato gli obblighi Ue sull’omologazione dei veicoli di Fiat Chrysler. In base alla legislazione europea, spetta alle autorità nazionali verificare che un tipo di automobile soddisfi tutte le norme europee “prima che le singole auto possano essere vendute sul mercato unico”. Qualora un costruttore di automobili violi gli obblighi normativi, le autorità nazionali devono adottare misure correttive (come ordinare un richiamo) e applicare sanzioni. Nel mirino ci sono i software per il controllo delle emissioni inquinanti montato sulle 500X.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio è stato in contatto ieri con la Commissaria per il mercato interno Elzbieta Bienkowska, telefonicamente e attraverso comunicazioni scritte, sottolineando di non condividere i presupposti su cui è stata proposto alla Commissione di avviare la procedura d’infrazione.

Delrio – si legge in una nota del ministero – afferma anche che le spiegazioni fornite in Commissione di mediazione hanno evidenziato il corretto comportamento dell’Autorità di omologazione e i miglioramenti prodotti autonomamente da Fca sui propri veicoli, pur in assenza di dispositivi illegali.

Con la procedura avviata oggi, la Commissione chiede formalmente all’Italia di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa ” l’insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica – e quindi alla legittimità – dell’impianto di manipolazione usato e di chiarire se l’Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo Fca in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili”.

La lettera di costituzione in mora è la prima fase della procedura d’infrazione e fa parte del dialogo della Commissione con le autorità italiane con lo scopo “di chiarire i fatti e di trovare una soluzione ai problemi individuati dalla Commissione”. L’Italia ha ora due mesi a disposizione per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione, in caso contrario la Commissione può decidere di inviare un parere motivato.

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