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Fca chiude l’era Marchionne senza debiti, ma paga lo scotto dei dazi

Imagoeconomica

Titolo piatto alla notizia della scomparsa di Sergio Marchionne. Poi, dopo l’annuncio della revisione al ribasso delle stime sui ricavi netti e sull’ebitda adjusted del Lingotto per la fine dell’anno, si è scatenata sui mercati la pioggia delle vendite: il titolo, sospeso quando la perdita ha superato il 9,3%, ha proseguito sulla china discendente fino ad un minimo di giornata di 14,6 euro, l’11,6%  in meno rispetto ai prezzi della vigilia.

Un colpo da KO, insomma, che rende ancor più drammatico il cambio della guardia: non è che la revisione della guidance, prova a chiedere un analista, segna una prima discontinuità nella gestione. “Sono sicuro – replica Richard Palmer il direttore finanziario che siede al fianco di Mike Manley – che anche Sergio Marchionne avrebbe abbassato la guidance. Lui stesso aveva già previsto che il secondo trimestre sarebbe stato duro ed era cosciente della necessità di una revisione della guidance per l’intero anno”.

Non meno deciso Mike Manley: “gli obiettivi indicati nel business plan – dice – restano validi”. “Fca – spiega alla conclusione della conference call – è nelle condizioni per continuare ad essere una società solida ed indipendente”.  Le voci su eventuali merger con partner asiatici (vedi Hyunday) o Usa non sono destinate a condizionare la mission fissata dal gruppo. “Possiamo avviare collaborazioni sulle componenti, ma siamo focalizzati sull’indipendenza e sull’attuazione del piano industriale 2018-2022, presentato lo scorso giugno. Più che sulle novità dei modelli e dei brand quel che conta è l’execution. Tutto ruota attorno all’esecuzione, e noi siamo incredibilmente focalizzati su questo”.

Belle parole che non annullano la realtà delle sorprese negative che hanno oscurato il fatto che, per la prima volta, il gruppo Fca riporta una liquidità netta industriale pari a 0,5 miliardi di euro, in miglioramento di 1,8 miliardi di euro rispetto a fine marzo 2018 mentre cresce ancora la liquidità in cassa a 21,1 miliardi di euro.  E’stato confermato l’utile netto adjusted a fine anno.  Ma, complice il calo delle vendite in Cina e l’andamento negativo in Europa (Italia in testa), il gruppo ha dovuto rivedere al ribasso le stime su ricavi e guadagni, nonché sulla generazione di cassa, per l’anno in corso: In particolare:

  • Il gruppo automobilistico per il 2018 si aspetta ora ricavi netti tra 115 e 118 miliardi di euro (contro 125 di fine marzo), un ebit adjusted tra 7,4 e 8 miliardi di euro (contro 8,7) con un utile netto adjusted (confermato) di circa 5 miliardi. La liquidità netta industriale è attesa intorno a circa 3 miliardi di euro, contro una precedente stima di circa 4 miliardi di euro.
  • Nel secondo trimestre, l’utile netto adjusted è stato pari a 981 milioni di euro, in calo del 9% (stabile a parità di cambi di conversione) e un utile netto a 754 milioni di euro in diminuzione del 35% (-26% a parità di cambi di conversione) su un fatturato di 29 miliardi (+4% nel periodo).
  • Le consegne globali complessive di Fca sono state pari a 1.301.000 veicoli, in crescita del 6% grazie soprattutto alla crescita nell’area Nafta e in America Latina (+68% a 101milioni), resa possibile anche da un modesto calo dei margini (da 8,4 a 8%).
  • Il dato più allarmante riguarda l’Asia, scivolata in rosso (98 milioni) dopo l’imposizione dei dazi in Cina su Maserati.
  • Profitti in discesa anche in Europa, scesi a soli 188 milioni (-6%) a fronte della caduta delle vendite. Un dato che serve a spiegare la mancata promozione di Alfredo Altavilla, dimissionario dopo la nomina di Manley a numero uno. “Con Alfredo – ha detto il ceo, già responsabile di Jeep e Ram – ho collaborato per dieci anni e gli auguro la miglior fortuna. A breve termine troveremo un successore.
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