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Ergastolo ostativo, rinvio riforma Cartabia, Covid e stretta sui rave party: ok al decreto unico del primo Cdm

Imagoeconomica

Giustizia, sanità e sicurezza: si entra nel vivo dei provvedimenti. Il Consiglio dei ministri, il primo operativo del nuovo Governo, ha approvato un nuovo decreto unico con norme urgenti e corpose in materia di giustizia (rinvio dell’entrata in vigore della riforma penale e ergastolo ostativo su cui incombe la seduta della Consulta prevista il prossimo 8 novembre), Covid, con l’anticipo della fine dell’obbligo di vaccino per i sanitari ma resta l’obbligo di mascherine negli ospedali e nelle Rsa. Tra la pila dei dossier anche la stretta sui raduni pubblici come i rave party, mentre il caro bollette sarà affrontato in un altro momento, forse già il prossimo 4 novembre come ha spiegato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni in conferenza stampa.

“Abbiamo proceduto ad approvare un primo decreto che secondo me è molto importante. Personalmente, per me, è a tratti simbolico”. Così la presidente del Consiglio ha presentato il nuovo decreto in conferenza stampa subito dopo il Cdm.

Confermato l’ergastolo ostativo, ma l’ultima parola spetta alla Consulta

L’ergastolo ostativo – conosciuto come “fine pena mai” – è una modifica dell’ordinamento carcerario introdotta dopo gli attentati mafiosi contro i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992. Uno strumento chiave per il contrasto alla criminalità organizzata e dunque assolutamente da mantenere, secondo il nuovo presidente del Consiglio. “Per rispetto al lavoro fatto dal Parlamento abbiamo deciso di prendere la norma così come votata alla Camera e inserita nel decreto, per dare tempo al nuovo Parlamento per convertirla o ragionare sui miglioramenti”, ha detto Meloni in conferenza stampa.

Secondo tale modifica i condannati all’ergastolo per i reati previsti dall’articolo 416-bis del codice penale – quindi mafia, terrorismo e attività eversive – possono accedere a “benefici penitenziari” – riduzioni della pena, permessi di lavoro e permessi premio – “anche in assenza di collaborazione con la giustizia”, ma solo se adempie ad alcune specifiche condizioni. In particolare, dovrà dimostrare di aver “adempiuto alle obbligazioni civili e agli obblighi di riparazione pecuniaria conseguenti alla condanna” o dimostrare “l’assoluta impossibilità di tale adempimento” allegando “elementi specifici, diversi e ulteriori rispetto alla regolare condotta carceraria, alla partecipazione del detenuto al percorso rieducativo” e non avere più collegamenti con le proprie organizzazioni, anche indirettamente o tramite persone terze, e di non essere a rischio di ripristinare questi collegamenti.

Il decreto approvato prevede anche che le persone condannate all’ergastolo non possano accedere ai benefici penitenziari prima di aver scontato almeno 30 anni di pena in carcere. In caso di condanne inferiori all’ergastolo, andranno scontati comunque due terzi della pena.

L’argomento è stato per molto tempo al centro del dibattito italiano in tema di giustizia. Una sentenza della Corte Costituzionale, lo scorso maggio 2021, ha rilevato che la norma entrerebbe in contrasto con due articoli della Costituzione (il 3 e il 27), ovvero quelli che prevedono che la legge sia uguale per tutti e che il fine della carcerazione debba essere rieducativo. L’ergastolo ostativo creerebbe, dunque, delle differenze tra i detenuti condannati alla stessa pena, l’ergastolo, ma per la quale è possibile accedere a benefici penitenziari, tra cui la liberazione anticipata dopo 26 anni di pena espiata in carcere con un comportamento tale da evidenziare il ravvedimento.

L’ultima parola però spetterà alla Corte Costituzionale che farà le sue valutazioni sul nuovo decreto legge nell’udienza prevista per il prossimo 8 novembre.

La riforma Cartabia: spostata al 30 dicembre l’entrata in vigore

Slitta al 30 dicembre 2022 l’entrata in vigore del decreto legislativo di riforma del processo penale, originariamente prevista per il 1° novembre, volta a ridurre i tempi dei procedimenti e a modernizzare il sistema giudiziario italiano con una forte spinta alla digitalizzazione.

“Il prossimo 2 novembre, sarebbe entrata in vigora la riforma Cartabia”, ha ricordato la premier aggiungendo che “gli uffici giudiziari non sono pronti ad adempiere e questo rischiava di produrre la paralisi di sistema giudiziario”. Lo slittamento è stato disposto, come è stato spiegato anche in conferenza stampa, per garantire l’impatto ottimale della riforma sull’organizzazione degli uffici giudiziari, accogliendo anche la richiesta di 26 procuratori generali che, in una lettera al nuovo ministro della Giustizia Carlo Nordio, avevano messo in evidenza i problemi e le difficoltà interpretative delle norme. La richiesta si basa sulla necessità di ottenere un periodo transitorio in cui capire se e come applicare le novità introdotte non solo ai procedimenti che partiranno da domani in poi, ma soprattutto a quelli già in corso.

“Ci siamo presi due mesi per offrire più tempo ai nostri uffici giudiziari ad attarsi alla rinforma del processo penale”, ma il rinvio, ha chiarito la premier, “rispetta comunque le scadenze del PNRR, che prevede che la riforma sia attuata entro la fine dell’anno”.

Covid, dal 1° novembre stop all’obbligo vaccinale per sanitari ma restano le mascherine negli ospedali e Rsa

L’articolo 6 del decreto-legge anticipa dal 31 dicembre al 1° novembre 2022 la scadenza dell’obbligo per il personale sanitario di vaccinarsi contro il Covid-19. Inoltre, è stato previsto un reintegro progressivo del personale sanitario non vaccinato, al fine di contrastare la grave carenza di personale sanitario che si registra sul territorio, come ha sottolineato la premier.

Contrariamente alle notizie sulla “discontinuità” con il Governo precedente in tema di Covid circolate fino a oggi, il nuovo Governo ha scelto di mantenere l’obbligo di mascherine negli ospedali e nelle Rsa: dovranno continuare a indossarle medici, infermieri e anche i visitatori.

Stretta sui rave party: reclusione, multe e confische

Giro di vite ai rave party illegali: reclusione da 3 a 6 anni (attualmente era di 2 anni), multe da 1.000 a 10.000 euro e si procede d’ufficio “se il fatto è commesso da più di 50 persone allo scopo di organizzare un raduno dal quale possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica”. In caso di condanna, “è sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e di quelle utilizzate per realizzare le finalità dell’occupazione”.

“Abbiamo scelto di introdurre un reato nuovo e diverso per evitare che si inserisse tra i reati contro il patrimonio e non per l’incolumità pubblica”, ha spiegato Meloni.

Un tema particolarmente attuale dopo il rave party organizzato a Modena e interrotto con intervento delle forze dell’ordine.

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Categories: Politica