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Eni: conti deboli, ma conferma del dividendo

L’incertezza regna sovrana sui mercati finanziari, che non nutrono grande fiducia sui risultati del G20 che ha preso il via a Shanghai. Ma, pur tra mille difficoltà, i listini continuano il recupero dal tonfo di inizio anno.

Ieri, complice il rimbalzo finale dei prezzi del petrolio (Wti a 33,02 dollari, più 92 cents), le Borse Usa hanno chiuso in terreno largamente positivo: Dow Jones +1,29%, S&P 500 +1,13% (maggior rialzo in una sola seduta da inizio gennaio). Nasdaq +0,87%. Nelle ultime nove sedute l’indice S&P ha recuperato il 6 %, ma accusa ancora un ribasso del 5% rispetto ad inizio anno.

L’accelerazione del greggio è arrivata dopo le dichiarazioni del ministro del Petrolio del Venezuela sull’imminente apertura di una conferenza tra paesi produttori: obiettivo del summit sarà la stabilizzazione del mercato. 

A mettersi in luce sul mercato azionario sono state soprattutto le aziende dei beni d’investimento, in rally nel giorno della pubblicazione di un dato molto sopra le attese relativo alla raccolta di ordine di beni durevoli.

LA CINA GARANTISCE: NON ANDREMO IN RECESSIONE

Listini positivi anche in Asia. La Borsa di Shanghai recupera qualche posizione dopo il tonfo di ieri (-6,4%). Tokyo, dopo un avvio ruspante (+2,1%) frena la corsa ma mantiene un guadagno di un punto percentuale.

Il governatore della banca centrale, Zhou Xiaochuan, ricevendo gli ospiti ha ribadito che la Cina ha ancora in mano gli strumenti per evitare recessione e svalutazione dello yuan, stamane ancora in discesa (-0,03% al fixing). Tra le armi improprie figura la censura: un giornalista, rivela il New York Times, è stato multato per 23 mila dollari per aver rivelato che una finanziaria aveva suggerito ai clienti più importanti di alleggerire le posizioni.

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble, parlando in Cina, ha messo in guardia le autorità sui rischi di una guerra delle valute, ennesimo segnale del deterioramento della situazione. Il problema è particolarmente sentito in Giappone, dove lo yen continua la sua corsa (+5% dal 29 gennaio), nonostante la decisione di introdurre i tassi negativi. Pesa l’ennesimo calo dell’inflazione, piombata a livello zero da +0,2% di fine anno.

EUROPA IN RALLY, OGGI SI TENTA IL BIS

Ieri è stata una giornata di recuperi per le Borse europee, nonostante l’avvio incerto dei prezzi petroliferi. Guidano il recupero Madrid (+2,5%) e Milano (+2,3%), davanti a Parigi (+2,1%) e Francoforte (+1,7%). Una nota parte la merita Londra (+2,54%): i guadagni azionari sono sostenuti dalla sterlina in costante calo dopo l’annuncio del referendum sul Brexit: la valuta britannica è sotto 1,40 sul dollaro come non accadeva dal 2009.

I Futures sui listini anticipano una partenza al rialzo: Londra +42 pb, Parigi +32, Francoforte +80.

Si alzano i toni in attesa del direttorio della Bce del 10 marzo. Il calo dell’inflazione attesa (l’inflation swap a 10 anni è sceso ieri sotto l’1%) impone a Mario Draghi l’obbligo di un nuovo allentamento monetario. Ma i “falchi” alzano il tiro, sostenuti dal sentiment del Parlamento tedesco: il Bundestag si è pronunciato ieri contro l’istituzione della garanzia unica sui depositi.

IN ASTA IL NUOVO BTP 10. I BOT A SEI MESI ANCORA NEGATIVI

Le tensioni non hanno impedito l’esito positivo dell’asta Bot: 6,25 miliardi di titoli a sei mesi sono stati collocati al tasso medio di -0,042%, ancora in territorio negativo seppur in risalita rispetto al -0,08% di fine gennaio.

L’appuntamento chiave della settimana resta comunque il collocamento a medio-lungo di oggi, con un’offerta fino a 8,25 miliardi concentrata soprattutto sul nuovo decennale in asta per 3,5/4 miliardi. Il Btp giugno 2026 cedola 1,60% è indicato sul mercato grigio di Mts a un rendimento in area 1,55%.

ENI, CONTI DEBOLI MA CONFERMATO IL DIVIDENDO

Peggio del previsto i conti i Eni (ieri +2,6%).  Il 2015 si è chiuso con un calo dell’utile operativo adjusted su base standalone di 4,1 miliardi (- 64% rispetto al 2014) e un risultato netto adjusted di 340 milioni, in calo del 91% rispetto all’anno precedente con una perdita di circa 700 milioni non su base standalone. Il 2015 si chiude con una perdita netta di gruppo di 8,82 miliardi da un utile di 1,29 miliardi dello scorso anno. Nel quarto trimestre il risultato operativo adjusted segna un calo dello 0,64% a 860 milioni e il risultato netto adjusted mostra una perdita di 200 milioni. Il rosso complessivo di gruppo nel trimestre è di 8,46 miliardi. I risultati sono inferiori al consensus. In forte crescita, tuttavia, la produzione di idrocarburi che ha registrato un balzo del 10%. Il titolo vola in Borsa e alle 10,10 sale del 4,3% a 12,61 euro. Eni inoltre ha comunicato di aver perforato un nuovo pozzo in Egitto ( “Nidoco North 1X”) da cui si attende una produzione di 45.000 barili entro fine marzo (60.000 entro metà 2016.

Il cane a sei zampe ha però confermato il dividendo a 0,80 euro (di cui 0,40 già versato a settembre a titolo di acconto). Il dividend yield è pari al 6,7%. 

L’ad Claudio Descalzi ha sottolineato che “ i piani di efficientamento e di razionalizzazione delle spese hanno fatto registrare risultati migliori delle attese, tanto da consentire l’autofinanziamento dei capex 2015 in uno scenario di circa 50 $/bl, 13 $/bl in meno rispetto alle aspettative di un anno fa. Queste azioni di efficienza non hanno compromesso, né nel breve, né nel medio termine, la crescita di Eni, che anzi è stata eccezionale e distintiva nel mercato. Nel settore E&P la produzione è cresciuta del 10% e sia le riserve esplorative che le riserve certe hanno fatto registrare crescite elevate, a dimostrazione della qualità del nostro portafoglio”.

Deboli Tenaris (+0,1%) e Saipem (-1,4%) che hanno annunciato ieri risultati inferiori alle attese e hanno di fronte scenari difficili. 

A Wall Street i petroliferi, ed in generale le società del settore energia, si sono mossi poco, Chevron è stata la peggiore blue chip con un rialzo dello 0,1%. L’accelerazione del greggio è arrivata dopo le dichiarazioni del ministro del Petrolio del Venezuela sull’imminente apertura di una conferenza tra paesi produttori: obiettivo del summit sarà la stabilizzazione del mercato. 

Halliburton ha chiuso in lieve ribasso dopo aver annunciato un taglio dell’8% della sua forza lavoro, 5.000 in meno dopo i 4000 comunicati in occasione della presentazione dei dati del trimestre. 

Tra le utilities elettriche bene Enel (+2,7%). Gli analisti di SocGen hanno confermato il giudizio Buy, pur tagliando il target price a 4,15 euro dai 4,8 euro precedenti. Terna +2,6%, Snam+1,8%. 

BANCHE IN RIPRESA. LLOYD FA BOOM +13%

A trainare il rialzo in tutta Europa sono state le banche, galvanizzate dai buoni risultati dell’inglese Lloyd Banking Group che ha suggellato la seduta con un balzo del 13%. L’indice Stoxx europeo del settore è salito del 3,2%. Lo stoxx italiano sale solo dell’1,76%.

Pesa il pressing della Bundesbank per introdurre limiti sul possesso di titoli di Stato alle banche dei vari Paesi. Se passasse la proposta, spiega una ricerca di Bernstein, le prime 27 banche europee (specie quelle italiane e spagnole) dovrebbero cedere titoli per 360 miliardi. Secondo lo studio l’obbligo comporterebbe un calo dei profitti del 5% per Unicredit, del 3% per Intesa e del 2% per il Banco de Santander.

A Milano Unicredit è salita ieri del 2,3%, Intesa +1,7%. Fra le banche popolari, Pop.Emilia +2,4%, Ubi +2,4%. Più modesta la performance di Monte Paschi +0,5%.

Chiude in ribasso Banco Popolare (-1,9%). Procedono intanto i lavori per la fusione con Bpm. Restano da sciogliere gli ultimi nodi, con particolare riguardo al tema capitale e gestione crediti deteriorati. A fine 2015 i crediti deteriorati lordi di Banco Popolare ammontano a 20,6 miliardi con una copertura complessiva del 31,9% e quelli di Bpm a circa 6 miliardi con una copertura del 39,6%.

Giornata positiva per Generali (+2%), anche per l’effetto traino dei conti di Axa (+2,7%). I risultati della compagnia del Leone in Italia, nel 2015, sono stati molto positivi, lo ha detto ieri Philippe Donnet, l’amministratore delegato dell’area Italia, nel corso della convention degli agenti Alleanza tenutasi Genova. Donnet ha parlato di una raccolta superiore ai 4,5 miliardi di euro, la nuova produzione ha raggiunto livelli storici a oltre due miliardi di euro, con buoni risultati sia nel ramo Vita che nel ramo Danni.

TELECOM SUPERSTAR GRAZIE ALL’ARGENTINA

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In tutta Europa , in coincidenza con i conti di Deutsche Telekom, si sono mossi bene i titoli delle tlc. Telecom Italia ha messo a segno un rialzo del 4,2%. L’’Authority delle telecomunicazioni argentina la settimana prossima potrebbe dare il via libera all’acquisizione da parte di Fintech del controllo su Telecom Argentina dopo che lo scorso ottobre aveva invece espresso un parere contrario sotto la pressione dell’ex presidente Cristuna Kirchner.

Nel novembre 2013 Telecom aveva già stipulato gli accordi per il trasferimento delle sue quote (detenute indirettamente attraverso delle holding), valorizzate 960 milioni di dollari. Parte di questo ammontare è già stato incassato, si stima che l’introito residuo debba valere circa 380 milioni di dollari. 

Intanto la società di investimenti LetterOne, controllata dal miliardario russo Mikhail Fridman, ha annunciato di non poter proseguire con il piano per agevolare una fusione tra le brasiliane Oi e TIM Participações, dal momento che la controllata di Telecom Italia ha comunicato di non voler approfondire i negoziati.

In grande spolvero Mediaset (+5,2%) dopo il calo di ieri e sulla scia dei risultati di Mediaset Espana, che questa mattina ha annunciato che destinerà il 100% dell’utile al dividendo.

RIPARTE FCA. SI RIPARLA DI UN ASSE CON PEUGEOT

Fiat Chrysler rimbalza del 4,1% spinta anche Fiat dalle dichiarazioni rilasciate ieri dal numero uno di Peugeot Carlos Tavares: “Se ci sarà l’opportunità, siamo aperti a discussioni con altri costruttori”. Di una possibile intesa tra Fca e la casa parigina si parla da tempo, ista la complementarietà geografica delle zone di influenza: il gruppo italo-americano è forte nelle due Americhe, Peugeot in Cina e nell’area mediorientale (vedi Iran). Cnh Industrial +4,6%. 

Da segnalare Prysmian: +3,6% dopo avere annunciato i risultati del 2015, chiuso con un utile netto adjusted in crescita dell’86,2%. L’Ebitda adjusted sale del 22,6% nella parta alta della guidance. Il dividendo è stabile a 0,42 euro per azione. Kepler-Cheuvreux ha ribadito il giudizio Buy. Target price abbassato a 22 euro da 23 .

StM +1,6%: Moody’s ha tagliato il rating a ‘junk’ (spazzatura), portandolo a ‘Ba1’ da ‘Baa3’, con outlook stabile.

Da segnalare il balzo dI Prelios: +29% dopo la conferma di una cordata interessata a rilevare il 21%. Acquisti anche per Tamburi che sale del 6%.

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