Uno dei primi grandi scioperi dell’era dell’intelligenza artificiale è iniziato in Corea del Sud. The lavoratori di Hyundai Motor hanno incrociato le braccia lunedì 13 luglio per una protesta parziale di tre giorni, dopo il fallimento delle trattative sul rinnovo contrattuale. Ma questa volta il confronto non si gioca soltanto su salari, bonus e pensioni: in fabbrica entra anche il tema dei robot umanoidi.
Al centro della vertenza c’è Atlas, il robot sviluppato da Boston Dynamics, di cui gruppo sudcoreano è il principale azionista, destinato a debuttare negli stabilimenti Hyundai negli Stati Uniti dal 2028. Per i sindacati, il punto non è fermare l’innovazione, ma impedire che venga imposta senza tutele. I lavoratori chiedono che l’introduzione di robot e sistemi di intelligenza artificiale sia preceduta da una trattativa formale e accompagnata da garanzie precise su occupazione, redditi e condizioni di lavoro. La protesta diventa così un banco di prova su chi debba governare tempi, modalità e conseguenze sociali dell’automazione.
Le tensioni si riflettono anche in Borsa. Il titolo Hyundai Motor cede intorno al 3%, con le azioni in calo a 441.000 won e una flessione di 16.500 won.
Sciopero Hyundai, produzione ridotta fino al 15 luglio
La mobilitazione proseguirà fino a mercoledì 15 luglio. I lavoratori dei turni diurni e notturni interromperanno la produzione per due ore ciascuno, determinando complessivamente quattro ore di fermo al giorno. Alla protesta partecipano anche alcuni dipendenti delle vendite, della manutenzione e del centro di ricerca e sviluppo di Namyang. Le trattative tra sindacato e azienda erano iniziate a maggio, ma il quinto incontro, concluso l’8 luglio, non ha prodotto un accordo.
Over 86% degli iscritti al sindacato, che rappresenta circa 40.000 dipendenti, aveva votato a favore dello sciopero. Al termine dei tre giorni di mobilitazione, le rappresentanze dei lavoratori dovranno decidere se proseguire con nuove iniziative.
Una nuova protesta arriva quindi nel paese asiatico dopo una vertenza che nei mesi precedenti aveva coinvolto Samsung Electronics, dove lo sciopero era stato sospeso in seguito a un accordo preliminare su salari e bonus. Ora il confronto si sposta nel settore automobilistico e assume un significato più ampio, perché mette direttamente in discussione gli effetti dell’IA sul lavoro industriale.
Bonus, salari e pensioni al centro della trattativa
Il principale nodo economico riguarda il result award. Il sindacato chiede che venga calcolato sulla base del 30% dell’utile netto consolidato dell’anno precedente. I lavoratori reclamano inoltre un aumento della paga base di 149.600 won al mese, l’incremento dei bonus ordinari dal 750% all’800% dello stipendio mensile, l’estensione dell’età pensionabile e il reintegro di alcuni dipendenti licenziati.
Hyundai aveva proposto un aumento salariale di 89.000 won, un premio una tantum pari al 350% dello stipendio mensile, altri 10 milioni di won e l’assegnazione di 15 azioni del gruppo. Il sindacato ha respinto l’offerta, considerandola insufficiente.
A rafforzare le rivendicazioni hanno contribuito i maxi bonus riconosciuti da grandi gruppi sudcoreani dei semiconduttori come Samsung Electronics e SK Hynix, sostenuti dalla crescita degli utili legata al boom dell’intelligenza artificiale.
Il caso Atlas apre il fronte occupazionale
Hyundai prevede di utilizzare i primi robot Atlas nello stabilimento statunitense della Georgia a partire dal 2028. In una fase iniziale, gli umanoidi saranno impiegati nella preparazione e nella sequenza dei componenti destinati alla produzione. Entro il 2030 il loro utilizzo potrebbe estendersi alle attività di assemblaggio. In seguito, i robot potrebbero svolgere anche mansioni più complesse, comprese quelle che richiedono il sollevamento di carichi pesanti o movimenti ripetitivi. Il gruppo sostiene che Atlas potrà ridurre i rischi e lo sforzo fisico per gli operai. Hyundai ha inoltre assicurato che continueranno a essere necessari lavoratori per addestrare, controllare e manutenere le macchine.
Il sindacato teme però che l’automazione possa ridurre gli organici o le ore lavorate, con conseguenze dirette sugli stipendi. Per questo chiede una negoziazione preventiva e garanzie formali prima dell’introduzione dei robot nelle fabbriche.
Più che un vero e proprio “sciopero contro i robot”, la protesta Hyundai è quindi uno dei primi grandi conflitti sul modo in cui l’intelligenza artificiale entrerà nel lavoro industriale. I dipendenti non contestano necessariamente l’innovazione, ma rivendicano il diritto di negoziarne tempi, modalità e conseguenze occupazionali, prima che il costo della trasformazione ricada interamente sui lavoratori.
Quanto può costare lo sciopero a Hyundai
La protesta rischia di avere effetti pesanti sulla produzione. Secondo le stime riportate dalla stampa sudcoreana, ogni ora di sciopero potrebbe provocare perdite superiori a 18,7 miliardi di won, pari a circa 10,9 milioni di euro. Una precedente mobilitazione di 16 ore aveva ridotto la produzione di circa 7.000 veicoli, con mancati ricavi superiori a 300 miliardi di won, circa 175 milioni di euro. Per lo sciopero in corso sono state ipotizzate perdite complessive vicine ai 200 miliardi di won. L’impatto potenziale è amplificato dal peso della Corea del Sud nella rete produttiva del gruppo. Quasi la metà delle vendite mondiali di Hyundai dipende dagli stabilimenti nazionali e ogni anno più di un milione di automobili prodotte nel Paese viene destinato all’esportazione.
Il responsabile della produzione interna, Choi Yeong-il, ha espresso “profondo rammarico” per la protesta, sostenendo che l’interruzione delle linee arrivi in una fase in cui Hyundai punta sui nuovi modelli del secondo semestre per migliorare i risultati economici. L’azienda ha inoltre escluso nuove concessioni e ha chiarito che non intende compensare le ore perse durante lo sciopero. Il confronto resta quindi aperto e potrebbe diventare un precedente per l’intera industria automobilistica mondiale.
