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Elezioni Usa, fake news e sindrome del complotto

NY Times

Senza andare troppo indietro nella storia. Che l’allunaggio del 1969 fosse su docufilm girato da Stanley Kubrik in un teatro di possa o che l’11 settembre il Pentagono non sia mai stato colpito da un aereo suicida, sono state fino a poco tempo fa le teorie cospirative più in voga.

Ma con la polarizzazione della vita politica americana, l’arrivo della pandemia e le echo chambers dei social media a tutto vapore, le teorie cospirative sono spuntate come i funghi dopo un giorno di pioggia.

C’è addirittura il QAnon, un movimento di cui si ignora l’origine, che sta prendendo la rilevanza politica che un tempo, tra le fila repubblicane, aveva il Tea Party. Sulla base di una piattaforma puramente e radicalmente complottista sta mandando dei propri rappresentanti al Congresso.

È questo un fenomeno che non si può liquidare come il prodotto dell’eccezionalismo americano o come una manifestazione folclorista di un gruppo di personalità deviate.

C’è di che preoccuparsi, un po’ perché come ci insegnano i pensatori francofortesi e come ci ha mostrato il cinema degli anni 70 c’è molta violenza nel tessuto connettivo della società americana e nella sua stessa composizione sociale.

Attenzione!

Pensiamo anche al ruolo che le teorie complottiste ebbero nel sorgere e nel consolidarsi dei regimi autoritari degli anni 20 e 30. Un grande pensatore della modernità, Theodor Adorno, nell’immediato secondo dopoguerra coordinò un gruppo di ricerca che doveva identificare un nuova specie antropologica, la personalità autoritaria e delineare il suo ruolo nella vita politica e sociale. Ne uscì uno studio monumentale di psicologia sociale che mostrò che le credenze irrazionali sono il viatico all’autoritarismo.

In questi giorni negli Stati Uniti è uscita una ricerca di un gruppo di psicologi della Emory University (Atlanta, Georgia) che si prefigge di profilare i tratti della personalità incline alle teorie complottiste. Di questo lavoro si è occupato Benedict Carey, reporter scientifico del New York Times, che gli ha dedicato un interessante pezzo sul quotidiano di New York dal titolo A Theory About Conspiracy Theories.

Abbiamo tradotto e adattato l’intervento di Carey.

“Se non credi che qualcuno stia cospirando contro di te, allora non stai prestando attenzione”! Questa scritta è su un adesivo incollato a molti paraurti di Pick-up di cittadini americani.

Siamo al 50%

Più di un americano su tre ritiene che il governo cinese abbia costruito il coronavirus come arma chimica, e un altro terzo è convinto che i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) abbia esagerato la minaccia del COVID-19 per danneggiare il presidente Donald Trump.

Non si sa se questi numeri, presi da un sondaggio pubblicato il 21 settembre 2020 dall’Annenberg Center for Public Policy dell’Università della Pennsylvania, si ridurranno con il contenimento del virus.

Tuttavia, i dati mostrano un momento in cui un particolare tipo di teoria complottista sta diventando popolare, cioè la convinzione che la “storia ufficiale” sia in realtà una grande menzogna propagata a beneficio di interessi oscuri e potenti.

Alle estremità della teoria della “Grande Menzogna” ci sono organizzazioni, come il QAnon, che vedono ovunque cospirazioni di cannibali satanici e di pedofili, travestiti da leader aziendali e da persone famose (provenienti da storie di rapimenti alieni e di fantascienza). E, in questo anno di peste, vedono anche scienziati e governi malvagi che cospirano per usare il COVID-19 per i loro scopi oscuri.

Si stima che numero di americani che credono veramente in almeno una delle fantasiose teorie della cospirazione si aggiri intorno al 50 per cento, ma questa cifra potrebbe essere più alta (c’è un adesivo da paraurti molto diffuso che dice: “se non credi che qualcuno stia cospirando contro di te, allora non stai prestando attenzione”).

Tuttavia, gli psicologi non riescono ancora a individuare bene il profilo di persone che danno adito alle teorie della Grande Menzogna, soprattutto a quelle versioni che sembrano tratte da un film dell’orrore.

I primi profili

Nell’analisi più approfondita finora condotta su persone inclini a credere alle cospirazioni, un team di ricerca di Atlanta ha delineato diversi profili di personalità che risultano piuttosto chiari. Uno è già noto: è il tipo impulsivo e assertivo che ama collezionare torti e ingiustizia e non vede l’ora di smascherare l’ingenuità dei propri simili piuttosto che la propria.

Un altro tipo è, invece, meno noto. Si tratta di una figura più solitaria e irrequieta, indifferente e lunatica. Una categoria che potrebbe comprende molte persone anziane che vivono da sole. L’analisi ha riscontato anche, nelle sue forme estreme, un elemento di vera e propria patologia, cioè un “disturbo della personalità”, secondo il gergo psichiatrico.

“Con tutti i cambiamenti che stanno avvenendo in politica, con la polarizzazione e la mancanza di rispetto, le teorie della cospirazione stanno attecchendo più che mai nel pensiero e nel comportamento delle persone”, ha detto Shauna Bowes, la psicologa della Emory University che ha guidato il team di studio. “Siccome non c’era consenso sulle basi psicologiche delle teorie cospirative, con questo documento abbiamo cercato di affrontare la questione”.

Precedenti nella storia

Naturalmente, le teorie cospirative sono antiche quanto l’umanità e, secondo alcuni scienziati, in tempi in cui le comunità erano piccole e vulnerabili, difendersi dalle cospirazioni nascoste era probabilmente una questione di sopravvivenza.

Nell’era moderna, studiosi come Theodor Adorno e Richard Hofstadter hanno identificato nelle credenze irrazionali e nella paranoia elementi centrali dell’affermarsi di movimenti e leader autoritari.

Gli psicologi hanno iniziato a prendere sul serio questo problema solo nell’ultimo decennio e le loro scoperte sono state graduali e generalmente in linea con il senso comune.

Spesso le persone abbracciano le teorie cospirative come balsamo per lenire un profondo rancore. Queste teorie offrono una sorta di contrappeso psicologico, una sensazione di controllo, una narrazione interna che imprime un senso a un mondo che, dal loro punto di vista, sembra non averne.

Ad esempio, la convinzione che le aziende farmaceutiche inventino le malattie per vendere i loro prodotti può offrire il semplice meccanismo per elaborare una teoria che si basa sull’aria fritta.

L’avvento della pandemia e il suo impatto nella politica polarizzata negli Stati Uniti e in altri Paesi, ha reso urgente una profonda comprensione delle teorie cospirative, poiché le false credenze — come quella che i Centers for Disease Control and Prevention abbiano uno scopo politico, in un modo o nell’altro — possono indurre milioni di persone a ignorare i consigli degli specialisti di salute pubblica.

La perdita della cognizione sulla veridicità dei fatti

“In realtà è una tempesta perfetta nel senso che le teorie si indirizzano verso coloro che hanno paura di ammalarsi e di morire o di infettare qualcun altro”, dice Gordon Pennycook, uno scienziato comportamentale della business school della Regina University, nel Saskatchewan (Canada occidentale). “E queste paure depistano le persone a tal punto da perdere la cognizione sulla veridicità dei contenuti che leggono online.

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Nel nuovo studio, dal titolo Looking Under the Tinfoil Hat (sotto il cappello di carta stagnola) e pubblicato online sul “Journal of Personality”, Bowes e Scott Lilienfeld hanno guidato un team che ha condotto una serie di valutazioni standardizzate della personalità di quasi 2.000 adulti.

Lo studio è stato realizzato in due fasi. Nella prima, il team ha valutato ogni persona del campione in base al suo livello di propensione alle teorie cospirative. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare la probabile veridicità di dichiarazioni generiche come “Alcuni avvistamenti di UFO e di voci sono

pianificati o inscenati per distrarre il pubblico da un effettivo contatto con gli alieni” o “Il governo usa le persone come capri espiatori per nascondere il suo coinvolgimento in attività criminali”.

Ai volontari è stato poi chiesto di fare lo stesso per dichiarazioni su eventi specifici, come “le agenzie americane hanno creato intenzionalmente l’epidemia di AIDS e l’hanno somministrata a uomini di colore e gay negli anni ’70”.

L’alta percentuale di personalità inclini al complottismo

Lo studio include partecipanti reclutati sia online che di persona ad Atlanta. Circa il 60% ha ottenuto un punteggio basso su una ideale scala cospirativa, il che significa che la maggioranza resiste a tali teorie; il restante 40% ha ottenuto un punteggio sopra alla media o ben superiore.

Nella seconda fase, il team di ricerca ha proposto ai partecipanti svariati questionari standard sulla personalità. Uno analizzava tratti generali e abbastanza stabili, come la consapevolezza e la socievolezza; un altro raccoglieva informazioni su stati d’animo come l’ansia e la rabbia; un terzo affrontava gli estremi, come le tendenze narcisistiche.

Per ottenere uno o più profili di personalità, il team di ricerca ha misurato quali aspetti della personalità sono più fortemente correlati con livelli elevati di suscettibilità alle teorie cospirative. I risultati sono stati parimenti rilevanti sia per le associazioni riscontrate quanto per quelle non rilevate.

Per esempio, qualità come la meticolosità, la modestia e l’altruismo hanno poco a che fare con l’inclinazione verso teorie cospirative. Non risulta alcun rapporto apparente con i livelli di rabbia o di sincerità; non c’entra nemmeno l’autostima.

“Sappiamo che i test di personalità non sono molto abili a misurare cose che non capiamo molto bene”, ha detto Bowes. “Il risultato non sarà subito chiaro, soprattutto la prima volta che lo si esamina”

Lo psicotismo

Tra i tratti della personalità strettamente legati alle teorie cospiratorie ci sono alcuni aspetti comuni: presunzione, impulsività, egocentria, mancanza di compassione (il collezionista di ingiustizie troppo sicuro di sé), un alto grado di stato depressivo e di ansia (il tipo lunatico, confinato dalle circostanze o dall’età). Dal questionario dedicato alla valutazione dei disturbi di personalità è emersa un’altra caratteristica, cioè uno schema chiamato “psicotismo”.

Lo psicotismo è una caratteristica fondamentale del cosiddetto disturbo schizotipico di personalità, caratterizzato in parte da “credenze bizzarre e pensiero magico” e da “idee paranoiche”. Nel linguaggio della psichiatria, si tratta di una forma più sottile di psicosi a stadio avanzato, che presenta allucinazioni ricorrenti tipiche della schizofrenia. È un modello di pensiero magico che va ben oltre la superstizione ordinaria, e, in termini sociali, la persona spesso dà l’impressione di essere incoerente, strana, o “diversa”.

Il terreno di cultura del complottismo

Col tempo, potrebbe esserci qualche scienziato o terapeuta che cercherà di fare una diagnosi più accurata sui devoti della Grande menzogna. Per ora, secondo Pennycook, basta sapere che quando la gente è avvilita, è molto più facile che accetti contenuti senza fare molte ricerche sulle loro fonti.

“Di regola, la gente non vuole diffondere contenuti falsi”, precisa. “Ma in un momento come questo, quando le persone sono preoccupate per il virus, titoli come ‘La vitamina C cura il COVID’ o ‘È tutto una menzogna’ tendono a circolare ampiamente. Alla fine, queste cose arrivano allo svitato, che poi le condivide con la sua rete di relazioni con personalità affini”.

Le teorie cospirative sui complotti segreti dei governi non passeranno mai di moda e, a un certo livello, proteggono dalle cospirazioni vere e proprie, ufficiali e non. Per certi versi questo può essere un bene

Benedict Carey è reporter scientifico del New York Times dal 2004. Ha scritto tre libri: How We Learn, sulla scienza cognitiva dell’insegnamento, Poison Most Vial e Island of the Unknowns, che trattano di misteri scientifici per studenti delle scuole superiori.

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