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ELEZIONI USA – F. Andreatta: “Bene Obama, ma vittoria debole” – A. Politi: “Obama non è la manna”

Viva Obama, abbasso Obama: la conferma del presidente Usa alla Casa Bianca è accolta con un sospiro di sollievo in Italia dalla maggior parte degli analisti politici, per il rapporto che Barack Obama ha con l’Europa e per la stima che nutre verso il nostro presidente del Consiglio Mario Monti. Ma fra gli applausi si ode anche qualche fischio. Il meglio deve ancora venire? FIRSTonline ne ha parlato con Alessandro Politi, analista strategico, e con Filippo Andreatta, docente di scienze politiche all’Università di Bologna.

“Romney era una disgrazia – dice Politi – ma Obama è un problema”.

“Un risultato positivo – commenta Andreatta – però si tratta di una vittoria debole”.

FIRSTonline – Obama ha vinto e ora non ha più uno spettro elettorale davanti, perché questo sono i suoi ultimi quattro anni di governo. Parafrasando il presidente Usa: il meglio deve ancora venire?

Politi – Sono contento che non abbia vinto Romney, ma non credo che Obama sia una manna per l’Europa e per l’Italia. Kennedy, Clinton, Obama sono tutti bravi ragazzi democratici alla Casa Bianca che hanno difeso i loro interessi. Io resto convinto che Obama, buon democristiano, sia europeista soprattutto perché, anche con l’aiuto di Monti, sta spremendo le popolazioni. Noi dobbiamo pagare, con soldi veri, i soldi virtuali creati da altri. I debiti americani e quelli delle grandi banche, da Jp Morgan a Unicredit.

Andreatta – La presenza di Obama garantisce attenzione all’Europa e continuità nella politica economica, elementi che si ripercuotono positivamente sull’euro. Possiamo aspettarci una stabilità monetaria nel lungo periodo utile al nostro continente per attrarre investimenti. Certo si tratta di una vittoria “debole”, visto che la Camera è repubblicana e il margine è ancora più risicato della prima volta. Io credo infatti che non abbia tanto vinto Obama, quanto perso Romney. Il Partito repubblicano da anni si sta spostando verso posizioni radicali che lo allontanano dalla società reale. E’ il partito del maschio bianco adulto, ma l’America oggi è molto più complessa. Se il meglio debba ancora venire non lo so. Penso che la crisi economica mondiale potrà essere superata, ma non credo che l’Occidente tornerà alla crescita di un tempo.

FIRSTonline – I primi scogli che il presidente dovrà superare quali sono?

Andreatta – In primo luogo il Fiscal Cliff. Obama si trova in una situazione non facile, con il Congresso diviso. In vista di questa importante scadenza non può pensare di aumentare ancora il deficit, pena la recessione e una perdita di credibilità, con conseguenti rischi sulla leadership mondiale degli Stati Uniti.

Politi – La divisione del Congresso fa capire quanto sia spaccato il Paese, comunque il Senato ha un peso notevole, soprattutto sulle questioni di politica estera. Non penso che il Fiscal Cliff sia un vero problema. Io sento parlare di queste cose da dieci anni e non è mai successo nulla, sarà così anche questa volta. Non vedremo alcun taglio automatico, se ne dimenticheranno semplicemente, in stile italiano. Sul fronte pubblico c’è una sola spesa da tagliare seriamente, quella militare. Ma continueranno a fare quello che hanno fatto fin qui: deprezzeranno il dollaro, creando inflazione e facendo pagare a noi la parcella. Il problema più grosso che ha l’America in questo momento è il debito con la Cina e se la Cina non cresce gli Usa le andranno dietro, a ruota, perché non potranno vendere il loro debito e i loro prodotti.

FIRSTonline – Il presidente Obama vuole rilanciare il manifatturiero. E’ una buona notizia per noi o ci “sottrarrà” la Fiat?

Andreatta – Certo che è una buona notizia e noi dovremmo fare altrettanto. Fiat è una grande azienda multinazionale e se potrà fare nuovi investimenti sarà un bene per tutti, anche per l’Italia.

Politi – Da questo punto di vista noi siamo meglio, abbiamo continuato a produrre manifattura. Certo è ora che gli imprenditori italiani cambino atteggiamento e abbiano più coraggio. Hanno accumulato10 anni di profitti senza fare investimenti e ora si lamentano, ma molta burocrazia, molte leggi e leggine sono farina del loro sacco. In Italia c’è un difetto di competitività di sistema, da Marchionne in giù. Per quanto riguarda gli Usa, dubito che punteranno davvero sull’industria, mettendo un freno a una finanza senza controllo, anche se proprio in questo risiede il problema dell’economia mondiale.

FIRSTonline – Sul fronte mediorientale Obama è il giusto interlocutore?

Andreatta – Obama ha avuto un approccio col Medio Oriente poco spettacolare, ma efficace, quindi credo sia bene continui sul solco tracciato. Questo è il suo secondo mandato, non deve più essere rieletto, quindi potrà essere probabilmente più incisivo. Nella sua squadra ci saranno cambiamenti importanti e uno di questi è Hillary Clinton, che ha fatto molto bene. Capiremo di più alla luce delle sue prossime scelte.

FIRSTonline – La vittoria di Barak Obama e una legge elettorale italiana come quella uscita ieri dalla commissione senato spianano la strada a un Monti bis?

Andreatta – Non lo so, magari, Monti gode di grande credibilità internazionale e questo significa molto, anche in termini economici, per il nostro debito. Una cosa però è un governo tecnico, altra cosa è un governo sostenuto da una maggioranza traballante. Insomma non è una prospettiva scontata e comunque un Monti bis potrebbe non avere la stessa forza.

Politi – Questo sbarramento al 42,5% per il premio di maggioranza è un flagello. Mi fa pensare soprattutto che il Pd abbia paura di governare.

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