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Doppio verdetto per Fonsai e Impregilo: il Tar ferma Palladio e il giudice frena Gavio

IL TAR DEL LAZIO HA DETTO NO A PALLADIO E SATOR. OGGI UNIPOL E FONSAI ATTENDONO L’OK DI CONSOB

La seconda sezione del Tar del Lazio ha bocciato le richieste di Sator e Palladio che chiedevano la sospensione del provvedimento con cui l’Isvap ha autorizzato Finsoe e Unipol all’acquisto del controllo di Premafin e le sue controllate. Il tribunale amministrativo ha stabilito che non esistono fondati motivi per sospendere l’operazione fino a che non vengano rimossi gli eventuali vizi di procedura.

Unipol vince così il primo round dela settimana che potrebbe essere decisiva per le sorti del polo assicurativo. Domani, infatti, la Consob dovrà decidere se dare o meno il via libera ai prospetti per gli aumenti di capitale Unipol e Fonsai già stoppati una settimana fa. La decisione dell’Isvap, comunque, rende assai improbabile la concessione, su richiesta di Premafin, di una possibile proroga dell’esclusiva oltre il 20 luglio da parte di Unipol e banche creditrici. 

Nel frattempo si stringono le maglie dei consorzi di garanzia con l’obiettivo di essere pronti al via per il lancio dell’aumento già lunedì prossimo, 16 luglio. Il maggior onere ricadrà su Mediobanca e Unicredit mentre, secondo indiscrezioni, altri istituti coinvolti (Deutsche Bank, Nomura, Crédit Suisse, Barclays e Ubs) avrebbero ridotto l’impegno. E’ ancora attesa la risposta di Morgan Stanley. A complicare la partita c’è stata la decisione dell’agenzia Fitch di ritirare il rating a Fonsai e Milano Assicurazioni.

Intanto continua il saliscendi delle azioni in Borsa. Ieri il titolo Fonsai ha perduto il 4,89%, chiudendo a quota 63,25 euro contro 84,15 euro di giovedì scorso, quando venne fissato il prezzo dell’aumento. In calo anche Unipol -3,18% a quota 14,32.  Il direttore generale Fonsai, Piergiorgio Peluso, ha comunque giià fatto sapere che i termini dell’aumento di capiytale “ragionevolmente non dovrebbero cambiare”. 

L’ASSEMBLEA IMPREGILO OGGI SI FARA’. IL GIUDICE HA RESPINTO IL RICORSO IGLI

Il grande confronto si può tenere. Il giudice Vincenzo Perozziello del tribunale civile di Milano ha respinto il ricorso presentato da Igli (gruppo Gavio, azionista al 29,96% di Impregilo) contro la raccolta delle deleghe fatta da Salini in vista dell’assemblea della società di costruzioni, in calendario per domani. L’assemblea puo’ quindi svolgersi come previsto per il rinnovo del cda, salvo decisioni diverse da parte dei soci, considerando che il tribunale ha fissato una nuova udienza per riesaminare la questione il 22 agosto prossimo. Nell’udienza di ieri, si fa notare, non è stato infatti possibile ascoltare tutte le parti coinvolte.

Intanto, il Tar del Lazio ha rinviato “al merito” quindi a una prossima udienza il ricorso di Igli con il quale si chiede alla Consob di intervenire su Salini perché manifesti il suo possibile conflitto d’interesse nella raccolta delle deleghe in vista dell’assemblea. Il ricorso chiedeva che il giudice amministrativo sollecitasse la Consob a rimuovere ”ogni asimmetria informativa esistente tra la sollecitazione delle deleghe di voto promossa da Igli e quella promossa dalla Salini”.

Non finisce qui la lunga serie delle polemiche che hanno preceduto l’assemblea, chiesta da Salini per revocare il cda della società. Ad infiammare ancor di più la vigilia è un comunicato del presidente di Igli, ovvero lo stesso Bruno Binasco, da sempre l’anima operativa del gruppo di Tortona, che in una nota si augura che ” domani all’assemblea di Impregilo partecipino e votino solo azionisti con le azioni effettivamente possedute”. In sostanza, sospetta il manager di fiducia di Beniamo Gavio, dopo il deposito delle azioni (avvenuto per legge 10 giorni prima dell’assemblea), alcuni soci avrebbero venduto una cospicua quantità di titoli. Per questo, scrive Binasco, “Mi auguro che domani all’assemblea di Impregilo partecipino e votino solo azionisti con le azioni effettivamente possedute. Sarebbe molto grave che il futuro di Impregilo fosse deciso da persone che hanno venduto le proprie partecipazioni”.

Al di là dello scmabio di accuse e di controaccuse, sembra ormai certo che domani a Milano si terrà una delle prime proxy fight italiane, senza esclusione di colpi o tentativi di compromessi sotto banco. Ci sarà senz’altro la folla delle grandi occasioni: al 29,98% controllato da Igli, si contrappone una quota di analoga consistenza da parte della sfidante Salini. Ma le minoranze, una volta tanto, saranno il vero ago della bilancia: a ventiquattore dal voto risulta depositato presso la società poco più dell’80% del capitale. Il solo fondo Amber si presenterà con una quota pari al 9%, con l’intenzione dichairata di far da ago della bilancia.

All’ordine del giorno, come si è detto, è la richiesta da parte del gruppo Salini di revoca dell’attuale consiglio, presieduto dal vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, e la nomina di un nuovo board, capitanato da Claudio Costamagna, ex Goldman Sachs. Dietro lo scontro di poltrone c’è un conflitto di strategie. Salini propone l’uscita di Impregilo dai business non coerenti con l’attività i costruzioni. In questo modo, grazie in particolare alla vendita dell’intero pacchetto nella brasiliana Ecorodovias, la società potrebbe dar vita, assieme alla stessa Salini ad un player nel campo delle costruzioni doi dimensioni almeno europee. Nel frattempo, gli azionisti sarebbero premiatoi da un cospicuo extradividendo reso possibile dalle risorse liberate dalle dismissioni.

Igli, controllata al 100% da ASTM presieduta das Gian Maria Gros-Pietro, è in totale disaccordo con questa impostazione: le concessioni autostradali, è la tesi, non solo sono coerenti con il business di Impregilo ma rappresentano una forma comune di pagamento da parte dei committenti. Non solo. Come dimostra proprio la parabola del Brasile, la gestione delle autostrade è un ottimo affare. In ogni caso Impregilo si accinge a detenere solo il 10% della società brasiliana, restando però nel patto di sindacato con il partner locale, una garanzia per i business futuri in un Paese ad alto tasso di crescita. Infine, al superdividendo proposta da Salini Impregilo oppone la proposta del riacquisto di azioni proprie a valori vicini ai massimi. Igli, dal canto suo, ha fatto sapere che rinuncerà all’esercizio dello stesso buy back, cosa che avrà due conseguenze: maggior introito per i soci minori ma, soprattutto (dopo la cancellazione delle azioni consegnate) l’incremento della quota in mano alla stessa Igli oltre la soglia del 30 per crento, senza obbligo d’Opa.

Infine, da non trascurare la posizione di Amber. Il fondo, da indiscrezioni, intende manovrare per ottimizzare il guadagno per le minoranze. Ovvero, secondo congetture, potrebbe votare a favore dalla mozione Salini confidando nella reazione di Igli. Nonostante le smentite ufficiali, la società del gruppo Gavio, salito nel frattempo nel capitale Brebemi, potrebbe reagire con il lancio di un’opa. Insomma, un gioco che potrebbe riservare sorprese dopo la battaglia senza esclusione di colpi per rastrellare deleghe e consensi tra accuse di ogni tipo. Da quelle di Igli sulle azioni ormai uscite dalla cerchia Salini alla replica di Salini che reclama contro il ruolo di Mediobanca, da sempre vicina al grupppo Gavio che manovrerebbe a favore di Tortona. Finora il duello ha giovato ai soci di minooranza che, in una Borsa asfittica, hanno potuto contare sulla rivalutazione del titolo del 35% negli ultimi sei mesi. Da domani, però, le cose potrebbero cambiare: nessun contendente può governare per davvero contro un socio al 30%.

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