X

Disfatta Italia, fuori dai Mondiali dopo 60 anni

L’incubo è diventato realtà. Il Mondiale di Russia lo guarderemo dalla tv ma non come siamo abituati: niente adunate di massa davanti ai maxischermi, niente tifo sfegatato indipendentemente dalla propria appartenenza di club, niente maglia azzurra e faccia dipinta tricolore.

La più importante competizione calcistica non sarà affar nostro per la seconda volta nella storia, ma se la prima aveva una giustificazione piuttosto fondata (correva l’anno 1958 e il movimento era ancora scosso dalla tragedia del Grande Torino) questa semplicemente non ce l’ha.

Abbiamo fallito sul campo e non solo per quanto concerne il playoff con la Svezia, anzi il non essere riusciti a segnare neanche un gol in 180 minuti contro una Nazionale tanto modesta ci deve, paradossalmente, rasserenare: vuol dire che non ce lo meritavamo, punto e basta, e che recriminare non ha alcun senso. Resta però il rammarico per aver gestito malissimo l’eredità lasciata da Conte, sia a livello tecnico (un quarto di finale all’Europeo perso solo ai rigori contro la grande Germania, peraltro dopo aver battuto Belgio e Spagna) che affettivo (gli italiani si erano di nuovo innamorati della Nazionale dopo anni di magra), ecco perché i protagonisti di questa figuraccia,
peraltro non solo sportiva, dovranno pagare e pure profumatamente.

Il primo sarà Gian Piero Ventura, il cui spodestamento (esonero o dimissioni, poco importa) è solo questione di ore, il secondo potrebbe (dovrebbe) essere Tavecchio, anche se qui dipenderà più che altro dai soliti equilibri politici a cui il pallone ci ha ormai tristemente abituati. La mancata qualificazione al Mondiale non si spiega solo con lo 0-0 di San Siro, per quanto anche lì gli errori siano fioccati numerosi.

Ventura ha deciso di affrontare la Svezia con un 3-5 2 incomprensibile, sia a livello di uomini (Gabbiadini titolare al posto di Belotti, Darmian e non El Shaarawy, Insigne in panchina per tutta la partita) che di strategia (che senso ha crossare a ripetizione contro chi di testa le prende tutte?!), scelte che non sono state condivise neanche dai giocatori, come dimostra l’ammutinamento di De Rossi nel finale del match. “Cosa entro a fare io, devi mettere Insigne, mica dobbiamo pareggiare” lo sfogo di DDR ripreso dalle telecamere, a testimonianza di un gruppo sfaldato e sfiduciato, da rifondare a partire da oggi.

Ora infatti è tempo di agire e questa volta non basterà cambiare il ct. Certo, un big della panchina sarebbe manna dal cielo ma guai a
fermarsi lì: quando un palazzo crolla bisogna ricostruirlo dalle fondamenta, non dargli una verniciata per i fotografi. Buffon, Barzagli e De Rossi lasceranno, Chiellini probabilmente farà lo stesso: nomi pesanti, sia in campo che nello spogliatoio. Il vuoto sarà enorme e andrà colmato con intelligenza e programmazione, dunque testa bassa e pedalare. Perché il Mondiale davanti alla tv non ci dovrà abbattere, ma dare la rabbia giusta affinché una cosa del genere non si ripeta mai più.

Related Post
Categories: Sport