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Diritti umani: Ue, potenziare controlli e sanzioni

Si è svolta ieri nella sede romana della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) la presentazione dell’Annuario italiano dei diritti umani 2014, pubblicazione scientifica annuale in cui viene redatto il novero dell’attività italiana nel mondo nel campo dei diritti umani. Sono oggetto dell’Annuario la giurisprudenza italiana e internazionale sul tema, le missioni di pace all’estero in cui è impegnato il Governo italiano, nonché il novero delle Convenzioni, Trattati e Accordi stipulati sia in sede intergovernativa che sovranazionale. 

Nel suo intervento, il Direttore dell’Annuario ha evidenziato l’importanza della protezione e promozione dei diritti umani: “Noi guardiamo al nostro paese in un ottica di umanesimo integrale e forte. I diritti umani fanno bella una nazione, quando li si promuove e protegge efficacemente si raggiunge la pienezza dello Stato di Diritto”. Tra gli ospiti della presentazione c’erano Franco Frattini, presidente della Sioi, e Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale. 

“Si moltiplicano casi in cui vi è grave negazione di alcuni diritti fondamentali – ha detto Frattini –, come il diritto alla vita. Tale negazione si manifesta in stragi sistematiche, dall’ISIS, alla pulizia etnica e religiosa in medio-oriente – di cui i cristiani sono vittime privilegiate – o ancora la situazione in Siria, il nuovo traffico di schiavi dall’Africa verso l’Italia attraverso il mediterraneo. Vi è chi tenta di porre una dominanza territoriale che sfiora un nuovo totalitarismo del ventunesimo secolo, in nome di una visione blasfemica del Corano”. 

Frattini ha ricordato l’importanza che ha l’Italia nella difesa dei diritti umani (la lotta alla pena di morte e alla mutilazioni genitali femminili, i diritti dei bambini). “L’Italia c’è stata, sempre o quasi, ma troppo raramente si sono raggiunti gli obiettivi prefissati. Dopo la segnalazione di situazioni di crisi devono seguire le conseguenze concrete e reali, pratiche. Dove è l’Europa in Siria, con Triton o Mare Nostrum?”, ha tuonato il Presidente della Sioi.  

Proprio sul tema dell’immigrazione, tra Mare Nostrum e Triton, interviene anche il vice presidente della Sioi, Umberto Leanza, segnalando come “il controllo delle frontiere marittime dello Stato debba essere contemperato al rispetto dei diritti umani dei migranti. Vi è, per esempio, il divieto di respingimento. Esiste poi il principio della salvaguardia della vita umana in mare con l’obbligo del soccorso e del salvataggio in caso di emergenza. Triton è un’operazione che in violazione di tali principi non estendendo la capacità d’intervento oltre i confini nazionali, divenendo di fatto un sistema di respingimento dell’immigrazione”. 

Leanza ha posto l’attenzione anche sul problema dell’esecuzione delle sentenze internazionali (specie quelle della Corte Europea per i diritti umani) e dell’adeguamento nell’ordinamento statale delle convenzioni internazionali già ratificate. “I diritti umani sono maggiormente diritti rivendicati, piuttosto che diritti riconosciuti e protetti – ha concluso –, nella distinzione operata in dottrina da Norberto Bobbio. Gli stati devono provvedere alla creazione di strumenti sanzionatori e l’Italia deve insistere sul sistema di garanzia effettiva dei diritti umani, impegnandosi al contempo a garantirli al suo interno”.

Nell’intervento di Giuliano Amato, c’è grande spazio per il tema dei migranti e dei loro diritti. “L’orgoglio europeo nel campo dei diritti umani – afferma il giudice costituzionale – è quello di chi ha sfondato la barriera della cittadinanza, stabilendo che i diritti sono della persona, non più del cittadino (così è sancito nella Cedu). Il diritto, perciò, è sia dell’immigrato irregolare quanto di quello regolare. Quando ero ministro dell’Interno non ho paura di dire che i CPP (i CIE dell’epoca) erano uno scandalo. Lì le persone sono detenute, mentre nel nostro ordinamento la detenzione è legata esclusivamente al compimento di azioni criminose. D’altronde se gli immigrati – compresi i richiedenti asili – vengono piazzati piuttosto che nei CIE, in un edificio a Tor Sapienza, si creano pesantissime tensioni con gli indigeni che siamo noi.” 

Infine, Amato conclude sul tema della libertà religiosa, uno dei diritti umani fondamentali, affermando la necessità di una laicità positiva. Questa prevede, per esempio, che tutti i simboli religiosi vengano accettati e considerati alla stessa stregua: “Perché una monaca che cammina con quello che di fatto è un velo, mentre una ragazza musulmana non può andare con il suo velo a scuola con i suoi coetanei?”.

In chiusura, il Direttore Papisca ha dato la notizia che nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra si sta discutendo sull’inserimento del diritto alla Pace per le persone e i popoli. Il conseguente strumento giuridico che ne dia applicazione spaventa molti Stati: tra tutti, Stati Uniti e Regno Unito motivano il loro “No” dicendo che non esiste un tale diritto nel Diritto Internazionale, e che se si riconoscesse il diritto alla Pace gli Stati non potrebbero più fare la guerra. L’Italia per ora porta la bandiera di questa evoluzione, anche se l’ambasciatore Serra si è trovato a doversi astenere in alcune votazioni sul tema.

Il minimo comune denominatore di tutte le posizioni espresse nella conferenza di presentazione dell’Annuario è la necessità di un maggior impegno nel sistema di controllo e sanzionatorio in caso di violazioni dei diritti umani. Tutti sono convinti che per raggiungere questo obiettivo sia cruciale la crescita dell’integrazione europea con politiche comuni sul fronte della protezione e promozione dei diritti umani.  

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