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Decreto Sicurezza Bis, Salvini incassa la fiducia. Ora la Tav

Imagoeconomica

La maggioranza ha superato il voto di fiducia sul decreto Sicurezza Bis al Senato. Il testo, anticipato da tensioni e alta fibrillazione per la contestazione di parte del M5S, è passato con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti. Tra questi ultimi, i senatori di Fdl mentre Forza Italia, presente in aula, non ha partecipato al voto.

I sì si collocano un voto sotto la maggioranza assoluta (161) e registrano alcune assenze (nella Lega: Umberto Bossi per ragioni di salute e Massimo Candura per il suo matrimonio). Dei M5S manca Bogo Deledda che non appartiene al gruppo dei cosiddetti “ribelli”; secondo la ricostruzione dell’Ansa mancano anche Virginia La Mura, Matteo Mantero, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo, Elena Fattori. Assenze sì ma nessun voto grillino contrario. La paura della crisi e del tutti a casa rinserra i ranghi pentastellati: Matteo Salvini incassa il risultato e come è diventata sua abitudine ringrazia la Madonna, al termine di una giornata ad alta fibrillazione, conclusasi intorno alle otto di sera. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, commenta sarcastico l’atteggiamento del M5s: “Grazie agli schiavi 5 stelle la situazione nelle città e nei quartieri rimarrà la stessa, anzi peggiorerà”.

Per un capitolo che si chiude, se ne riaprono subito altri: in primis la questione della Tav e del voto sulle tre mozioni alla Camera. Salvini chiarisce che “rimane agli atti quello che ho già detto. Non è possibile che si voti una mozione contro la Tav perché sarebbe un voto contro il governo, contro l’Italia e contro gli italiani e noi ne trarremo le conseguenze”, cioè la tanto temuta apertura della crisi politica. La Lega alla Camera non ha i numeri, da sola, per bloccare la mozione dei Cinque Stelle che potrebbe quindi passare se i partiti di opposizione non si esprimessero contro. E ciò rischierebbe di offrire a Salvini lo spunto per aprire la crisi tanto temuta. Come si articoleranno i passaggi previsti – oggi martedì e soprattutto domani mercoledì alla Camera – è tutto da verificare ma il clima pre-ferragostano che si respira nei palazzi romani aggrediti dal caldo lascia intuire quale sarà l’esito finale.

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Categories: Politica