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Conti pubblici, lettera alla Ue ma senza tagli sulle riforme simbolo

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Ieri sera, dopo non pochi contrasti, il Consiglio dei ministri ha approvato con correzioni la lettera ufficiale del premier Giuseppe Conte alla Ue per rispondere ai rilievi sull’eccessivo debito pubblico italiano in vista di una possibile procedura d’infrazione. Conte dice che l’Italia rispetterà gli impegni comunitari ma il punto politico essenziale è che i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio gli hanno impedito di indicare con precisione i risparmi nella spesa che si sarebbero potuti ottenere riducendo le erogazioni sia sul fronte pensionistico (Quota 100) sia nel Reddito di cittadinanza, costringendo il Governo a rinviare l’approvazione del cosiddetto bilancio di assestamento.

In sostanza, il Governo dice alla Ue che il deficit pubblico sarà di 3 o 4 miliardi in meno rispetto alle previsioni ma non indica come centrare l’obiettivo, rendendo così debolissima la posizione italiana di fronte alla Commissione Europea. In questo modo il Governo Conte rischia seriamente di avviarsi nel tunnel della procedura d’infrazione – sarebbe la prima volta che un Paese della Ue vi incorre – con il pericolo non tanto di incorrere in una sanzione salata ma di scatenare la tempesta dei mercati finanziari sull’Italia.

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Malgrado i tentativi di Conte e del ministro dell’Economia Tria, sia Salvini che Di Maio sono stati irremovibili: gli stanziamenti previsti per Quota 100 e per il Reddito di cittadinanza non si toccano. Cosa potrà dire la Commissione Europea di fronte a una posizione così discutibile dell’Italia lo si capirà presto, ma non è senza significato che ieri il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che usa di solito parole molto prudenti sul debito pubblico, abbia avvertito che ci sono dubbi sulla sostenibilità del debito italiano e che è proprio questo che rende lo spread più alto di quanto dovrebbe essere.

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