X

Conte, Ranieri, Mazzarri: com’è difficile allenare all’estero. Solo Ancelotti sorride

Il primo è già caduto. D’altronde il carro degli italiani all’estero, specialmente in Inghilterra, era partito bello pieno e in questi casi, si sa, il rischio che non ci sia spazio per tutti è sempre importante. Ora che Francesco Guidolin è sceso (lo Swansea, 17° in classifica, lo ha esonerato dopo la sconfitta col Liverpool), sono rimasti in 3 a portare il tricolore Oltremanica, 5 considerando anche Zenga (12° col Wolverhampton in Championship) e Cavasin (appena subentrato alla guida del Leyton Orient in 4° divisione). Al momento, restando alla Premier, l’unico a poter davvero sorridere è Walter Mazzarri: l’undicesimo posto in classifica col Watford è in linea con le aspettative del club, tanto più dopo il successo di qualche settimana fa sul Manchester United di Mourinho. Più dolori che gioie, almeno per il momento, per Antonio Conte e Claudio Ranieri, per quanto quest’ultimo goda comunque di “vitalizio” dopo il trionfo dello scorso campionato. E poi si sapeva che il Leicester non avrebbe potuto ripetere l’impresa, certo era lecito attendersi qualcosa in più del 12° posto ma il primato in Champions, peraltro a punteggio pieno, basta e avanza a tranquillizzare “Sor (o Sir) Claudio”. Situazione diversa per Conte, l’unico davvero in bilico dei nostri “italians”.

Le due sconfitte con Liverpool e Arsenal non sono piaciute per niente ad Abramovich, al pari dei problemi di spogliatoio con diversi senatori della squadra (su tutti capitan Terry) e, soprattutto, con Marina Granovskaia, la “gelida” manager sovietica a cui il patron ha dato le chiavi del club. La vittoria sull’Hull City ha portato un po’ di ossigeno, dopo la sosta però dovrà esserci la vera svolta, altrimenti la situazione potrebbe complicarsi di molto. L’ex CT lo sa bene, ecco perché ha chiesto ad Abramovich di resettare l’ormai vecchia (per non dire vetusta) guardia blue e dargli le chiavi della rifondazione: accetterà? Lo sapremo presto, di certo però sulla scelta (evidentemente rimandata al prossimo anno), peseranno i risultati. Gli stessi che dovrà ottenere (e pure alla svelta) Cesare Prandelli, chiamato dal singaporese Peter Lim per risollevare le sorti del Valencia. Sfida affascinante ma difficile: gli spagnoli, ora 17° con soli 6 punti in 7 partite, vivono da anni in una confusione cosmica generata da una proprietà lontana, strani fondi d’investimento, allenatori cambiati alla velocità della luce. Tutto il contrario di Carlo Ancelotti, bello sereno alla guida del Bayern Monaco. I bavaresi sono in testa alla Bundesliga e questa non è una novità, casomai lo è il secondo posto in Champions figlio della sconfitta di Madrid, la prima da quando non c’è più Guardiola. C’è da scommettere che anche per lui, non appena la Coppa dalle grandi orecchie entrerà nel vivo, s’alzerà la pressione.

Related Post
Categories: Sport