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Cinque ex primi ministri e due vice-premier nella nuova Commissione Europea

Cinque primi ministri, due vice-premier, dieci ministri, un segretario di Stato, tre eurodeputati, il leader dei conservatori alla Camera dei Lord, sei commissari europei uscenti. Sono questi i profili dei nuovi membri della Commissione proposti dai governi degli Stati membri, elencati nella lista che Jean-Claude Juncker, storico primo ministro lussemburghese, cristiano-democratico del Ppe, nuovo presidente dell’Esecutivo comunitario, ha consegnato a Matteo Renzi. Che, come si sa, ricopre il ruolo di presidente del Consiglio Ue per il semestre in corso.

La lista sembra riflettere un carattere più marcatamente politico della nuova Commissione che dovrà insediarsi a Palazzo Berlaymont, al centro del quartiere europeo di Bruxelles, il primo novembre prossimo. Sempre che non intervengano, come accadde cinque anni fa, fatti nuovi a ritardare la complessa procedura di formazione della Commissione nei termini stabiliti dai Trattati europei.

Una procedura avviatasi con l’elezione da parte del nuovo Parlamento europeo, il 16 luglio, di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione. Proseguita poi, il 30 agosto, con la designazione di Federica Mogherini all’incarico di alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza nonché vicepresidente della stessa Commissione. Incarico che per diventare operativo richiede – come per tutti i commissari (che la settimana scorsa hanno avuto singolarmente un primo incontro con Juncker, titolare del potere di assegnazione del portafoglio a ciascun commissario) – un voto di conferma dell’Europarlamento.

In realtà, prima di quella alla quale è approdata Mogherini, un’altra casella del vertice della Commissione era stata già occupata per effetto di un abile giuoco di squadra in casa finlandese. Quando, dopo le dimissioni di Olli Rehn che in maggio è stato eletto al Parlamento di Strasburgo con la lista dei liberaldemocratici, il brillante e ambizioso Jyrki Katainen si è dimesso da premier, e il suo successore alla guida del governo finlandese lo ha candidato per sostituire “temporaneamente” (sino a fine ottobre) Rehn, contestualmente eletto alla vicepresidenza dell’Europarlamento.

Sostituzione analoga a quelle operate dall’Italia (Nelli Feroci per Tajani), dal Lussemburgo (Reicherts per Reding) e dalla Polonia (Dominik per Lewandowski). Con la differenza che questi tre commissari sostituti a fine ottobre rientreranno alle rispettive basi. Nel primo caso per lasciare spazio a Federica Mogherini, nel secondo a Jean-Claude Juncker, nel terzo alla vicepremier polacca Elzbieta Bienkowska. Helsinki invece ha confermato Katainen. Il quale non ha minimamente nascosto la sua intenzione di rimanere alla guida degli Affari economici e monetari; se possibile, anche con uno dei cappelli da vicepresidente.

A questo punto la pubblicazione della lista degli incarichi consentirà di verificare l’autenticità o meno delle indiscrezioni apparse in queste settimane sui media di tutta Europa relativamente a un patto segreto Renzi-Merkel o, se si vuole evitare di personalizzare, Italia-Germania. Secondo questo preteso accordo, Berlino si sarebbe impegnata a sostenere Mogherini alla Pesc chiedendo in cambio a Roma di essere aiutata a sbarrare il passo al socialista francese Pierre Moscovici verso gli Affari economici e monetari. 

Ossia su quella poltrona che intanto ha già occupato Katainen, Ppe come la Merkel, grande fan del rigore di bilancio come e più di Olli Rehn. Una poltrona che la Cancelliera di Berlino – dicono i rumors in molte capitali europee – non gradirebbe affatto finisse con l’essere occupata da un sostenitore di un rigore finanziario meno severo (e per giunta socialista…) come per esempio Moscovici.

La lista ora, dopo la pubblicazione sul Giornale ufficiale dell’Ue (una formalità); sarà completata con l’attribuzione degli incarichi ai commissari, compito che tocca a Juncker portare a termine. Dopo di che, in tempi brevi se non brevissimi (molto dipende dalle scelte, certamente già fatte ma anche da eventuali irrigidimenti da parte di qualche Stato membro meno soddisfatto di altri), il presidente della Commissione annuncerà pubblicamente l’assegnazione dei portafogli ai commissari. Il cui incarico avrà la durata di due anni e mezzo, che potrà essere prorogato per uguale periodo di tempo, come del resto è già accaduto in passato. Da questa regola è escluso però quello di Mister o Lady Pesc (in questo caso di Federica Mogherini), che – stabiliscono i Trattati – è di cinque anni.

Quanto alla distribuzione degli altri portafogli – e, prima ancora, dell’organizzazione del lavoro di un organismo ormai sovraffollato (28 commissari, presidente e Lady Pesc compresi, uno per ogni Stato membro) – le ipotesi e le previsioni da giorni impazzano. Quel che appare ormai certo è che, come ha lasciato intendere lo stesso Juncker, l’incarico dei vicepresidenti (si dice cinque o sei) sarà più operativo che in passato: ogni “vice” cioè avrà la responsabilità di un limitato numero di portafogli, ciascuno dei quali attribuito a un singolo commissario. E il metodo di lavoro dovrebbe essere per progetti piuttosto che per temi.

In attesa della imminente comunicazione ufficiale dell’assegnazione dei portafogli, è opportuno sottolineare che in questa tornata la rappresentanza femminile è rimasta immutata (9 donne, un terzo del totale del collegio) rispetto a quella della Commissione uscente. Una battaglia sostenuta fino agli ultimi giorni, e vinta, dai sostenitori dell’uguaglianza di genere. Che nell’aula dell’Assemblea di Strasburgo raccoglie quasi l’unanimità (mentre a livello di governi nazionali non emerge sempre un entusiasmo analogo), ma che in pratica vede ora in prima fila i liberaldemocratici di Guy Verhofstadt, con 4 donne su 5 commissari; seguiti dai socialisti & democratici guidati da Gianni Pittella, 2 donne e 7 uomini; e dai popolari di Manfred Weber (l’europarlamentare tedesco che il 15 luglio a Strasburgo “sparò” ad alzo zero sull’Italia di Renzi), con 3 donne su 13. In totale, quindi, 9 commissarie e 18 commissari.

A questi ultimi ne va aggiunto un altro: il britannico Jonathan Hopkin Hill, barone di Oareford, ex leader dei conservatori alla Camera dei lord, stesso titolo nobiliare e stesso incarico parlamentare in patria di Catherine Ashton, baronessa di Upholland. Lady Pesc uscente (senza particolare gloria, anche perché in Ue gli Affari esteri sinora sono stati geloso appannaggio dei governi nazionali).
Degli incarichi destinati alle signore, oltre a quello già attribuito a Federica Mogherini., si può immaginare che uno di peso potrebbe essere destinato alla bulgara Kristalina Georgieva, Ppe, commissaria uscente per la Cooperazione internazionale, l’Aiuto umanitario e la Risposta alle crisi, ex-vicepresidente della Banca Mondiale, che a Bruxelles ha dato buona prova di sé.

Portafogli di rilievo potrebbero essere assegnati anche alla svedese Cecilia Malmström,  S&D, commissaria uscente agli Affari interni; alla vice-premier polacca Elzbieta Bienkowska, Ppe, che va a sostituire Janusz Lewandowski, fino a tre mesi fa titolare di Programmazione finanziaria e Bilancio; e a un’altra vice-premier, la danese Margrethe Vestager, liberaldemocratica. Mentre non si sa quale accoglienza potranno avere le aspirazioni politiche di Alenka Bratusek, liberaldemocratica, fino a marzo scorso primo premier di sesso femminile nella breve storia della Slovenia indipendente, l’affascinante quarantaduenne signora bruna alle cui gambe lunghe e ben tornite Google dedica un ricco capitolo di foto e di filmati intitolato inequivocabilmente  Bratusek legs“.

Per quel che riguarda infine i commissari in attesa di destinazione, vale la pena per noi italiani apprendere una curiosità. Cioè che il nuovo membro olandese della Commissione al posto di Neelie Kroes (ancora per due mesi titolare del portafoglio Agenda digitale) sarà Frans (all’anagrafe Franciscus Cornelis Gerardus Maria) Timmermans,  il simpatico attuale ministro degli Esteri del Paese dei tulipani. Il quale sei mesi fa a Roma, dalla tribuna del congresso dei socialisti europei, ha rievocato in perfetto italiano il suo non breve soggiorno romano da adolescente con un caloroso e applauditissimo “sono romano e romanista. E domani vado all’Olimpico con l’augurio che la Roma sconfigga l’Inter!”.

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