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Cinepanettone, esce Super Vacanze di Natale: il collage dei film dal 1983 ad oggi

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Not In My Back Yard, non nel mio giardino, applicato al cinema italiano riporta all’atteggiamento che da
tempo buona parte della critica cinematografica ha avuto verso un certo tipo di produzioni. L’espressione
sta ad indicare quel senso di diverso, di estraneo, di altro che non ci appartiene ma che avviene solitamente accanto a noi.

Ci riferiamo ai “cinepanettoni”, a quella lunga serie, ormai più che ventennale, di pellicole
che solitamente escono durante il periodo natalizio e che, da sempre, hanno goduto di un grande successo di pubblico.

La recensione della settimana è dedicata a  Super vacanze di Natale , regia di Paolo Ruffini, da pochi giorni nelle sale. Si tratta di una possibile sintesi, un probabile “meglio di”, una selezione di fior da fiore di una saga iniziata nel lontano 1983 con Vacanze di Natale di Carlo Vanzina, ispirato da Vacanze d’inverno, del 1959 con Vittorio De Sica e Alberto Sordi.

Da allora tutti i titoli che sono seguiti hanno inanellato allo stesso tempo una serie di incassi record insieme a critiche feroci. Non tanto diversamente da quanto avvenuto in altri momenti, anche con illustri precedenti, in filoni di pari successo (ne citiamo uno per tutti, quello fantozziano). Non a caso, questo film inizia il collage con un omaggio proprio al grande Albertone, che compare in una delle vacanze natalizie del 1991, con la nota gag “a questi signori portiamogli la trippa”.

Ci sono, quasi, tutti i comici italiani a rappresentare una bella carrellata di personaggi che comunque hanno segnato la storia del cinema italiano contemporaneo.

Allo stesso modo con cui Gomorra racconta, fotografa, un certo tipo di criminalità organizzata ma non tutta e non nello stesso luogo, allo stesso modo questo genere di pellicole, e questo di oggi in particolare, raccontano una parte di Paese, il nostro, nella sua trasformazione, nella sua evoluzione verso stili di vita, linguaggi e comportamenti diffusi e consolidati negli ultimi trenta anni. Tutto il bello (poco) e tutto il brutto (tanto) come tutto il bene (???) e tutto il male (!!!) che ci circonda, che è intorno a noi, vicino, talmente vicino che è facile non vedere.

Super vacanze di Natale è una sintesi, un flash back in 85 minuti nemmeno tanto comici, di tutta quella parte d’Italia che si è riconosciuta nel degrado di espressioni e di relazioni, nel volgere a volgare quello di cui pure il Paese è capace. Questa sintesi, per questo film, tralascia buona parte della complessità, della bellezza e della ricchezza che pure esiste, è reale ed è raccontata anche nel cinema con altre sceneggiature, con altre cineprese.

Non è questo il luogo dove scrivere sulla natura sociale e culturale, nonché politica, degli Italiani (in questo film se ne accenna), però non possiamo dimenticare come questo genere di rappresentazione, di visualizzazione che il grande schermo opera, non è altro che una specie di “foto di famiglia”.

Si racconta di un episodio accaduto ad Ettore Petrolini: durante un suo spettacolo teatrale uno spettatore inizia a disturbare. Ad un certo punto, il grande attore si interrompe e lo apostrofa: “vedi, non ce l’ho con te che disturbi, ma con chi ti siede accanto e non ti butta di sotto”.

Allo stesso modo di potrebbe dire di questo genere di film: difficile prendersela con chi li realizza, quanto invece sarebbe opportuno (necessario?) prendersela con chi è fonte primaria di ispirazione, di alimentazione, di battute grevi, di immagini pure sarcastiche quanto volgari e grette.

Anche per questo Super vacanze di Natale quindi nulla di nuovo, sia nei contenuti, sia nella forma con cui viene proposto per questa stagione cinematografica invernale. Il vero tema di riflessione, forse, è che pure questo filone rischia di inaridirsi per lasciare spazio, forse, anche a qualcosa di peggio.

Riprendiamo un concetto contenuto nell’ultimo Rapporto CENSIS sullo stato di salute del nostro Paese: “…abbiamo assistito all’affermazione di consumi mediatici e di palinsesti informativi tutti giocati sulla presenza e sulla rappresentazione individuali, con un linguaggio spesso involgarito…”.

Potrà anche non piacere questo genere di film, come molte parti della storia che ci riguarda e ci interessa, ma è pur sempre la nostra storia e i personaggi che, sia pure in forma di macchietta, vengono rappresentati non sono molto diversi da quanti se ne vedono tutti i giorni, non solo a Natale. Potrà non piacere ma potrà essere utile conoscere.

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Categories: Cultura