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CICLISMO – Lo Zoncolan non cambia la classifica: oggi Quintana chiude il Giro in maglia rosa

Ai suoi piedi c’è un arco che annunciava la porta dell’inferno ma lo Zoncolan,  con le sue pendenze da vertigine, è stato un giudice d’appello che si è limitato a confermare la sentenza emessa dalla cronoscalata a Cima Grappa, lasciando invariata la classifica per il primato e il podio.

Il temuto inferno è diventato, com’era nelle previsioni, il paradiso per Quintana che ha superato senza alcun affanno  l’ultimo ostacolo prima del suo trionfo finale di oggi a Trieste. Non solo, lo Zoncolan ha offerto a un nutrito numero di corridori fuori classifica l’occasione della vita: vincere in cima a un traguardo scoperto di recente ma già entrato nella leggenda del Giro. Ad approfittarne è stato Michael Rogers, l’australiano già primo a Savona, che negli ultimi duemila metri dell’ascesa staccava tutti anche grazie a un uno spettatore, un autentico idiota in maglia iridata, che spintonava Francesco Manuel Bongiorno, che era a ruota di Rogers,  obbligandolo a mettere piede a terra. Ripartire su pendenze del 22% è terribile e lo sfortunato ciclista della Bardiani arrivava terzo superato anche da Pellizzotti. E i big? Erano sette minuti indietro a inizio della salita, 11 km interminabili che finiscono nello stupefacente anfiteatro naturale dello Zoncolan, ieri stracolmo di folla.

Quintana non ha mai perso il controllo della corsa, assoluto padrone del Giro, si è fatto scortare finio a metà ascesa dal fido Igor Anton che conosce bene queste rampe che gli hanno regalato la più bella vittoria della sua carriera nel Giro 2011. Gli altri, anche Aru, avevano la cera di chi fatica a difendersi piu che di chi abbia voglia di attaccare. Il solo Uran dava l’impressione di aver ritrovato confidenza con le rampe più dure. E, nello stesso punto in cui Rogers se ne era andato via da solo, anche per evitare brutte sorprese negli ultimi km che avrebbero potuto costargli il secondo posto in classifica, Uran decideva di scattare forte anche delll’appoggio di due compagni, di Poels e subito dopo di Serry, che faceva parte della fuga iniziale.

Quintana, con il suo impenetrabile volto da indio, non si scomponeva, ben sapendo che  sui muri dello Zoncolan più dei gregari contano le gambe. Anche Uran si doveva rassegnare alla supremazia del rivale-connazionale,  pago dello stesso piazzamento dell’anno scorso, secondo dietro Nibali.  Erano Aru, Rolland e Maika  a cedere una manciata di secondi  ai due colombiani che arrivano appaiati al traguardo, a 4 minuti e 46 secondi  da Rogers. La Colombia che non aveva mai vinto un Giro d’Italia fa una doppietta storica mentre Aru, se non è riuscito a scavalcare Uran, si conferma terzo,  sul podio a 4’04” da Quintana a sigillo di uno straordinario Giro. Dietro il sardo seguono in classifica Rolland a 5’46, Pozzovivo a 6’41 e Maika a 7’13.

Chiudono la top ten con distacchi superiori a dieci minuti l’olandese Kelderman e Cadel Evans, l’australiano che probabilmente è al suo ultimo grande giro. Oggi la corsa rosa si concluderà  a Trieste che si prepara a suonare “Oh gloria immarcesible!”, l’inno colombiano in onore di Quintana, maglia rosa e anche maglia bianca di miglior giovane. Al suo fianco sul podio ci saranno Uran e Aru. Ed è ancora un colombiano, Julian Arredondo, a vincere la maglia azzurra del miglior scalatore senza attendere l’assegnazione degli ultimi punti in palio che il Giro ha posto sul Passo di Monte Croce, un Gpm di quarta categoria, a una cinquantina di km dalla partenza di Gemona. Quanto alla classifica a punti, la maglia rossa  è saldamente sulle spalle di Nacer Bouhanni, il più forte velocista del Giro dopo l’abbandono di Marcel Kittel. E il francese, superate indenne le grandi montagne evitando il fuori tempo massimo, sogna di fare il poker di vittorie nella città di San Giusto. Il super favorito per lo sprint finale è ancora lui.

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