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Chi è Daniel Kretinsky, il mister K che sale nel tech, l’energia e l’editoria

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Mister K, come viene chiamato il miliardario ceco Daniel Kretinsky, 47 anni, uno dei più misteriosi protagonisti della finanza europea, continua a comprarsi il meglio del retail del continente, dopo essere diventato un numero uno nel campo energetico (gas, petrolio, carbone) e nell’editoria. Nonostante che questa ultima sua mossa, oltre alle altre, ci riguardi molto da vicino, in Italia la stampa e gli operatori della distribuzione non sanno nemmeno lontanamente chi sia. Eppure, già decide ciò che avviene nel nostro Paese nel retail, nell’energia, nella stampa.

Daniel Kretinsky: numero uno in Europa del retail

Qualche giorno fa Kretinsky, tramite la sua finanziaria lussemburghese Vesa Equity Investment, si è comprato una quota di oltre il 13% di Fnac-Darty, uno dei maggiori gruppi internazionali con catene di negozi di elettrodomestici, informatica, telefonia e elettronica domestica oltre che di entertainment (più di 8 miliardi di euro di fatturato nel 2021, presente in Europa, Africa e MO), diventando il secondo azionista dopo Ceconomy. Di cui fa parte anche il gigante europeo MediaMarktSaturn e del quale Kretinsky possiede una consistente quota oltre al fatto che vanta altresì una partecipazione del 37% della tedesca Metro AG (di cui intende diventare proprietario assoluto).

Non solo, Mister K è anche l’azionista di riferimento del gigante alimentare francese Casino (30,5 miliardi nel 2021, presente in Francia e America latina) di cui detiene il 10,01% del capitale e il 7,42% dei diritti di voto e di scelta dei dirigenti del gruppo che conta insegne come Monoprix, Franprix, Géant e Naturalia. Vesa Equity ha da poco aumentato la quota nel capitale del gigante Usa della distribuzione sportiva, Foot Locker (7 miliardi di dollari di fatturato) portandolo da 6 a 10,3% (equivalente ad un valore di 400 milioni di dollari), con un esborso estremamente rapido di parecchi miliardi.

È anche un numero uno europeo nell’energia

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, le gigantesche aziende statali dei paesi satelliti, piene di debiti ma anche di brevetti, tecnologie e personale, sono alla mercè di affaristi occidentali dotati di mezzi finanziari enormi. Ne approfittano, ben guidati e finanziati, anche uomini d’affari slovacchi come Patrik Tkac e Petr Kellner e operatori molto ambiziosi come il giovanissimo Kretinsky che nel 2009 fonda la Energeticky a Prumyslovy Holding AS (EPH), una delle prime società elettriche dell’Europa centrale e che oggi registra fatturati non comunicati ma superiori, pare, ai 3-4 miliardi di euro.

E nonostante l’opposizione degli ambienti di Bruxelles che vietano gli investimenti nelle inquinanti miniere di carbone, Kretinsky ha acquisito le attività del carbone bruno in Germania, Polonia, Inghilterra, Francia e Slovenia e anche nel settore elettrico con molte centrali tra le quali 7 in Italia. “La lignite è la tecnologia ponte ideale – dichiarerà all’indomani dell’operazione al quotidiano Handelsblatt – La Germania non può solo produrre energia elettrica con energie rinnovabili “. Mai investimenti più azzeccati, a fronte di quell’uragano energetico che sta arrivando con il crollo delle forniture di gas dalla Russia. C’è di più, questo scaltro Mister K, nel 2010 acquisisce il 49% di Eustream, il principale gasdotto che collega il gas russo in transito dall’Ucraina con la Slovacchia e l’ Europa (in particolare Polonia, repubblica Ceca e Austria). E che, secondo un primo accordo tra Slovacchia, Polonia, Romania e Ungheria, dovrebbe trasformarsi in una rete per il trasporto di idrogeno e Co2, al posto del gas naturale.

Kretinsky possiede anche diversi media

Da subito Mister K si dedica alla scalata dei media dell’intera Europa centrale, gli ex paesi satelliti dell’Urss e costruisce un impero mediatico in grado di influenzare l’opinione pubblica di tutti questi paesi. Nel 2018 apre la sua scalata impressionante sui media francesi, mentre in contemporanea, fa man bassa di numerose stazioni radio europee. In Francia acquisisce l’impero editoriale del gruppo Lagardière Active e entra nel capitale di Le Monde in una posizione dominante. Tra i giornali che ora possiede in Francia, tramite Czech Media Invest (CMI) si trovano testate estremamente importanti come Elle, Art&Decoration, Télé 7 Jours, France Dimanche, Ici Paris e Public. E nel settembre 2021 il magnate ceco annuncia di possedere il 5% dell’emittente nazionale TF1, ma le sue mire si dirigono anche verso il gruppo radio televisivo ProSiebenSat1 che ha sede in Baviera. E così Kretinsky ora controlla il 12% del capitale, stando a quanto ha rivelato la Suddeutsche Zeitung, a fronte del 25% dell’azionista di riferimento, l’italiana Mediaset.

I segreti di un’ascesa fulminante: chi è Daniel Kretinsky?

Mister K sta crescendo anche nel calcio; è infatti comproprietario e presidente dello Sparta Praga e vuol diventare azionista di minoranza del West Ham per circa il 27%. La società inglese, a causa del Covid, si trova in una pesantissima crisi, con una perdita di oltre 77 milioni di euro nell’esercizio 2020. Questa sarebbe soltanto l’ultima delle operazioni di crescita del fatturato per perimetro esterno di Kretinsky, perché gli analisti dei mercati finanziari europei e americani ritengono che abbia la ferma intenzione di crescere ancora e molto rapidamente grazie ad una ingente e costante disponibilità di risorse finanziarie. Con operazioni, tra l’altro, molto attente a non destare subito allarmi e ostacoli. Mister K, infatti, parte dall’acquisto di piccole quote del capitale della società presa di mira, senza mostrare apparentemente un grande interesse per aumentarle e nemmeno per entrare nel Cda o per richiedere qualche carica. E poi all’improvviso, mettendo sul tavolo enormi risorse a fronte di situazioni di pesanti crisi, implementa le sue quote diventando decisivo in tutto, nella gestione, delle strategie, nelle politiche.

Ultimo segreto: sceglie settori dove, per diverse ragioni, conta ancora molto l’economia tradizionale, dai media tradizionali, al retail dei bisogni primari, dal carbone al calcio. Ha scelto, per esempio, miniere e centrali a carbone come core business della sua società di energia, perché – sottolinea con cinico realismo – il 75% dell’elettricità mondiale è prodotta a partire dal carbone e continuerà ancora a esserlo. E non avendo avviato ex novo nessuna delle centrali acquistate, Mister K riesce ad ammortizzare velocemente gli investimenti. Così, dai 2,6 miliardi di dollari fatturati 4-5 anni fa, Daniel Kretinsky è riuscito a salire agli attuali 5,3 che però vengono considerati ben al di sotto delle reali dimensioni del gruppo.

Per saperne di più leggi: “Daniel Kretinsky: ecco il nuovo padrone di mezza Europa

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