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Caso Dolce & Gabbana: Ynap e Alibaba alzano il veto

Imagoeconomica

I siti del colosso e-commerce Ynap guidato da Federico Marchetti hanno sospeso in Cina le vendite di Dolce & Gabbana, dopo la bufera mediatica, è stata annullata la performance da 20 milioni di euro organizzata dagli stilisti a Shanghai. La sospensione si è estesa a ulteriori importanti piattaforme di e-commerce della Cina tra cui Tmall (gruppo Alibaba), JD.comXiaohongshuSecoo che da mercoledì, giorno dello scandalo, hanno rimosso dai loro siti i prodotti della maison.

Il mercato cinese rappresenterebbe circa il 30/35% delle vendite della maison, che nel Paese ha circa 50 boutique. In occasione dell’antivigilia del Black Friday la casa di moda aveva organizzato una sfialta-evento che ha poi dovuto cancellare. Il caso è iniziato sabato col rilascio su Weibo di tre video promozionali, nei quali una giovane donna cinese mangia pizza, spaghetti e cannolo con le tradizionali bacchette, nel mentre una voce maschile di sottofondo di fronte ai suoi tentativi maldestri, dà consigli su cosa e come fare in modo ironico.

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Come se non bastasse, i negozi fisici di Dolce & Gabbana a Pechino e Shanghai sono presidiati da poliziotti per schivare eventuali problematiche: sui social in molti hanno proposto di sabotare l’azienda e altri hanno pubblicato filmati in cui distruggevano i vestiti del marchio, li bruciavano e li usavano per pulire i pavimenti. Dopo questo boicottaggio quindi, il marchio italiano ha annullato la sfilata all’ultimo momento.

Il maxi spettacolo (mix di sfilata e performance) avrebbe dovuto mettere in scena circa 500 look, di cui 360 indossati dai modelli e 40 dalle celebrities locali, assieme ai 120 dei performer che si sarebbero dovuti esibire su un palco di oltre 800 metri quadrati circondato da 5 mila metri quadrati di Led negli spazi dello Shanghai Expo center.

Non si sa quali saranno le conseguenze sui conti della griffe italiana, negli 2017 chiuse con un fatturato di 1,3 miliardi di euro. La Cina è considerata un mercato fondamentale: secondo Bain&Company i compratori cinesi rappresentano il 33% degli acquisti mondiali, questa quota probabilmente nel 2025 raggiungerà il 46%.

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