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Calzolari (Assosim): “I Pir, una grande opportunità per risparmiatori, Pmi e gestori”

Tutti pazzi per i Pir, i piani individuali di risparmio introdotti dall’ultima Legge di Bilancio che stanno arrivando in questi giorni sul mercato finanziario italiano. Se investi in fondi che a loro volta destinano i capitali raccolti a imprese (principalmente italiane e in buona parte in piccole e medie imprese) non paghi le tasse sugli utili purchè l’investimento duri almeno 5 anni. Si può investire fino a 30 mila euro l’anno per un totale di 150 mila euro in 5 anni. Se il gioco funziona, guadagnano le famiglie e i risparmiatori “anche in un’ottica previdenziale”, guadagnano le piccole e medie imprese che ricevono finalmente la liquidità di cui hanno bisogno per crescere, e guadagnano gli intermediari finanziari di fronte ai quali si apre un nuovo mercato che, secondo le prime stime, può superare i 18 miliardi. E soprattutto ne dovrebbe finalmente guadagnare la crescita dell’economia italiana. Sulla novità dei Pir FIRSTonline ha intervistato Michele Calzolari, presidente di lungo corso dei Assosim, l’associazione che raccoglie gli intermediari finanziari.

FIRSTonline – Presidente, l’arrivo sul mercato italiano dei Piani individuali di risparmio (Pir) introdotti dall’ultima Legge di Bilancio, si presenta come la maggior novità finanziaria dell’inizio del 2017: quali sono esattamente le finalità dei Pir e che cosa bisogna fare per non sprecarla?

“Ritengo doveroso premettere che siamo molto soddisfatti di quanto realizzato dal Governo. Assosim condivide infatti a pieno le finalità dei Pir: convogliare risparmio verso l’economia reale e, in particolare, verso le PMI che, come sappiamo, più di tutte stanno soffrendo dell’attuale stretta creditizia. La scarsa liquidità degli strumenti finanziari da queste emessi costituisce il principale ostacolo cui le Pmi devono far fronte per raccogliere capitali sul mercato. L’incentivo fiscale, collegato al lock-up period di 5 anni, contribuirà a rendere più appetibili gli strumenti finanziari da queste emessi, accrescendone conseguentemente la liquidità. Per sfruttare al massimo questa occasione, alle disposizioni sui Pir potrebbero ora essere utilmente affiancati altri incentivi, anch’essi volti a incrementare la liquidità di questi strumenti, quali, ad esempio, incentivi sulla ricerca finanziaria e fondi di fondi dedicati sempre alle PMI. Noto comunque con piacere che molti tra i principali gestori collettivi hanno già cominciato a offrire il prodotto o si stanno attrezzando per farlo”.

FIRSTonline – Chi beneficerà di più dei Pir? I risparmiatori, le imprese soprattutto piccole e medie, o i gestori del risparmio?

“Se è vero che il vantaggio fiscale introdotto dal Governo è rivolto in prima battuta alle famiglie, ritengo che a beneficiarne di più saranno le PMI, che sosterranno costi di funding più bassi. Viene in tal modo accresciuta la loro capacità di competere sul mercato, con conseguente innalzamento del loro fatturato e del livello occupazionale da loro garantito, a vantaggio quindi della crescita del paese nel suo complesso. Ciò premesso, si tratta ad ogni modo di una grande opportunità anche per i gestori. Se, infatti, quantomeno in un primo periodo potrebbero essere convogliati nei Pir risparmi attualmente impiegati in altri loro prodotti, è anche vero che le masse da questi complessivamente gestite sono naturalmente destinate ad aumentare nel medio periodo grazie alla crescita economica che il provvedimento è volto a innescare e alla conseguente accresciuta capacità delle famiglie di generare risparmi”.

FIRSTonline – Nella comunità finanziaria circola una stima secondo cui i Pir possono generare una raccolta dell’ordine di 18 miliardi in 5 anni: Le sembra una stima realistica?

“Molto dipenderà, ovviamente, dalla capacità dell’Italia di agganciare i livelli di crescita che si vanno già consolidando in altri paesi. Peraltro, ove i Pir, come ci si attende, contribuiranno effettivamente a rilanciare la produttività delle nostre imprese, è possibile che la raccolta da questi generata possa addirittura rivelarsi superiore a tali stime. L’appetibilità dello strumento è infatti direttamente correlata al livello degli utili che verranno sottratti a tassazione. Più elevati saranno dividendi e capital gain sottratti a tassazione, maggiore sarà l’incentivo per le famiglie a destinare risparmi a tale forma di investimento”.

FIRSTonline – Tra gli investitori saranno più attratti dai Pir i singoli risparmiatori o gli investitori istituzionali?

“Indubbiamente importanti sono anche gli incentivi fiscali introdotti in favore degli enti di previdenza obbligatori e le forme di previdenza complementare che investono in strumenti finanziari italiani e/o quote di fondi che investono in strumenti finanziari italiani. Ma indipendentemente da ciò, ritengo che, data l’elevata mole di risorse finanziarie da questi gestiti, investimenti anche sostanzialmente inferiori al limite massimo del 5% loro consentito per usufruire dell’agevolazione contribuirebbero a rilanciare l’economia italiana in maniera significativa, garantendo in tal modo quel rilancio dell’occupazione nel paese indispensabile alla sostenibilità del nostro sistema previdenziale. Sarebbe pertanto miope per questi soggetti non approfittare di una tale opportunità”.

FIRSTonline – Per un risparmiatore che investa pensando sul futuro è più conveniente investire nei Pir o nei Fondi pensione?

“Ritengo che i Pir debbano essere considerati dal risparmiatore anche in un’ottica previdenziale. Il lock-up period legato al vantaggio fiscale rende infatti lo strumento naturalmente funzionale a investimenti di medio-lungo periodo. Peraltro, nel limite in cui i Pir dovessero effettivamente contribuire a rilanciare la crescita delle imprese nelle quali sono destinati a investire, rilevante sarebbe anche il capital gain per il risparmiatore, sottratto, come più volte ricordato, alla relativa tassazione, così come anche all’imposta di successione”.

FIRSTonline – Si può già tracciare l’identikit del risparmiatore dei Pir? Al di là dell’orizzonte temporale vincolante di cinque anni e alle conseguenti incertezze dei mercati in tempi di alta instabilità e volatilità, quali sono i rischi che un risparmiatore deve conoscere prima di investire nei Pir? 

“È necessario premettere che i Pir potranno assumere, sia la forma di depositi amministrati, sia quella delle gestioni patrimoniali per le quali sole, come sappiamo, rilevano le cautele connesse agli obblighi di profilazione. È bene, tuttavia, che anche l’investitore che opera tramite un conto amministrato consideri attentamente quelle che sono le caratteristiche proprie dello strumento e che costituiscono il presupposto logico per tracciare appunto l’identikit del nostro risparmiatore. Come noto, lo strumento si caratterizza in ragione di un’elevata componente – che sappiamo essere il 21% del totale delle somme investite (ovverosia il 30% del 70% della componente rappresentata da titoli italiani) – investita in titoli a ridotta liquidità e, quindi, altamente volatili. È proprio in considerazione di questa particolarità, peraltro, che il legislatore ha subordinato il beneficio fiscale a un lock-up period di 5 anni. Si comprende pertanto come la principale caratteristica cui dovrà rispondere il nostro investitore è rappresentata da un holding period non inferiore a tale termine.

Sulla base poi di un’analisi dell’andamento pregresso dei titoli che potranno essere inseriti nei piani di investimento, possiamo dire che dovrà trattarsi di risparmiatori che si attendono ritorni sostanziosi dai propri investimenti. Si pensi, a mero titolo di esempio, che negli ultimi 5 anni (periodo di tempo corrispondente a quello del lock-up fissato dal Governo) il settore delle MID CAP (rappresentato dall’indice FTSE ITALIA MID CAP) è cresciuto, nel suo complesso, dell’81% (da 17.708 di inizio 2012 a 32.099 di fine 2016), a fronte di una crescita media di poco più del 27% dei titoli inclusi nell’indice FTSE MIB (nello stesso periodo l’indice FTSE ITALIA STAR è cresciuto addirittura di quasi il 190%”.

FIRSTonline – Non crede che la destinazione dei Pir ad imprese prevalentemente italiane possa rappresentare un limite forte alla diversificazione degli investimenti e inoltre che la redditività delle piccole aziende sia più bassa e più incerta?

“E qui veniamo, appunto, alla seconda caratteristica dello strumento, da lei correttamente individuata nella connotazione fortemente nazionale degli investimenti a questo sottostanti. A tale caratteristica corrisponde necessariamente l’assunzione, da parte del risparmiatore, di un rischio paese che, ove non dovesse risultare consona al profilo di questi tracciato dall’intermediario, potrebbe risultare accettabile solo in un’ottica di portafoglio complessivo”.

FIRSTonline- Molte società di gestione del risparmio stanno per lanciare fondi destinati ai Pir: inizialmente saranno prodotti prevalentemente omogenei e prevalentemente bilanciati tra azionario e obbligazionario?

“Benché ritenga personalmente che il lock-up period sia funzionale soprattutto all’esigenza di incentivare l’inclusione nei piani di investimento di prodotti azionari, è evidente che ciascun gestore modulerà la composizione interna dei propri fondi in funzione di quelle che sono le caratteristiche della clientela alla quale andrà a collocare il prodotto. Indipendentemente da ciò, credo che a regime sia necessario guardare anche a come il mercato e, in particolare, le PMI reagiranno sul lato dell’offerta o, meglio, alla capacità delle imprese emittenti di sviluppare strategie di crescita funzionali all’emissione di equity o – in alternativa o congiuntamente – a un eventuale loro interesse a convertire mutui bancari in prestiti obbligazionari”.

FIRSTonline – C’è chi dice che l’esenzione dalle tasse sugli utili dei risparmiatori può indurre in tentazione i gestori nel far lievitare i costi del Pir: quali sono le prime avvisaglie?

“Mancano per il momento dati per poter svolgere una tale valutazione. Data l’elevata concorrenza sul mercato dei fondi, ritengo tuttavia irrealistico che i gestori convertano in maggiori commissioni l’incentivo fiscale previsto a beneficio dei risparmiatori. Credo inoltre che qualsiasi valutazione comparatistica debba necessariamente tenere in adeguata considerazione la maggiore complessità e, quindi, i maggiori costi connessi a un servizio di gestione su titoli illiquidi (si pensi, tra tutti, alla scarsità di ricerche finanziarie su titoli non ricompresi nell’indice primario). Le professionalità che i gestori saranno chiamati a mettere in campo per selezionare i titoli migliori dovranno necessariamente essere adeguatamente remunerate. Bisogna infatti considerare che nell’ambito dei rendimenti medi del settore MID CAP cui facevo cenno, vi sono titoli (in particolare 5, tutti quotati sul segmento STAR) che hanno messo a punto risultati superiori al 500% (con un picco dell’837%), e almeno 4 (tra quelli che non sono stati nel frattempo delistati) che hanno realizzato perdite superiori al 30%, con un picco di circa il 70%”.

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