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Calciomercato: super colpi in giro per l’Europa, l’Italia segna il passo

L’Europa fugge, l’Italia resta a guardare. Anche nel calcio, purtroppo, c’è chi corre più veloce di noi; non è una novità ma forse quest’anno, a flop Mondiale appena concluso, è ancora più evidente del solito. Sono passati 4 anni dal nostro ultimo trionfo europeo (Inter 2010), ben 11 da una finale tutta italiana (Milan-Juventus 2003 a Manchester), addirittura 15 dall’ultimo successo in una coppa diversa dalla Champions (Coppa Uefa, Parma 1999): il calcio italico insomma è entrato nel tunnel da molti anni, ben prima della crisi economica globale, e la via d’uscita sembra solo una chimera. Il problema non è solo economico (Benfica, Borussia Dortmund, Atletico Madrid, tanto per citare tre squadre che hanno alzato o sfiorato una coppa, fatturano meno dei top club italiani) ma certo i soldi sono la prima causa. Le cifre infatti sono impietose: Premier League e Liga hanno speso, rispettivamente, 436 e 315 milioni, la Serie A “solo” 198. Al momento il nostro campionato è davanti a Ligue 1 e Bundesliga ma solo perché Psg, Monaco e Bayern Monaco devono ancora mettere a segno i colpi più grossi. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino quella italiana, più che una cavalcata europea, sarà una gitarella. Non ce ne vogliano Juventus, Roma e Napoli (che comunque dovrà prima fare il preliminare), giustamente vogliose di fare bella figura, ma come contrastare lo strapotere delle big inglesi, spagnole, tedesche e francesi? L’acquisto più caro della Serie A è Juan Manuel Iturbe, passato dal Verona alla Roma per circa 28 milioni (bonus compresi): un bel colpo, non c’è che dire, che però impallidisce di fronte a quanto fatto in altri lidi. Su tutti, ancora una volta, spicca il Real Madrid fresco campione d’Europa. La “Decima” non ha tolto appetito a Florentino Perez che ha regalato al popolo blanco James Rodriguez (80 milioni) e Toni Kroos (25): se il calcio fosse una scienza esatta potremmo già dire chi sarà il vincitore della prossima Champions, ma per fortuna non è così…

Anche perché, nel frattempo, gli altri non stanno mica a guardare. Il Barcellona ha lanciato la sfida acquistando Luis Suarez (80 milioni) che andrà così a comporre un tridente niente male con Messi e Neymar, ma anche Ter Stegen, portiere tedesco dal luminoso avvenire. L’Atletico Madrid? Ha venduto tanto (ne parliamo tra poco) ma ha comprato bene (il portiere Oblak dal Benfica per 16 milioni, Siquieira dal Granada per 10, Mandzukic dal Bayern per 22): i soldi incassati, insomma, non vanno a bilancio… Passiamo in Inghilterra e anche qui c’è poco da sorridere (per noi s’intende). Dopo un’annata da “zeru tituli” Josè Mourinho ha preteso una vera e propria armata e Abramovich, ça va sans dire, lo ha accontentato a suon di sterline. I Blues hanno acquistato Diego Costa (38 milioni), Fabregas (33), Filipe Luis (20) e Drogba (svincolato), oltre al rientrante Courtois; notare come molti rinforzi arrivino dall’Atletico Madrid, guarda caso la squadra che eliminò il Chelsea nella scorsa Champions… Altra protagonista del mercato oltremanica è il Liverpool: venduto Suarez, i Reds hanno comprato Lallana, Lambert (Southampton, rispettivamente 31 e 5,5 milioni), Markovic (Benfica, 25), Can (Bayer Leverkusen, 12) e Remy (Newcastle, 10). Mercato più “selettivo” per Manchester City e Arsenal ma tutt’altro che economico viste le cifre in campo. I campioni d’Inghilterra hanno fatto shopping in casa Porto (Mangala e Fernando, 40 e 15 milioni), i Gunners hanno puntato sulla fascia destra acquistando Sanchez (38 milioni) e Debuchy (15). Il Manchester United? Non farà le coppe e dunque è fuori dalla nostra inchiesta, ma conoscendo Van Gaal non si limiterà certo nelle spese. Hanno speso meno le big francesi e tedesche ma questo non deve illuderci: da una parte chi ha già squadroni fatti e finiti (Psg e Bayern, che comunque hanno aggiunto ai rispettivi “telai” David Luiz e Lewandowski), dall’altra chi può movimentare le danze da un momento all’altro (Monaco).

E noi? Ci limitiamo a osservare il “vero” mercato, quello dei top player tanto per intenderci, al massimo raccogliamo qualche scarto (Evra o Cole) o tentiamo di lanciare giovani promesse (Morata e Iturbe). Con queste premesse però è dura vincere la Champions, anzi durissima. Qualche mese fa Conte, evidentemente già col pensiero alle dimissioni, parlò dell’Europa come di un ristorante da 100 euro dove noi (intesi come calcio italiano) pensavamo di poter mangiare con 10. Dopo aver visto queste cifre è ancora possibile dargli torto? 

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