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Bper: giù utile e cedola, titolo a picco

Bper ha chiuso il 2016 con un utile netto in forte calo, a 14,3 milioni, rispetto ai 220,7 milioni del 2015. Il risultato ha risentito di poste straordinarie e del contributo al fondo di risoluzione del sistema bancario. Senza queste voci il risultato netto sarebbe stato di 71,5 milioni, in miglioramento del 15,2% sull’anno precedente. Sulla base dei dati di bilancio, l’istituto ha deciso di proporre all’assemblea un dividendo di 6 centesimi rispetto ai 10 centesimi dello scorso anno.

In apertura il titolo in Borsa di Bper è sprofondato del 7,4% ed è stato sospeso in asta di volatilità a 4,778 euro.

Per quanto riguarda la solidità patrimoniale, la banca evidenzia un Cet1 del 13,88% (13,3% fully phased) con un buffer di oltre 650 punti base rispetto al minimo richiesto dalla Bce (7,25%).

L’istituto, lo scorso anno, ha realizzato ricavi per 2,01 miliardi, in calo del 13,2% rispetto al 2015. Nel dettaglio, il margine di interesse è sceso del 4,65% a causa dei tassi bassi a 1,17 miliardi e le commissioni nette sono calate dell’1,92% a 712,7 milioni. I costi di gestione sono calati del 3,53% a 1,32 miliardi con un calo del 6,8% delle spese per il personale a cui ha fatto da contraltare un aumento del 4,9% delle spese amministrative a causa degli oneri legati al piano industriale.

Le rettifiche nette su crediti e su altre attività si sono attestate a 659,1 milioni, in diminuzione del 10,7% rispetto al 2015. In dettaglio, le rettifiche operate su crediti sono ammontate a 619,8 milioni (-12,2%) mentre le rettifiche nette per deterioramento di attività finanziarie sono state pari a 51,8 milioni (da 27,3 milioni nel 2015) e includono la svalutazione nel Fondo Atlante per 28,3 milioni (34,8% delle quote fino ad oggi versate).

Sul fronte della qualità del credito, Bper osserva come lo stock lordi di crediti deteriorati e sofferenze è risultato in calo rispettivamente dell’1,9% e dell’1% da fine 2015 anche grazie ad alcune operazioni di cessione di sofferenze per un valore lordo complessivo di circa 700 milioni di euro nell’anno, senza impatti significativi a conto economico.

In totale, l’ammontare dei crediti deteriorati netti (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) è di 6,2 miliardi di euro in calo del 2,5% da fine 2015 con un coverage ratio complessivo del 44,5% (43,7% a settembre 2016 e 44,2% della fine dello scorso anno) e senza considerare né l’ammontare dei ‘write off’ su sofferenze ancora in essere (1,1 miliardi) che portano l’indice di copertura al 49,4%, né il valore delle garanzie reali e personali.

Nel dettaglio, la componente di sofferenze nette è pari a 3 miliardi (+1,2% da fine 2015) con un livello di copertura del 57,2%; le inadempienze probabili nette sono pari a 3 miliardi in significativo calo rispetto alla fine del 2015 (-2,7%) con un livello di copertura del 23,5%; i crediti scaduti netti sono pari a 0,1 miliardi (-43,1%) con una copertura pari al 7,8%.

La raccolta diretta da clientela si è attestata a 47,7 miliardi in aumento dell’1% rispetto alla fine del 2015. La raccolta indiretta da clientela, valorizzata ai prezzi di mercato, è stata pari a 32,9 miliardi in aumento dell’8,2% da inizio anno. I crediti verso la clientela, al netto delle rettifiche di valore, sono state pari a 45,5 miliardi in progresso del 4,1% rispetto a fine 2015 (+2,7% a parità di perimetro) registrando una significativa accelerazione sia nel comparto dei privati sia delle imprese, in particolare nell’ultimo trimestre e nonostante la cessione di sofferenze per 700 milioni.

Quanto alle prospettive per l’anno in corso, l’istituto si attende un contributo positivo sui ricavi dalle commissioni e un calo dei costi, anche grazie agli effetti della riduzione del personale. Tutto questo si dovrebbe accompagnare a un ulteriore rallentamento dei crediti problematici. “L’insieme di questi fattori – spiega l’istituto – dovrebbe sostenere le prospettive di redditività ordinaria del gruppo per l’anno in corso”.

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