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BORSE CHIUSURA 17 APRILE: frenata delle piazze azionarie, ma a Milano brillano Banco Bpm e Nexi

Imagoeconomica

Seduta a due facce oggi in Piazza Affari, che chiude in ribasso dello 0,62% a 27.700 punti base, con le banche miste, dopo i guadagni della mattina che avevano riportato il Ftse Mib a quota 28mila punti, ai massimi da gennaio dello scorso anno. 

A raffreddare gli animi è stato l’incerto avvio di Wall Street, che si muove debole nelle prime ore di scambi americani, contribuendo a una chiusura contrastata in Europa, dove Milano è la peggiore, ma anche Amsterdam perde lo 0,38%, con Parigi -0,28% e Francoforte -0,11%. Sono in timido progresso invece Madrid +0,2% e Londra +0,11%.

A New York è particolarmente negativa Alphabet (Google), -3,5%, a seguito di una notizia secondo cui Samsung starebbe considerando di sostituire Google con Bing di Microsoft (+0,63%) come motore di ricerca predefinito sui propri dispositivi. 

Il clima è comunque attendista in una settimana ricca di importanti trimestrali, dopo i primi numeri di alcune grandi banche visti la settimana scorsa e che hanno stupito positivamente gli analisti. 

Sul mercato valutario risale il dollaro con l’euro che cambia in rosso in area 1,091. 

Si placa momentaneamente la sete di successi del petrolio e i future di Brent e Wti sono in calo frazionale, per un prezzo rispettivamente intorno a 86 dollari al barile  e 82 dollari al barile. Le prese di profitto colpiscono anche l’oro spot, intorno a 1985 dollari l’oncia.

Piazza Affari, banche miste

Sul principale indice milanese hanno cambiato segno alcuni titoli finanziari, mentre il settore in avvio aveva contribuito al proseguimento del recente rally. Banco Bpm, +3,01%, chiude in ogni caso la tappa odierna in maglia rosa, dopo che  indiscrezioni stampa hanno rispolverato l’ipotesi di aggregazione con Unicredit (-1,77%), sulla base della recente rivalutazione di questo titolo, che renderebbe conveniente per la banca guidata da Andrea Orcel il concambio azionario. Secondo i broker il matrimonio avrebbe molti pro, ma anche qualche contro, dovuto alla presenza di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm e alla possibile ostilità del governo, che preferirebbe probabilmente la creazione di un terzo polo bancario che comprenda Mps (incolore).

A scivolare in negativo sono le big Unicredit e Intesa, -1,09%.

Arretra anche il risparmio gestito con Finecobank -4,25%, Banca Generali -1,6% e Poste -1,51%.

Tra le blue chip peggiori del giorno c’è Saipem, -4%, in un settore oil spesso in evidenza in questi mesi. Arretra il lusso con Moncler -1,97% e l’auto con Ferrari -1,58%. La capogruppo della famiglia Agnelli, Exor, perde l’1,36% ad Amsterdam dopo la pubblicazione dei numeri del primo trimestre. Negli obiettivi della holding ci sono nuove acquisizioni nel settore sanitario, considerato interessante per il continuo invecchiamento della popolazione mondiale.

Sul Ftse Mib la seduta è favorevole a Nexi +1,44%, in scia a indiscrezioni sul prezzo a cui i fondi di private equity vorrebbero acquistare la concorrente britannica Network International.

Bene Interpump +1,3% e Iveco +1,7% e utility come Hera +1,07%, Italgas +1,01%, Terna +0,73%.

Acquisti anche su Telecom, +0,59%, in attesa di offerte migliorative per la rete fissa. Secondo notizie stampa i pretendenti si stanno preparando ad alzare l’asticella di un importo compreso tra 1 e 2 miliardi di euro.

Secondario piatto

È piatto il secondario: lo spread resta inchiodato a 181 punti base, con tassi simili alla chiusura di venerdì scorso, +4,24% per il decennale italiano e +2,43% per quello tedesco.

L’Istat intanto ha rivisto in leggero ribasso l’inflazione di marzo in Italia (+7,6% su base annua dal preliminare +7,7%, con un calo mensile dello 0,4%), grazie al prezzo di luce e gas in flessione sul mercato tutelato.

Il carrello della spesa però picchia ancora forte sul bilancio delle famiglie e risulta più caro del 12,6% rispetto a un anno fa.

Intanto si guarda a quanto deciderà la Bce nei prossimi meeting e gli economisti sentiti da Bloomberg prevedono altri tre rialzi da 25 punti base nel corso delle riunioni di maggio, giugno e luglio per arrivare a un picco del tasso sui depositi al 3,75%.

“Il compito non è ancora finito – sostiene il presidente della Bundesbank Joachim Nagel – abbiamo ancora molta strada da fare perché non abbiamo ancora ucciso la bestia dell’inflazione. I miei colleghi nel consiglio Bce e io continueremo a farlo”.

Dal fronte Fed d’altra parte è opinione diffusa, secondo Reuters, che la banca centrale statunitense aumenterà i tassi di 25 punti base il mese prossimo, portandoli al 5,00%-5,25%, ma “i recenti dati economici che segnalano un rallentamento dell’economia statunitense hanno intensificato il dibattito sull’eventualità che si tratti dell’ultimo rialzo di questo ciclo”.

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