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BORSE CHIUSURA 13 DICEMBRE: Il rallentamento dell’inflazione Usa dà sprint ai listini, Milano ok

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Le Borse festeggiano, vanno a ruba i titoli di Stato e le materie prime, mentre il dollaro si sgonfia e l’euro corre: a spalancare le porte al Toro sui mercati è il rallentamento dell’inflazione Usa, alla vigilia delle decisioni della Federal Reserve sui tassi.

Borse: la chiusura di martedì 13 dicembre

In questo clima Piazza Affari chiude la seduta odierna sotto i massimi di giornata ma in buon rialzo, +1,37% a 24.627 punti base; l’euforia si manifesta in misura più evidente a Francoforte +2,16%, Amsterdam +1,7%, Parigi +1,42%. Sono più caute Madrid +0,84% e Londra +0,77%.

Wall Street è partita in quarta sulla scia dei dati, con i tecnologi in rally e lo S&P 500 ai massimi da tre mesi, ma l’entusiasmo iniziale sta lasciando spazio ora a un andamento più prudente (DJ +0,8%). Tra i singoli titoli si segnala l’exploit di Moderna +24%, che sta aprendo la strada al vaccino contro il cancro. L’azienda ha detto che, in via sperimentale, il suo vaccino a mRNA contro il melanoma, usato in combinazione con l’immunoterapia di Merck & Co Keytrud, ha ridotto il rischio di recidiva del 44%.

Si rafforzano poi le speranze di un mondo con l’energia pulita in un futuro imminente. Il Lawrence Livermore National Laboratory, in California, ha confermato le indiscrezioni dei giorni scorsi: per la prima volta, un gruppo di scienziati è riuscito a realizzare una fusione nucleare che genera più energia di quella necessaria per innescarla

Si sgonfia il dollaro e le materie prime festeggiano

Sul mercato dei cambi si sgonfia il dollaro e l’euro prosegue la rimonta muovendosi in area 1,062 dopo aver toccato i massimi da sei mesi a 1,064.

Si rafforzano le materie prime, dal petrolio ai metalli. Il greggio texano si apprezza del 2,86% a 75,26 dollari al barile; il Brent + 3%, 80,3 dollari. 

L’oro spot si rafforza dell’1,8% circa a 1812,6 dollari l’oncia e corrono rame, argento e platino.

Salgono inoltre i prezzi dei titoli di Stato, con i rendimenti che si fanno più piccoli. Il decennale Usa mostra al momento un tasso  a +3,4% da oltre il 3,6% di ieri.

In calo i rendimenti dei titoli di Stato europei

Gli acquisti premiano anche la carta europea. Il tasso del Btp decennale scende a +3,77% (da +3,81% di ieri), quello del Bund di pari durata arretra a +1,9% (da +1,93%), per uno spread stabile a 188 punti base.

In mattinata sono scesi anche i tassi sul primario dei Btp triennali assegnati dal Tesoro per due miliardi e a sette anni per 3,5 miliardi. I rendimenti sono scesi rispettivamente di 15 centesimi al 3,07% e di 23 centesimi al 3,61%.

Prezzi al consumo Usa al 7,1% a novembre

La notizia del giorno è il rallentamento superiore alle stime dei prezzi al consumo Usa nel mese di novembre, dopo che i prezzi alla produzione avevano invece deluso nei giorni scorsi e il mercato del lavoro aveva dato prova di grande forza.

Il merito della frenata del mese scorso spetta al calo del costo della benzina e delle auto usate.

I prezzi a novembre sono cresciuti dunque del 7,1% annuo e dello 0,1% mensile, le attese erano +7,3% e +0,3%. Si tratta dell’incremento minore dalla fine del 2021. L’inflazione core, depurata dai prezzi più volatili di energia e alimenti, sono saliti del 6% e dello 0,2%. Sono livelli ancora lontani dall’obiettivo target del 2%, ma sgombrano il campo dai timori di una Fed più aggressiva del previsto.

Le attese sono infatti che Jerome Powell aumenti nuovamente i tassi dello 0,5%, ma c’era chi temeva che potesse insistere con 75 punti base per la quinta volta di seguito. Per febbraio si prevede un ulteriore aumento di 25 punti base, per tassi non oltre il range 4,5-4,75% 

Intanto il presidente Usa Joe Biden sostiene che  “i prezzi dovrebbero tornare alla normalità entro la fine del 2023”, ma “i salari sono aumentati più velocemente dei prezzi” e c’è ancora del lavoro da fare per rimettere le brigate all’inflazione. 

Restando in tema di banche centrali, domani si pronuncerà anche la BoJ e giovedì toccherà alla Bce e alla BoE.

Per quanto riguarda l’istituto di Francoforte, gli economisti di Abn Amro ritengono che anche la Bce si limiterà a un incremento di 50 punti base. Le stime sono poi di altri due rialzi da 0,25 a febbraio e marzo, per arrivare a un picco del 2,5%. Sono inoltre attese indicazioni sul Quantitative tightening, ovvero la riduzione del bilancio. La Bce potrebbe cominciare a tagliare i reinvestimenti dei titoli in scadenza già da gennaio, per arrivare a uno spegnimento da fine marzo.

Piazza Affari in spolvero con Pirelli e Banco Bpm

Pirelli guida i rialzi di Piazza Affari con un incremento del 4,17%, dopo alcuni giorni di debolezza. Nell’automotive si distingue Ferrari, +0,81%, nel giorno in cui il cavallino rampante ha svelato il nome del nuovo team principal, il francese Fred Vasseur, che prenderà il posto di Mattia Binotto dal prossimo 9 gennaio.

Tra le banche svetta Banco Bpm, +4,05%, spinta dalla notizia che Fondazione Enasarco ha acquistato una quota del capitale dell’1,97% circa attraverso una procedura di “reverse accelerated bookbuilding” rivolta esclusivamente a investitori qualificati e investitori istituzionali esteri. Il prezzo pagato per azione è di 3,4 euro, per un totale di 101,5 milioni. La mossa riaccende le speculazioni sul futuro della banca in termini di M&A. Bene in generale il settore.

Intesa SP si apprezza dell’1,57%. Secondo indiscrezioni stampa il gruppo avrebbe avviato trattative con Gazprombank per cedere la propria controllata locale Intesa Russia. Fuori dal listino principale chiude una seduta effervescente Mps +6,48%. 

Tra le blue chip più toniche del giorno si distinguono Stm +3,48%, Interpump +3,55% e ancora Moncler +3,16%.

Bene Generali, +1,04%, dopo aver migliorato le proprie stime sulle sinergie derivanti dall’acquisizione di Cattolica. 

Tra i titoli petroliferi sono in luce Tenaris +3,41% e Saipem, +2,43%. Quest’ultima festeggia la decisione della Corte di Appello di Algeri, che ha respinto una richiesta danni del Tesoro algerino, portando al dissequestro di 63,2 milioni di euro.

I modesti ribassi riguardano soprattutto utility, penalizzate dalla decisione dell’Antitrust che ha avviato sette procedimenti istruttori e deciso di adottare altrettanti provvedimenti cautelari nei confronti delle principali società fornitrici di energia elettrica e di gas naturale sul mercato libero. Scendono Hera -0,47%, Italgas -0,27%, Snam -0,33%. In fondo al listino anche Telecom -0,29% e Recordati -0,02%.

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