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Borsa zavorrata dalle banche per la guerra ma si spera nelle trattative Russia-Ucraina: Milano -1,4%

Wikimedia Commons Di Jonathunder - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5765999

La guerra guerreggiata in Ucraina sembra durare più del previsto e quella finanziaria mossa dall’Occidente alla Russia s’inasprisce, così i mercati cambiano umore rispetto a venerdì e restano in balia dei rapporti tra Mosca e Kiev, mentre delegazioni di medio profilo dei due paesi sono stati a colloquio oggi nella regione di Gomel in Bielorussia per il primo round di negoziati

Sotto cieli inquieti, con gli spazi aerei chiusi in Occidente ai voli russi e con Mosca che ha adottato la medesima misura contro 36 paesi, i listini europei chiudono contrastati una giornata nervosa. L’avvio è stato in profondo rosso, ma il finale è lontano dai minimi anche grazie a Wall Street che, dopo un’apertura debole, si muove ora in leggero progresso con il Nasdaq. 

Per prudenza non ha aperto i battenti la Borsa di Mosca, anche se i titoli di società russe trattati a Londra sono crollati, in particolare Sberbank è andata al tappeto dopo che la Bce ha dichiarato in fallimento o a rischio di probabile fallimento la sua divisione Sberbank Europe.

Le Borse europee

Piazza Affari cede l’1,39% e chiude a 25.415 punti base. Il listino è uno dei peggiori in Europa (ma era arrivato a perdere anche il 3%), a causa del settore bancario, uno dei più esposti alla sanzioni, per la decisione dei vari paesi di escludere selettivamente le principali banche russe dal sistema di messaggistica finanziaria Swift, necessario per mandare a buon fine i pagamenti e di congelare le riserve in valuta estera della Banca centrale moscovita. Intanto l’istituto Russo ha portato in un colpo solo il tasso di riferimento dal 9,5% al 20% e il rublo è crollato, toccando un nuovo minimo storico.

Nel resto d’Europa Parigi perde l’1,39%; Francoforte -0,82%; Londra -0,49%; Madrid -0,13. Amsterdam sale dello 0,26%. Zurigo -0,15%, nel giorno in cui il governo svizzero ha adottato integralmente le sanzioni dell’Unione Europea. Il paese elvetico ha deciso di colpire finanziariamente il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro Mikhail Mishustin e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, con effetto immediato.

Il quadro in continua evoluzione spinge al rialzo i prezzi delle materie prime, il gas si è impennato del 30% circa, per poi ripiegare. Vola il petrolio: il Brent si muove al momento oltre i 100 dollari a l barile. Nello scenario peggiore, in caso di chiusura completa dell’offerta petrolifera russa, JP Morgan ha previsto che il greggio salirà a 150 dollari. Oltre all’energia, ha aggiunto JP Morgan, le tensioni Russia-Ucraina possono anche avere un impatto sostanziale sui prezzi di altre materie prime come il grano e, soprattutto, il palladio, che è fondamentale per la produzione di semiconduttori e dove l’offerta è già stata tesa negli ultimi due anni. 

Vanno a ruba i titoli di Stato americani, con prezzi in rialzo e rendimenti in ribasso. Il Treasury decennale mostra un rendimento dell’1,87% (in calo del 5,67%).

Sul mercato valutario è in rialzo l’indice del dollaro. L’euro tratta intorno a 1,12.

Ben intonato l’oro, intorno a 1901 dollari l’oncia.

A Piazza Affari rally di Leonardo, crolla Unicredit

Le notizie travolgono negativamente alcuni titoli e mettono il turbo ad altri. Partendo dal lato positivo del listino: Leonardo sale del 15,11%, dopo essere stata anche sospesa per eccesso di rialzo, spinta dalla decisione tedesca di alzare a 100 miliardi di euro il budget della difesa con l’obiettivo di portare stabilmente al 2% sul pil la spesa militare. Un esempio che sarà probabilmente seguito dagli altri Paesi della Ue. Scatta Fincantieri +20,82% azzerando le perdite da inizio anno.

Si apprezzano i titoli oil, a partire da Saipem +4,3%. Corre annora Diasorin, +4,13%, mentre si confermano ben comprate le utility, interessate anche al fatto che la guerra indurrà una certa prudenza alle banche centrali.

Le perdite maggiori sono per le banche più grandi e maggiormente esposte, Unicredit -9,47% e Intesa -7,43%.

Va a picco anche Pirelli, -4,76%, visti i rapporti storici con Rosneft, il colosso petrolifero russo che oggi deve registrare il clamoroso abbandono da parte di Bp. La società inglese, il più importante investitore straniero in Russia, ha infatti deciso di vendere la sua partecipazione nella compagnia petrolifera statale pari al 19,75% con una perdita stimata fino a 25 miliardi di dollari e dimezzando in questo modo le riserve di petrolio e gas. Il gruppo energetico Equinor (280 corone, oggi poco sopra la parità), sotto la guida, per la maggioranza, dello Stato norvegese, ha annunciato oggi che inizierà a cedere le joint ventures in Russia. E il fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, metterà a sua volta in vendita gli asset russi per un valore di circa 25 miliardi di corone norvegesi (2,80 miliardi di dollari).

Soffre il settore auto e in prima fila tra i titoli più venduti c’è Stellantis -3,04%.

Fuori dal paniere principale non si ferma l’euforia di Gas Plus, +22,03%, che nelle ultime due settimane, con l’acuirsi della crisi geopolitica in Ucraina, e il conseguente rialzo di molte materie prime, la ha guadagnato circa il 111%.

Scende lo spread

In un contesto volatile per le azioni, mantiene un buon equilibrio il secondario italiano, con lo spread in leggero calo a 160 punti base. Cala il tasso del Btp decennale a +1,76%, parallelamente a quello del Bund di pari durata +0,16%.

Si rafforza intanto la convinzione che le banche centrali dovranno tener conto del nuovo scenario geopolitico ed essere più prudenti nei tempi di riduzione degli stimoli. In questo senso si esprime oggi  Fabio Panetta, della Bce. “Dinanzi all’elevata incertezza circa le prospettive di inflazione a medio termine e all’insorgere di rischi in entrambe le direzioni – dice – la banca centrale deve procedere con cautela nell’adeguamento delle condizioni monetarie”. Buone notizie sono arrivate inoltre da Bruxelles: la Commissione europea ha dato il via libera all’esborso a favore dell’Italia della seconda tranche di 21 miliardi di euro nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

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