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Borsa in attesa del referendum ma sempre sopra quota 17mila

Chiusura di settimana piatta per le borse europee, che si fermano tutte attorno alla parità, con perdite frazionali. Milano, dopo qualche tentativo di recupero registra -0,07% e resta a quota 17,086 punti, risultando comunque la piazza “migliore” davanti a Francoforte con -0,20%; mentre la peggiore è Madrid -0,72%. Giù anche Parigi -0,70% dopo il “non mi ricandido” a sorpresa del presidente Hollande; Londra -0,33%. Apertura all’insegna della cautela anche per Wall Street. Il petrolio prima scende, per prese di profitto dopo il rally degli ultimi giorni, poi recupera: +0,30% il Brent a 54,1 dollari al barile.

Il sistema Italia, a due giorni dal referendum, non sembra travolto dal pessimismo anche se gli analisti temono l’impatto negativo, soprattutto sul sistema creditizio, di un’eventuale vittoria del no. Per Reuters funzionari Ue avrebbero preso in considerazione anche un summit straordinario dei leader della zona euro in caso di turbolenze sui mercati dopo eventuale esito avverso al governo, ma figure di rilievo si sarebbero opposte non ravvedendone la necessità. Domenica, fra l’altro, si apre una lunga stagione d’incertezza politica a livello europeo, destinata a durare almeno 12 mesi, con le elezioni in Austria, Francia, Germania e Olanda e la decisione sull’Articolo 50 relativa alla Gran Bretagna.

Intanto, comunque, lo spread fra decennale italiano e Bund decelera: -5,97% oggi, a 162.30 punti base, con un rendimento dell’1,92%. In netto rialzo rispetto ai minimi di fine luglio, 110 punti, ma in significativo ribasso rispetto ai 190 toccati negli ultimi tempi.

Al Ftse Mib risultano ancora sotto pressione alcuni bancari. Monte dei Paschi, sempre volatile, subisce un pesante -5,39%. Oggi termina l’operazione sui bond subordinati e dopo il referendum sono attese novità sull’ingresso del fondo sovrano del Qatar. Inoltre, secondo indiscrezioni di stampa, il governo italiano avrebbe chiesto alla commissione Ue l’autorizzazione per una eventuale nazionalizzazione della banca senese.

Ubi Banca -4,66%. In scacco anche Pop Milano (-0,35%) e Banco Popolare (-0,6%). A pesare sul mondo delle popolari è lo stop cautelare del Consiglio di Stato alla circolare Bankitalia per attuare la riforma, in particolare le regole per il recesso. Bper lascia sul terreno addirittura un 2%, anche se l’ipotesi di matrimonio con Creval prende sempre più corpo, dopo le dichiarazioni dei vertici delle banche dei giorni scorsi.

Perdite sui petroliferi, in particolare Saipem cede il 2,91%; fra le utilities si distingue negativamente Italgas -2,10%. Soffre casa Agnelli: Exor, -2,57%; Fca -1,77%: Ferrari -1,17%. Oggi Fca Us, divisione di Fiat Chrysler, ha iniziato la produzione del minivan Pacifica nello stabilimento di Windsor; l’investimento per il nuovo modello, inclusa la versione ibrida, è pari a 2,6 miliardi di dollari.

Giornata pesante anche per Stm -1,17% e Brembo -1,59%. Giornata spumeggiante per Mediaset +3,57%; Telecom +1,62%; Snam +1,87%; Recordati +1,61%; Luxottica +1,48%; Enel +1,16%. Euro poco mosso: +0,11% sul dollaro.

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