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Borsa: comanda sempre Fca, male le banche

Imagoeconomica

Non si ferma l’euforia di Fca per l’accordo raggiunto per la fusione con la francese Psa Peugeot: la seduta di Halloween inizia fiacca per Piazza Affari, che viaggia intorno alla parità (sempre però saldamente sopra i 22.500 punti), ma non per il titolo del Lingotto, che dopo il rally di mercoledì aggiunge un altro +9% circa solo nella mattinata di oggi, portando il valore dell’azione intorno ai 14 euro.

A piacere molto agli azionisti è non solo la prospettiva di diventare il quarto colosso mondiale dell’automobile, ma ancora di più la possibilità di vedersi distribuito un dividendo straordinario da 5 miliardi di euro. Oggi tra l’altro il gruppo italo-americano pubblica anche i conti del trimestre e si tiene il Cda decisivo per dare il definitivo via libera all’accordo. Più tiepida invece la giornata sul fronte francese: il titolo Peugeot mercoledì era andato a braccetto con quello di Fca, mentre giovedì il vento è improvvisamente cambiato e la casa transalpina perde alla Borsa di Parigi il 12%, sotto i 23 euro per azione.

Intanto il governo francese, che detiene il 12% del capitale di Psa e pertanto ha una posizione meno rilevante rispetto a quella di Renault (infatti di fatto ha stoppato il precedente tentativo di nozze di Fiat con l’altra casa storica d’Oltralpe), ha espresso ufficialmente un giudizio favorevole sull’alleanza, ma tramite le parole del ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha anche precisato che Parigi “sarà particolarmente vigile sul mantenimento dell’impronta industriale in Francia”.

Nel resto del listino del Ftse Mib, da segnalare il prevedibile exploit di Exor, a ruota di Fca: la finanziaria della famiglia Agnelli guadagna circa il 5%, seguita tra i titoli migliori della giornata da A2A e Campari. Male invece gli energetici – Tenaris il titolo peggiore con -3% – a parte Enel che continua a viaggiare in territorio positivo dopo il record di capitalizzazione toccato ieri, a 70 miliardi. Tra i peggiori anche alcuni bancari come Finecobank e Unicredit (che perdono entrambe poco meno del 2%, così come Amplifon e Azimut).

In generale sono contrastate le banche, all’indomani del taglio dei tassi della Fed: Intesa Sanpaolo -0,6%, Ubi Banca guadagna mezzo punto percentuale circa, Banco Bpm sulla parità a mezzogiorno. Si risolleva in parte Banca IFIS dopo il ko di mercoledì in seguito allo stop della trattativa con Credito Fondiario: la banca veneta recupera il 5%. Prosegue invece il tonfo di Pirelli, dopo i conti che hanno deluso gli investitori: oggi la società di pneumatici perde un altro 1,1%. Generali -0,7%.

Gli altri listini europei a metà giornata fanno tendenzialmente ancora peggio di Milano: Francoforte -0,3% Londra -0,9%, Parigi -0,4%. L’euro si apprezza sul dollaro, a 1.1168. In leggero calo lo spread tra il Btp decennale italiano e il Bund tedesco, dopo i segnali distensivi sulla manovra italiana: il differenziale si segnala appena sopra i 140 punti base. Materie prime: il petrolio è in discesa, di circa l’1% sia per quanto riguarda il Brent, sui 60 dollari al barile, che per quanto riguarda il Wti, sotto i 55 dollari al barile. L’oro torna sopra i 1.500 dollari l’oncia.

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