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Borsa ai massimi da dicembre 2015, le banche corrono dopo la Fed

Le Borse europee reagiscono al rialzo alle decisioni della Fed. Tutti i listini viaggiano in terreno positivo, compresa Madrid (+0,35%), nonostante il grave conflitto istituzionale con la Catalogna. A Milano l’indice Ftse Mib (+0,56%) sfiora quota 22.500 punti, toccando i massimi da dicembre 2015. Stessa variazione a Parigi, Francoforte +0,33%. Debole Londra (-0,09%).

Rallenta l’euro di fronte al dollaro in progresso dello 0,85% nella sua miglior seduta da gennaio: il cross consolida intorno a 1,19. La Banca centrale degli Stati Uniti, come da previsioni, ha confermato che i tassi di interesse di riferimento restano compresi tra 1% e 1,25%, ma ha aggiunto che potrebbe essere “appropriato” un rialzo entro dicembre.

Contro lo yen, il biglietto verde si è spinto sui massimi degli ultimi due mesi. Intanto stamane Standard & Poor’s ha tagliato di un gradino ad A+, il rating del debito a lungo termine della Cina e quello del debito a breve del Paese ad A-1, outlook stabile. “Il declassamento – spiega l’agenzia – riflette la nostra valutazione di un aumento dei rischi economici e finanziari nel Paese a seguito di un periodo prolungato di forte crescita del credito”, mentre l’outlook stabile “rispecchia la nostra opinione che la Cina manterrà una performance economica solida e una migliore performance fiscale nei prossimi 3-4 anni”.

Vendite stamane sui titoli del debito europei (in linea con quelli dei bond). Il rendimento del Bund decennale tedesco sale a 0,47%, massimo da inizio agosto. Quello del Btp sale al 2,10%. Oggi sono in agenda gli interventi di Mario Draghi e del capoeconomista della Bce Peter Praet; gli operatori cercheranno indizi sulla futura gestione del Qe dopo che martedì alcune fonti hanno riferito che non ci sarebbe ancora accordo sull’opportunità di fissare già il mese prossimo una data per porre termine al programma.

Il petrolio Brent oscilla intorno a 56,12 dollari il barile, sul massimo da aprile. Il mercato punta su un taglio ulteriore da parte dei Paesi produttori. Eni sale dello 0,4%. Saipem +1,1%, Tenaris-1%.

Alla ribalta in Europa il comparto bancario: +1,5%, ai massimi da un mese nella prospettiva che la Bce segua gli Usa nel porre termine alla politica espansiva.

La miglior performance è quella di Commerzbank (+4,20%): il settimanale tedesco WirtschaftsWoche scrive oggi che il governo sarebbe favorevole a una fusione della banca (partecipata dallo Stato) con la francese Bnp Paribas (+1,6%). Meno credito sul mercato riscuote la pista Unicredit (+2,46%), indicata ieri da Reuters.

Rialzi diffusi anche nel resto del comparto bancario italiano: Ubi Banca +3,8%, Bper Banca +3%, Intesa Sanpaolo +1%. Mediobanca è in rialzo del 2%.

Perde colpi Atlantia (-0,5%). Il quotidiano tedesco Boersen-Zeitung ha confermato che la spagnola Acs vuole presentare un’offerta per Abertis attraverso la controllata Hochtief, cui cederà secondo Expansion aasset per 4-5 miliardi. Per Equita Atlantia può aumentare l’offerta cash a 17-17,5 euro.

Pesa sulle utilities la confermata tendenza al rialzo dei tassi: Enel è in calo dello 0,2%. Terna dello 0,5%. In calo anche Mediaset (-0,1%). La società sarebbe interessata a partecipare all’asta per i mondiali di calcio. Telecom Italia +0,6%.

Continua la marcia di Buzzi (+2,5%). Lusso contrastato: Ferragamo +1,1%, Luxottica -0,8% dopo il downgrade di Rbc.

Fiera Milano +7,8%, balza sui massimi da marzo 2016. Tiscali +8% dopo il primo semestre positivo della sua storia. Trevi +8% dopo l’arrivo di nuove commesse.

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