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Bonus figli: l’idea del Governo che scalza gli 80 euro

Cancellare il bonus di 80 euro ai lavoratori dipendenti (copyright Renzi 2014) per assorbirlo in un nuovo assegno, più consistente e inclusivo, da destinare a chi fa figli. Un bonus figli, insomma. Questo il cuore del “Family Act” allo studio del governo, che con queste mosse punta a contrastare il calo demografico, ma anche a scaricare la pistola delle lamentele in mano al leader di Italia Viva.

Il progetto del bonus figli non è affatto semplice e si articola su una serie di proposte stratificate. L’idea iniziale targata Pd prevede di concedere 240 euro al mese per ogni figlio minorenne e poi 80 euro mensili dai 18 a 26 anni, se il figlio è ancora a carico. Il nuovo bonus – da erogare sotto forma di assegno o detrazione – sarebbe destinato ai nuclei con reddito familiare fino a 100 mila euro lordi l’anno. Al suo interno verrebbero incorporati gli assegni familiari, la giungla dei bonus oggi in vigore per le famiglie (spesso contraddittori e inefficaci) più una dotazione ulteriori da 9 miliardi di euro.

Da tempo il Forum delle Famiglie propone di aggiungere al conto anche il bonus Renzi da 80 euro, che vale 9,5 miliardi di euro l’anno e porterebbe il valore complessivo dell’intervento a 30 miliardi. Il Forum chiede anche di cancellare ogni tetto di reddito per concedere il bonus a pioggia: 250 euro a figlio, punto e basta. All’inizio fino a 18 anni, poi fino a 26.  

L’operazione bonus figli sarebbe una gigantesca partita di giro. Di fatto, lo Stato non spenderebbe più delle risorse stanziate a bilancio, ma dovrebbe riordinare un’intera fetta del sistema di welfare.

Il problema è che, non avendo figli, circa un terzo dei lavoratori che oggi percepiscono il bonus Renzi (2,8 milioni di persone su 10 milioni) perderebbe il diritto a ogni beneficio: da 960 euro fino a 24mila euro di reddito annuo (con un calo importante fino a 26mila euro) a zero.  

Di contro, ci guadagnerebbero oltre 5,6 milioni di famiglie oggi escluse dagli 80 euro. Altri sei milioni di famiglie che invece da cinque anni incassano il bonus Renzi potrebbero invece incassare più soldi.

Verrebbero inoltre corretti molti difetti del bonus da 80 euro varato di corsa dal Pd alla vigilia delle europee 2014, per incassare il dividendo elettorale.  

Ad esempio, oggi sono esclusi dal beneficio disoccupati, lavoratori autonomi, precari, incapienti sotto gli 8 mila euro, ceto medio sopra 26 mila euro e pensionati.

Inoltre, il tetto di reddito per gli 80 euro si calcola sul reddito personale, non familiare, di conseguenza due coniugi che guadagnano 24mila euro lordi a testa incassano 960 euro moltiplicati per due (1.920 euro l’anno), mentre una famiglia monoreddito da 27mila euro lordi, magari con figli, non riceve nulla.

Per non parlare di chi fa straordinari o più lavori, che prima riceve gli 80 euro, poi li deve restituire se complessivamente supera la fatidica soglia dei 26mila euro lordi l’anno.

Tutti questi problemi sparirebbero con il bonus figli, che inoltre allargherebbe la platea e sosterrebbe chi vuole fare figli ma è in difficoltà economiche. Difficile immaginare con quali argomenti ci si possa opporre a un progetto del genere, tanto dall’opposizione (che voleva cancellare gli 80 euro per spostarli sulla Flat tax) quanto da Italia Viva.

Intanto, da Confindustria arrivano due proposte diverse. Per la prossima legge di bilancio, il Centro studi degli industriali ha fatto due simulazioni circa la riduzione del cuneo fiscale allo studio del Governo: una che estende il bonus 80 euro agli incapienti che costerebbe 2 miliardi e funzionerebbe come incentivo al lavoro da modulare insieme al Reddito di cittadinanza; l’altra che rimodula lo scaglione Irpef dal 27% al 23% e riguarderebbe 23 milioni di lavoratori con un costo di 7,9 miliardi.

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