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BNL FOCUS – Europa, il mercato del lavoro e la sfida delle riforme dalla Spagna all’Italia

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L’accresciuta complessità dei mutamenti del mercato del lavoro non viene colta completamente dagli indicatori tradizionali, basati su dati di stock. Anche per questo negli ultimi tempi l’analisi dei dati di flusso sul numero dei nuovi rapporti di lavoro attivati e cessati e sulle loro caratteristiche ha assunto un’importanza sempre maggiore.

Con riferimento all’insieme dei paesi della Ue-28, il quadro che si trae da una prima analisi dei dati di flusso è quello di una accresciuta instabilità dei rapporti di lavoro: in media, sia le assunzioni a tempo indeterminato sia quelle a tempo pieno sono del 20% inferiori rispetto al 2008.

La maggiore flessibilità delle relazioni contrattuali ha avuto secondo alcuni il merito di portare a un accenno di ripresa del mercato del lavoro in Europa, a fronte di una crescita economica ancora intermittente. Il riferimento è soprattutto al caso spagnolo. Secondo alcuni commentatori, d’altro canto, la crescita dei contratti di lavoro temporanei riduce l’incentivo dei lavoratori a investire su loro stessi, e di fatto rappresenta un freno alla produttività.

In Italia, secondo il Ministero del lavoro, tra gennaio e settembre 2014 sono stati attivati 7.610.050 nuovi rapporti di lavoro, che hanno coinvolto 4.650.238 lavoratori. Ciò indica che per ogni lavoratore sono stati attivati 1,64 contratti. Sempre nel corso dei primi nove mesi del 2014, il numero di contratti cessati è risultato pari 6.753.773, coinvolgendo 4.081.734 lavoratori. Oltre due terzi (68,8%) dei nuovi rapporti attivati sono a “tempo determinato”, una tipologia contrattuale in costante crescita (62,9% del totale nel 2011). Nello stesso periodo di tempo i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono scesi a 1.246.657 (il 16,4% del totale, dal 17,7% del 2011).

La maggior parte dei contratti cessati in Italia riguarda rapporti di lavoro di durata brevissima: nei primi nove mesi del 2014 più di un contratto cessato su tre (il 37,5%) ha coinvolto rapporti di lavoro con durata effettiva inferiore ai 30 giorni, tra questi il 15,2% aveva durata di un solo giorno, e il 16,1% tra i 4 e i 30 giorni. Come naturale attendersi, data la brevissima durata effettiva prevista, la maggior parte delle cessazioni dei rapporti di lavoro avviene per scadenza contrattuale (64,5%), mentre solo nel 9,3% avviene a causa di un licenziamento.

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