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Banche popolari: la Consulta respinge il ricorso della Lombardia

La Corte Costituzionale rigetta il ricorso della della Regione Lombardia dichiarando in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni sollevate sul decreto legge contenente le regole per la trasformazione delle banche popolari in spa.

Nel ricorso presentato alla Consulta, la Regione guidata dal leghista Roberto Maroni sosteneva che lo Stato, legiferando sulle popolari, avesse leso le competenze spettanti alle Regioni. Una tesi che però i giudici costituzionali non hanno accolto.

Nel dettaglio, la Corte Costituzionale ha stabilito che «la scelta del legislatore statale di assumere la soglia dell’attivo di 8 miliardi di euro come indice della dimensione della banca popolare» da trasformare in Spa «è coerente con lo scopo» della norma. E sotto questo profilo «il legislatore statale si è mantenuto nei limiti delle proprie attribuzioni».

Per quanto riguarda ,la questione relativa allo strumento utilizzato dal Governo per legiferare, negli atti che accompagnano il decreto legge con le misure sulle Popolari, l’Esecutivo ha motivato le ragioni di necessità e urgenza per l’adozione del decreto legge facendo riferimento all’adeguamento del «sistema bancario agli indirizzi europei» e alle «forti sollecitazioni del Fondo monetario internazionale e dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica a trasformare le banche popolari maggiori in società per azioni», si legge nella sentenza sulle Popolari. Ragioni che «escludono che si sia in presenza di evidente carenza del requisito della straordinaria necessità e urgenza di provvedere».

Questa pronuncia della Consulta anticipa il verdetto che la stessa Corte dovrà esprimere sulla mezza bocciatura della riforma da parte del Consiglio di Stato. Intanto il Governo pensa di inserire nell’imminente decreto sulle banche anche misure per la proroga della trasformazione in spa per le banche popolari (Bari e Sondrio) che ancora non hanno deliberato in tal senso.

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Categories: Finanza e Mercati