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Banca Ifis sostiene le Botteghe Digitali e l’innovazione artigiana

Cosa succede se l’ad di Banca Ifis Giovanni Bossi e il direttore della Fondazione Nord Est, Stefano Micelli, si ritrovano un giorno alla presentazione del libro “Futuro Artigiano”? Dall’incontro tra una banca specializzata in factoring per le Pmi e l’innovazione del saper fare artigiano, nascono le iniziative Botteghe Digitali e New Craft, che vogliono sostenere e dare risalto alla tradizione artigiana italiana al tempo del digitale. In particolare, il progetto Botteghe Digitali ha l’obiettivo di proiettare concretamente nel futuro, grazie alle nuove tecnologie della manifattura digitale, alcune imprese artigiane selezionate. New Craft è invece una mostra che, affiancando a produttori consolidati i giovani selezionati nell’ambito di una call internazionale, offre una finestra su questo nuovo modo di pensare la manifattura, in cui va in scena l’incontro virtuoso fra saper fare artigiano, innovazione tecnologica e cultura del progetto. Entrambe le iniziative sono racchiuse sotto il cappello della nuova iniziativa di Banca Ifis: Fare Impresa Futuro, nata , si legge sul sito dedicato “come espressione della banca per promuovere le eccellenze artigiane Italiane, nel territorio e all’estero”. 

BANCA, TERRITORIO E…DIGITALE

Perché una banca che fa factoring e acquista Npl si interessa di artigianato digitale? L’interrogativo lo ha posto lo stesso ad di Banca Ifis, Giovanni Bossi, ieri durante la presentazione del progetto alla Fabbrica Del Vapore: “Cosa ci fa una banca qui, a sviluppare non clienti, in un momento di forte difficoltà per le banche? Stiamo testimoniando direttamente quello che ci ha fatto sviluppare negli ultimi 30 anni, quello che da zero ci ha portato oggi a essere una media banca italiana: l’innovazione e il cambiamento sono il filo che lega quello che abbiamo fatto e vogliamo continuare a fare”. Bossi ha ricordato che compito delle banche italiane è aiutare le imprese e famiglie dando più credito: se questo non avviene la via di uscita dalle difficoltà sarà molto più complicata e lunga. “Questa partnership – ha continuato – vuole essere la concreta testimonianza di un sostegno alle eccellenze italiane in un periodo di importanti trasformazioni tecnologiche”. Non si può più procrastinare il cambiamento. “Il sistema bancario sta pagando anni di inazione – ha continuato Bossi – E ora il mercato sta spingendo le banche a fare in fretta quello che dovevano fare e non hanno fatto. C’è bisogno di credito e di un nuovo modo di fare le banche: se il tuo business model di banca è far pagare le transazioni ai clienti verrai di certo messo fuori mercato dalle banche smart e leggere di oggi. Per esempio, chi ha gli sportelli non sta facendo ciò che che deve per ridurli, o lo sta facendo troppo lentamente. Poi il mercato ti punisce e ci si chiede perché. Il mercato sta spingendo verso il cambiamento, è chiaro poi che le banche hanno modelli di governance e struttura che fanno molta fatica ad andare in questa direzione. Mi auguro che sotto la spinta dei mercati le banche riprendano ad essere a servizio dell’economia”. 

FARE, INNOVARE

D’altra parte Banca Ifis è nata in un indotto industriale, il suo target sono le Pmi, sigla qui più spesso declinata come Piccole micro imprese. Un interlocutore naturale, quindi, lo stesso a cui si rivolge anche il progetto Botteghe Digitali che ha scelto cinque imprese artigiane di settori diversi, tutte con l’obiettivo preciso di crescere rispondendo alle nuove esigenze del mercato: Occhialeria Artigiana, i Mobili Aresi, la Sartoria Concolato, la più antica di padova, le borse in feltro di Lefrac, i mosaici di Studio Cassio. Il progetto si concluderà alla Maker Faire con un’area dedicata al racconto delle aziende e della loro esperienza. “L’imprenditorialità in Italia non è mai venuta meno. Negli ultimi anni la capacità manifatturiera ha avuto una nuova legittimazione culturale come mercato non solo economico ma anche sociale. L’Homo oeconomicus non ha quelle caratteristiche sociali che possono tenere insieme una comunità. Questa sfera culturale in Italia è anche un presupposto economico”, ha commentato Stefano Micelli. “Oggi – ha continuato l’economista che ha appena pubblicato il suo secondo libro sul tema  “Fare è innovare” – la rivoluzione tecnologica consente di recuperare i saperi antichi e dar loro nuova vitalità. Riusciremo a mettere in moto un’economia che ha presupposti diversi? Dove il valore non è più in tante cose tutte uguali ma nella diversità e nella qualità. Se vogliamo immaginare una generazione di artigiani di questo tipo serve un grande investimento diffuso in capitale umano. Poi c’è l’aspetto organizzativo: quando queste cose diventano economia, bisogna organizzarle. Come si fa a gestire le persone valorizzando la loro capacità creativa e allo stesso tempo le esigenze di fatturato, margini e internazionalizzazione?”.

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