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Atene torna a far paura ma salgono l’euro, i Btp e l’oro

PRECIPITA MILANO, VACILLA L’S&P. GIU’ TOKYO. ATENE TORNA A FAR PAURA. MA L’EURO SALE

Mercati finanziari in frenata. La corrente ribassista non ha risparmiato alcuna piazza né alcuna forma di investimento mobiliare, salvo l’oro, ai massimi da metà settembre. A Tokyo l’indice Nikkei si avvia a chiudere un’altra giornata difficile. Il ribasso, per ora, sfiora il 2%. Chiudono in terreno negativo gli indici di Wall Street: Dow Jones -1,06%, S&P 500 -0,81%. Fa meglio il Nasdaq -0,28%. Ma nel corso della seduta l’S&P era arrivato a perdere il 3%, azzerando i guadagni del 2014.

MILANO DI NUOVO LA PIAZZA PEGGIORE

Ben più drammatica la reazione delle piazza aeuropee: Parigi -3,6%, Londra -2,6%, Francoforte -2,8%, Madrid -3,6%. A Piazza Affari l’indice FtseMib è caduto in ribasso del 4,4%, il peggior listino in Europa. Il valore (18.304 punti) è tornato sui livelli del 21 dicembre 2013, bruciando in pochi mesi circa 20 punti percentuali di performance positiva. Perde colpi il dollaro, a quota 105,80 sullo yen. L’euro risale a 1,2870. In mezzo a questo terremoto finanziario, non smette di scendere il petrolio, con il Brent in calo dello 0,4% a 84,6 dollari al barile: ieri ha perso il 4,5%.

ATENE FA DI NUOVO PAURA. SALGONO I BTP

Nel remake di scene di ordinaria paura dell’eurozona non poteva mancare il fantasma della crisi greca. Ieri, complice il voto negativo di Fitch, la speculazione è tornata ad abbattersi su Atene, dove il governo rischia di finire in minoranza. La Borsa ha chiuso in flessione del 6,25%, calo record dal luglio 2012. Il rendimento del decennale greco è balzato al 7,62%.

Di riflesso le vendite tornano a colpire i bond dei Paesi della periferia dell’Europa. Il rendimento del Btp a 10 anni è salito al 2,39% dal 2,29% di ieri, lo spread è salito di 18 punti base a 163. Lo spread del Portogallo è salito di 30 punti base a 250; quello della Grecia segna quota 686, in allargamento di 86 punti base: il rendimento del bond decennale greco è al 7,62%, dal 7,00% di ieri. Intanto il rendimento del Bund tedesco decennale scivola allo 0,82%%. Il decennale Usa è crollato all’1,865%.

CALA LA FIDUCIA IN MARIO DRAGHI. LA FED PREPARA LA RITIRATA

Non mancano certo le cause per spiegare il tracollo di ieri. Alle statistiche negative in arrivo da Cina ed Europa si è aggiunto ieri l’allarme per frenata dalla locomotiva Usa: hanno deluso le vendite al dettaglio, frena in maniera decisa. anche l’indice Empire state manufacturing.

Ma dietro queste motivazioni si fa strada un sospetto più pericoloso. I mercati temono che le banche centrali, dopo anni di successi, abbiano ormai poche armi per intervenire in maniera efficace. “E’ come – ha commentato un operatore – se i mercati dicessero alla Fed: occhio, perché la situazione vi sta sfuggendo di mano”.

Non a caso ieri il panel di Bloomberg ha ieri sancito il calo degli umori: fino a poche settimane fa il 50% degli esperti scommetteva sul rialzo dei tassi a metà 2015. Il sondaggio di ieri, invece, ha spostato la data di un anno abbondante: non si deve parlare di ruialzo del costo del denaro prima della seconda metà del 2016 è oggi l’orientamento più diffuso. Fra marcia indietro dal Qe si sta rivelando, come aveva sottolineato Richard Koo di Goldman Sachs, molto più difficile del previsto. Crescono intanto le chances di una revisione della politica della Bce in tempi stretti.  

LE BANCHE VANNO AL TAPPETO

Inevitabile, in un quadro a tinte così fosche, la frana dei titoli bancari. Guidano la corsa al ribasso: Banco Popolare -8%, MontePaschi -7,6%. Banca Pop.Milano -7,5% a un prezzo di 0,63 euro. A metà seduta era la miglior blue chip di Piazza Affari con un guadagno del 2%. L’ad Giuseppe Castagna, a margine dell’esecutivo Abi, ha dichiarato che dai colloqui della scorsa settimana in Bce, in vista dell’esito del “comprehensive assessment”, la banca non ha ricevuto una risposta definitiva, ma che le anticipazioni sono “rassicuranti”. IntesaUnicredit perdono rispettivamente il 5,8% e il 6,1%. Fra le assicurazioni, Generali scende del 4,2%, male anche UnipolSai -3,8%.

OIL & UTILITIES, LA DISCESA CONTINUA

Pesanti i titoli energetici, che hanno risentito della persistente debolezza del prezzo del petrolio. Tenaris -4,75% davanti a Eni -3,83% e Saipem -2,46%. Cade anche Saras -2,96%, tonfo per Erg –3,3%. Male Enel che ha lasciato sul terreno il 4,86% a 3,662 euro dopo che l’ad, Francesco Starace, ha annunciato che chiuderà 23 impianti obsoleti con una capacità di 11.000 megawatt, senza ricadute occupazionali. L’ad ha poi confermato il piano di dismissioni di 4 miliardi di euro entro fine anno e il ridimensionamento del debito a 37 miliardi. A2A -4,4%, Enel Green Power -3,8%.

Giornata nera infine per Telecom Italia che ha perso il 4,8%. Dice l’ad Carlo Messina che non ha avuto contatti con Vincent Bolloré per la creazione di un minipatto e conferma l’intenzione di uscire dal capitale del gruppo telefonico.

Il bollettino delle perdite non risparmia quasi nessuno: brusco calo per Finmeccanica -5,3%, che pure ha chiuso un contratto da 400 milioni di euro per la vendita di 50 elicotteri in Cina. Continua a perdere StM -4,3% che oggi potrebbe beneficiare del rimbalzo di Intel a Wall Street. Male Fca -2,9%. In caduta libera Salini impregilo -5,54& dopo che il Cile ha rotto il contratto con il consorzio che dovrebbe realizzare il metrò di Santiago.

Fincantieri è scesa sui minimi dalla quotazione a 0,616 euro (-2,76%), dopo che la controllata Vard ha comunicato che il terzo trimestre si chiuderà con un ebitda leggermente negativo.

INDESIT E PARMALAT UNICI TITOLI SENZA SEGNO MENO

Tra i pochi titoli in terreno positivo Indesit +0,83%: Whirlpool ha concluso ieri l’acquisizione del 56% della società (61,9% dei diritti di voto) da Fineldo, al prezzo di 11 euro per azione. La partecipazione detenuta da Whirlpool in sale così al 60,4% (66,8% dei diritti di voto).

Infine, Parmalat è invariata a 2,40 euro: Lactalis ha continuato a salire nel capitale del gruppo. Tra il 2 e il 30 settembre Sofil, la società che fa capo a Emmanuel Besnier, ha acquistato in più tranche titoli pari allo 0,063% circa del capitale, per oltre 2,89 milioni di euro. La quota in mano a Sofil è così pari all’84,86%.

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