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Accordo Alibaba: così il cibo made in Italy sbarca in un negozio da 430 milioni di clienti

Non poteva scegliere occasione migliore il governo italiano per firmare un accordo con Alibaba, la più grande piattaforma mondiale di e-commerce, per promuovere le eccellenze agroalimentari del nostro paese ma soprattutto per combattere fattivamente la fiorente industria del falso made in italy enogastronomico che sottrae all’Italia consistenti fette di mercato, e danneggia la nostra immagine nel mondo.

Mentre infatti il premier Renzi si trovava in Cina per il G20 non si è lasciato sfuggire l’occasione per una visita Hangzhou, dove ha visitato il Campus Alibaba e si è incontrato con il presidente Jack Ma, con il quale il governo italiano ha firmato un accordo destinato a segnare l’export del nostro agroalimentare nei mercati asiatici.

Secondo l’accordo, infatti, nell’arco di tre anni il Gruppo Alibaba fornirà alle imprese italiane facilitazioni per una veloce iscrizione alla piattaforma Tmall ed un sostegno per la promozione online. Non solo si aprono notevoli prospettive per il made in Italy agroalimentare che sbarca su una piattaforma di 430 milioni di consumatori cinesi ed asiatici ma si è messo un decisivo punto fermo sulla difesa e la salvaguardia dei nostri prodotti dall’industria del falso che spazia, solo per fare un esempio, dal Parmesan di cui è stata impedita la vendita che fino ad oggi ammontava a 99mila tonnellate di falso parmigiano, 10 volte di più della nostra produzione, al Prosecco altro gioiello del made in Italy che sta vivendo un momento di grande fortuna sui mercati internazionali, per cui ben 13 milioni di bottiglie erano state messe in vendita ma certo nessuna dei queste prodotta in Veneto.

“Gli accordi con Alibaba – ha affermato il Ministro Maurizio Martina – rappresentano un punto concreto della nostra strategia di sostegno al Made in Italy agroalimentare nel mondo, che sfrutta anche formule innovative per tutelare e promuovere i prodotti di qualità. Siamo riusciti a garantire ai nostri marchi geografici un livello molto alto di protezione sulla piattaforma cinese. Un risultato fondamentale che, in sede di WTO, inseguiamo da decenni e che invece sul web siamo riusciti a costruire in pochi mesi e con risultati eccezionali. Sul versante della promozione avevamo preso l’impegno a Vinitaly per essere protagonisti nella giornata del vino il 9/9 e lo abbiamo mantenuto: il mercato cinese offre opportunità che vanno colte subito”.

Sul fronte della tutela l’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere garantito ai prodotti Dop e Igp la stessa tutela contro il falso che hanno i brand commerciali sulla piattaforma e-commerce. 

L’alleanza con Alibaba per contrastare la contraffazione è iniziata lo scorso anno e i numeri sono impressionanti: Una tutela che con questo accordo viene estesa dalla piattaforma b2b, accessibile solo alle aziende, a quella b2c, dando garanzia ai 430 milioni di utenti della rete di siti di Alibaba che potranno acquistare vero Made in Italy. 

Per individuare i falsi il Ministero delle politiche agricole ha costituito una task force operativa dell’Ispettorato repressione frodi che quotidianamente cerca i prodotti contraffatti e li segnala ad Alibaba. Entro 3 giorni le inserzioni vengono rimosse e i venditori informati che stanno usurpando le indicazioni geografiche italiane. 

Con il nuovo accordo Alibaba si impegna anche a promuovere momenti di educazione dei venditori e dei consumatori sull’importanza delle indicazioni geografiche alimentari.

L’accordo prevede forme di protezione dei nostri marchi agroalimentari, ma anche di promozione. L’Italia investe per valorizzare le proprie eccellenze enogastronomiche sul sito cinese. Si parte dal vino. Il 9 settembre Alibaba dedica ai nostri prodotti un evento speciale che fu preannunciato allo scorso Vinitaly proprio da Jack Ma, fondatore di Alibaba. Da quel momento le aziende vitivinicole italiane presenti sulla piattaforma sono passate da 2 a 50 con oltre 500 etichette. 

Per la giornata del vino, poi, è prevista una forte azione di comunicazione realizzata da Ministero delle politiche agricole, Ministero dello Sviluppo Economico e Ice con un target mirato sui consumatori che spendono di più su Alibaba. Un impegno destinato a essere ulteriormente rafforzato nelle prossime settimane grazie all’inserimento della Cina nei target strategici per gli investimenti del piano straordinario di internazionalizzazione con l’obiettivo di accompagnare le aziende italiane in un mercato dal potenziale di crescita molto interessante. Basti pensare che nei primi cinque mesi del 2016 le importazioni cinesi di vino sono cresciute del 42%, raggiungendo la quota di 1 miliardo di euro.

“L’era di Internet ha abbattuto le barriere geografiche del commercio e del business; sin dall’inizio, la nostra missione è stata quella di aiutare le imprese a crescere e competere in modo più efficace sfruttando la tecnologia”, ha detto Jack Ma, Presidente Esecutivo del gruppo Alibaba. “Attraverso questo MOU speriamo di rendere disponibili i marchi e prodotti italiani alle centinaia di milioni di acquirenti online in tutta la Cina, e allo stesso tempo aiutare i marchi e le aziende italiane ad attingere direttamente nell’insaziabile domanda dei consumatori cinesi.” 

Insomma dall’Italia è partita una lotta senza quartiere all’Italian sounding, un’industria internazionale diffusa di imitazione e falsificazione di prodotti italiani che – è stato calcolato – fattura 60 miliardi di euro l’anno, il doppio del valore dei prodotti italiani “veri” che esportiamo in tutto il mondo , che sottrae 300.000 unità di nostra forza lavoro, e alla cui fantasia non c’è limite. Il fenomeno si è triplicato negli ultimi 10 anni.

Negli Stati Uniti solo un prodotto su otto, tra quelli venduti come italiani, è italiano davvero: ci sono il Parma salami del Messico, il Parmesao del Brasile, il Parmesan venduto in tutto il mondo, il Regianito argentino, il Parmesano diffuso ovunque in Sudamerica, il Parmeson cinese. Un “parmesan perfect italiano” è fatto in Australia.

Ci sono anche un gorgonzola argentino, un barbera rumeno e un pandoro tedesco. Poi ci sono i nostri salumi piu’ prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso “clonati” ma anche gli extravergine di oliva e le conserve come il pomodoro san Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. E non va sottovalutato che dietro questa fiorente industria non ci sono solo produttori esteri disonesti ma si nascondono anche investimenti di denaro non trasparente dove allungano i loro tentacoli le agromafie nell’agroalimentare italiano.

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