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ACCADDE OGGI – Il default 2002 dell’Argentina e l’incubo del corralito

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Compie 18 anni il default dell’Argentina, noto nel Paese sudamericano col nome di “corralito”. Era infatti il 14 novembre del 2002 quando il governo di Buenos Aires, vista l’impossibilità di risarcire il prestito da 805 milioni di dollari alla Banca Mondiale, dichiarò ufficialmente la bancarotta. La crisi in realtà ebbe inizio nel 1999, e iniziò a spaventare seriamente i cittadini nel 2001, circa un anno prima del suo apice: quell’anno in Argentina ci fu la drammatica corsa agli sportelli bancari per ritirare grosse somme di denaro, il tutto mentre gli investitori stranieri ritiravano rapidamente i loro capitali dalle aziende argentine. Il momento fu terribile: molte aziende chiusero per mancanza di liquidità, e il governo instaurò appunto il corralito, cioè il congelamento di tutti i conti correnti per 12 mesi, consentendo solo i prelievi di piccole somme di denaro. La disoccupazione arrivò a toccare punte del 25%.

La crisi, che aveva le sue origini all’inizio degli anni ’90 sotto la presidenza di Carlos Menem, che scelse sciaguratamente di imporre un cambio fisso tra la valuta argentina e il dollaro che fece esplodere il debito pubblico e azzerò il tessuto industriale, deflagrò definitivamente sotto il governo di Fernando De La Rua. Assediato da violente proteste nelle strade di Buenos Aires, il presidente fu costretto a dichiarare lo stato d’emergenza nel dicembre 2001: indimenticabili le immagini della sua fuga in elicottero dalla Casa Rosada, il 21 dicembre dello stesso anno. Nel gennaio del 2002 fu finalmente abbandonata la parità 1 a 1 dollaro-peso, che era rimasta in vigore per dieci anni. Questo però non bastò per evitare l’inesorabile default, proclamato ufficialmente 18 anni fa.

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