La fintech brasiliana Nubank supera per la prima volta nella sua storia la soglia del miliardo di dollari di utile trimestrale. I conti pubblicati da Nu Holdings, la società quotata al New York Stock Exchange che controlla Nubank, fotografano una banca digitale ormai entrata in una nuova fase della propria crescita: non più soltanto una fintech in rapida espansione, ma un gruppo finanziario capace di generare profitti su scala internazionale.
Nel secondo trimestre del 2026 l’utile netto è arrivato a 1,06 miliardi di dollari, con una crescita del 49% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 17% rispetto al primo trimestre. Il risultato ha superato le attese degli analisti, ferme a circa 967 milioni di dollari. È il primo trimestre nel quale Nubank oltrepassa la soglia psicologica del miliardo.
Anche i ricavi hanno segnato un nuovo record: 5,88 miliardi di dollari, in aumento del 39% su base annua. Il margine di interesse netto è salito a 22,9%, mentre il margine netto rettificato per il rischio ha raggiunto il 12,4%, contro il 9,9% di un anno prima. Il ritorno sul capitale, il ROE, si è portato al 33%.
La banca digitale è diventata una banca vera
Dietro i numeri c’è soprattutto l’espansione del credito. Il portafoglio complessivo ha raggiunto 39,4 miliardi di dollari, il 37% in più rispetto a un anno prima. Di questi, 26 miliardi sono rappresentati dalle carte di credito, 10,3 miliardi dai prestiti non garantiti e 3,1 miliardi dal credito garantito.
与此同时 i depositi sono arrivati a 45,3 miliardi di dollari, con una crescita del 18% annuo. È un passaggio fondamentale per il modello di business: Nubank non è più soltanto una piattaforma che conquista clienti offrendo servizi bancari digitali a basso costo, ma sta costruendo un bilancio sempre più simile a quello di un grande istituto finanziario tradizionale, con una base crescente di depositi da trasformare in attività redditizie.
La scala è altrettanto impressionante. Nel trimestre Nubank ha aggiunto circa 4 milioni di clienti, arrivando a quasi 139 milioni tra Brasile, Messico e Colombia. Il Brasile rimane il mercato principale, ma il Messico sta assumendo un peso crescente nella strategia internazionale.
Il credito resta il punto da sorvegliare
Il quadro non è però privo di rischi. La crescita degli utili è stata accompagnata da un’espansione molto forte del credito e quindi dalla necessità di mantenere sotto controllo la qualità degli impieghi.
在第二季度 il costo del credito è sceso del 9% rispetto al trimestre precedente, 关于 1,7十亿. Ma le sofferenze oltre 90 giorni sono salite al 6,9%, mentre le insolvenze nella fascia 15-90 giorni si sono attestate al 4,8%. Reuters sottolinea inoltre che parte del miglioramento dei costi del credito è riconducibile alla normale stagionalità e agli effetti delle iniziative di ristrutturazione del debito in Brasile.
È dunque proprio il credito, più ancora della crescita dei clienti, a determinare la prossima fase della storia di Nubank. Se l’istituto riuscirà a far crescere i prestiti mantenendo sotto controllo le perdite, l’effetto sulla redditività potrebbe essere molto rilevante.
E qui entra in scena Warren Buffett
La storia diventa particolarmente interessante ricordando che fino a pochi anni fa tra gli investitori di Nubank c’era anche Berkshire Hathaway, la società di Warren Buffett.
L’ingresso risale al 2021, quando Berkshire partecipò a un round privato che portò la valutazione di Nubank a circa 30 miliardi di dollari. Al momento della quotazione a New York, nel dicembre dello stesso anno, Berkshire acquistò inoltre azioni per circa 250 milioni di dollari. La posizione complessiva è comunemente ricostruita in circa 107 milioni di azioni, acquistate a un prezzo medio di circa 9,82 dollari.
Era una scommessa significativa su una società che allora rappresentava soprattutto una promessa: conquistare milioni di clienti latinoamericani attraverso un modello completamente digitale, con costi operativi inferiori rispetto alle banche tradizionali. La scommessa, almeno sul piano industriale, ha funzionato.
Buffett, però, ha venduto
Tra il terzo trimestre del 2024 e il primo trimestre del 2025 Berkshire ha progressivamente liquidato l’intera posizione. Nel terzo trimestre 2024 sono state vendute circa 20,7 milioni di azioni, nel quarto trimestre altre 46,3 milioni e nei primi tre mesi del 2025 le ultime 40,2 milioni. Il prezzo medio delle vendite è stato rispettivamente di circa 13,46, 13,22 e 11,83 dollari. La posizione è stata quindi chiusa con un guadagno complessivo stimato nell’ordine dei 250百万元.
这个悖论显而易见: Berkshire è uscita proprio mentre Nubank continuava a macinare record di utili. Nel 2024 la società aveva già prodotto circa 1,97 miliardi di dollari di utile netto annuale e nel primo trimestre del 2026 aveva raggiunto 871 milioni di dollari di utile trimestrale.
Un errore di Buffett?
È la domanda più facile, ma anche quella a cui bisogna fare maggiore attenzione. L’uscita di Berkshire non dimostra che Buffett considerasse Nubank una società mediocre o destinata a fallire. Al contrario, la vendita si è inserita in una più ampia riduzione dell’esposizione di Berkshire al settore finanziario, mentre il gruppo accumulava liquidità e riduceva anche altre partecipazioni bancarie.
Resta però una lezione interessante. Berkshire aveva individuato Nubank quando il mercato la considerava ancora soprattutto una fintech ad alto potenziale. Ha investito a un prezzo relativamente basso, ha visto la società quotarsi, crescere e diventare profittevole, e alla fine ha monetizzato la posizione.
