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Zara e H&M, attenti: dall’Irlanda arriva Primark, la nuova catena di abbigliamento low cost

La spagnola Zara, che ormai nell’immaginario collettivo è sinonimo di buoni prodotti a poco prezzo, la svedese H&M, che ha come testimonial nientemeno che David Beckham, e la statunitense Gap, da sempre simbolo dell’abbigliamento giovanile casual d’oltreoceano ma non solo.

Tra poco, a questi tre storici retailer low cost si dovrà aggiungere un quarto nome: viene dall’Irlanda (dove il marchio è stato costituito nel 1960) e si chiama Primark la nuova catena hard-discount di abbigliamento giovane e trendy, che sta diventando un concorrente sempre più pericoloso per i giganti del settore. Una sorta di Ikea del vestiario, che rischia di sbarazzare, visti i chiari di luna della recessione, non solo la concorrenza dei grandi marchi ma anche quella della “middle class” del pret-à-porter: quelle griffe, come appunto Zara o Hennes&Mauritz, che hanno fatto del rapporto qualità prezzo il loro cavallo di battaglia. Finora incontrastato.

La catena britannica conta però già 241 magazzini in Europa (che danno lavoro a 40 mila persone in sette diversi Paesi, ma non ancora in Italia) e punta ora di gran carriera sulla Francia, dove intende aprire 6 o 7 nuovi store entro il 2014, dopo aver già conquistato la Spagna con ben 27 punti vendita, che viaggiano sempre a pieno regime nonostante la crisi. Primark appartiene al gruppo inglese Associated British Food, già proprietario di Ovomaltina e Jordan, e punta tutto sulla strategia delle grandi superfici, cercando location all’interno di centri commerciali dove è più facile trovare ampi spazi, dato che i negozi del marchio si aggirano, di solito, attorno ai 5mila metri quadrati (quasi il doppio dei magazzini competitor).

La formula della catena di abbigliamento popular è semplice e, per ora, assolutamente vincente: offrire capi copiati dalle griffe a prezzi bassissimi, addirittura inferiori del 20-30% rispetto a Zara e H&M. Da qui il successo che ha portato Primark a crescere nel primo semestre del 2012 del 15% con un giro d’affari che si è ormai attestato sui 2 miliardi di euro, e con profitti a 192 milioni di euro (+2%).

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