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Walmart shock e il rialzo dei tassi Usa si allontana di nuovo

FIRSTonline

L’ombra della recessione torna ad aleggiare sui mercati. Dagli Usa sono arrivati ieri diversi segnali inquietanti.

1) L’economia Usa ha continuato ad espandersi, ma “in maniera modesta” tra settembre e l’inizio di ottobre, secondo quanto emerge dal Beige Book, il rapporto sullo stato di salute della congiuntura che la Federal Reserve pubblica ogni sei settimane. La Fed, in particolare, ha sottolineato che la produzione manifatturiera è stata “generalmente debole” a causa anche del dollaro forte mentre i segnali di crescita degli stipendi sono stati “sporadici”.

2) L’andamento dei consumi (+0,1%) ha largamente deluso le attese di Wall Street.

3) L’allarme shock arriva dal gigante dei consumi per eccellenza: Wal Mart (-10%) lascia sul terreno 20 miliardi di dollari di capitalizzazione, il ribasso più pesante da oltre 17 anni. All’origine del crollo un profit warning straordinario, per dimensioni e durata. L’azienda ha annunciato che il dollaro forte, così come l’aumento dei salari e degli investimenti nell’e-commerce per fronteggiare Amazon, dovrebbe sottrarre 15 miliardi di dollari di ricavi. La correzione durerà almeno fino al 2017, con un calo del fatturato tra il 6 ed il 12%. La crisi sarà superata solo nel 2019. 

Sotto la spinta di questi fattori, i mercati Usa hanno chiuso in rosso, nonostante i buoni risultati di Bank of America. Dow Jones in calo dello 0,92%, S&P500 -0,56%, Nasdaq -0,3%. Gli operatori sono convinti che, di fronte a questi dati, sia sempre meno probabile un aumento dei tassi nel 2015. 

Di qui la reazione positiva, stamane, dei listini asiatici. Tokyo sale dello 0m6%, Hong Kong +0,8%. In terreno positivo anche Shanghai + 0,3 e Shenzhen +0,2%. In calo il petrolio: il Brent tratta poco sopra i 49 dollari.

Anche in Europa si sono moltiplicati i segnali di frenata dell’economia. Ad agosto la produzione industriale nell’area euro è diminuita dello 0,5% su base mensile ed è aumentata dello 0,9% a livello annuale. La Bce, secondo gli operatori, potrebbe esser presto costretta a espandere il suo programma di stimoli monetari.

Chiudono così in terreno negativo la Borsa di Milano e le altre Borse europee. A Milano l’indice FtseMib ha chiuso la seduta in ribasso dello 0,9%, la Borsa di Parigi ha perso lo 0,6%, Francoforte e Londra -1,1%. Madrid -0,77%. 

ALLARME CINA, TREMA MONCLER

A Piazza Affari i dati deludenti in arrivo dall’economia della Cina hanno pesato sulle società del Lusso. Moncler, dopo il tracollo di martedì (-6%), è scesa del 3,2% sull’onda della revisione al ribasso dei ricavi nel terzo trimestre da parte di JP Morgan e Equita. Il Cda sui conti si terrà il 9 novembre. Giù anche Luxottica (-1,2%) e Yoox (-3%).

ARRIVA L’ALLARME PER I CHIP

L’industria dei semiconduttori si conferma uno degli indicatori più sensibili della congiuntura. StM (-1,5%) ha chiuso in rosso per il terzo giorno consecutivo. 

L’olandese Asml Holding, il primo produttore di macchinari per la produzione di semiconduttori, ha presentato stime per il trimestre in corso inferiori alle aspettative: la società ha detto che alcuni clienti hanno rimandato gli ordini. Nell’ultimo trimestre del 2015 i ricavi dovrebbero essere 1,4 miliardi di euro, gli analisti si aspettavano 1,56 miliardi. 

Intel, che ha diffuso i dati martedì sera ieri sera, ha battuto le aspettative per il terzo trimestre ma ha avvertito che si va incontro ad un periodo di rallentamento della domanda di chip per i server.

FCA -1%: S&P BOCCIA LE NOZZE CON GM 

In terreno negativo anche gli altri valori industriali. Fiat Chrysler -1%: Standard and Poor’s in un report dedicato all’industria dell’auto ammette, in sintonia con il pensiero di Sergio Marchionne, che l’intensità degli investimenti nel comparto potrebbe stimolare un processo di consolidamento. Ma è improbabile, aggiungono gli analisti che si possano concretizzare grandi merger, che comportano alti rischi.

Il settore continuerà invece, secondo S&P, a sfornare joint venture mirate per prodotto o aree geografiche. Potrebbero anche aumentare le collaborazioni nello sviluppo delle trasmissioni e dell’auto elettrica, ma nel medio termine non ci sarà un risiko nell’industria dell’auto.

Il settore, secondo l’agenzia di rating, settore, continuerà a crescere nel prossimo biennio nonostante il rallentamento della Cina e le incertezze legate allo scandalo Volkswagen. L’agenzia di rating ha previsto, infatti, un aumento delle vendite globali di auto del +2% per quest’anno e del +3% per l’anno prossimo per oltre 90 milioni di unità. 

Deciso il ribasso di Buzzi (-2,5%). Vendite anche su Finmeccanica (-1,7%).

SOTTO PRESSIONE MEDIASET. VENDITE SU TELECOM

In calo anche Mediaset (-1,8%) nonostante Crédit Suisse abbia alzato il target price a 5,40 euro da 5 euro, confermando la raccomandazione Outperform. Il titolo è sotto pressione per i nuovi sviluppi dell’indagine sull’assegnazione dei diritti televisivi delle partite di serie A del campionato di calcio per il periodo 2015-2018. 

Giù anche Telecom Italia (-2,8%). Atlantia -2%. 

FRENANO GENERALI -1,9% E RISPARMIO GESTITO

Anche fra le banche prevalgono i segni meno: Unicredit è scesa dell’1,6%, Intesa -0,6%, Mediobanca -1,6%. Negativi le assicurazioni e le società del risparmio gestito: Generali -1,9%, UnipolSai-0,7%, Mediolanum -2,1%, Azimut -2,3%.

PETROLIFERI IN FLESSIONE. POSITIVA ENEL

Sono in ribasso anche i titoli petroliferi: Eni -0,6%, Tenaris -0,5%. Ieri l’International Energy Agency ha detto che sul mercato resterà sovrabbondanza di offerta per almeno un altro anno. Positiva Enel che chiude con un progresso dello 0,3%.

TAMBURI SPINGE DIGITAL MAGICS. EQUITA DA’LA CARICA A SALINI

Nell’Aim Italia in evidenza Digital Magics (+7,03%) dopo la notizia dell’ulteriore salita di Tamburi -0,06% che ha superato la soglia di rilevanza del 15% del capitale. Bene anche Salini Impregilo (+2,04%) dopo che in un report gli analisti di Equita Sim hanno confermato la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 5,35 euro.

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