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Voucher, riforma in arrivo: ultimo dubbio sulle microimprese

La stretta sui voucher è ormai a un passo: rimane da chiarire solo se i buoni lavoro saranno proibiti anche alle microimprese, che in Italia sono moltissime e fanno un uso smodato dei ticket. Una volta trovata la quadra su questo punto, il governo potrebbe realizzare la riforma via decreto, così da stringere i tempi ed evitare il referendum promosso dalla Cgil, accogliendone le istanze. L’impianto generale ormai è chiaro: si punta a ripristinare le vecchie norme introdotte dalla legge Biagi.

Ecco i punti principali della contro-riforma dei voucher:

1) I buoni lavoro torneranno a essere utilizzabili quasi esclusivamente dalle famiglie per il pagamento di prestazioni occasionali (badanti, baby sitter, colf, lavoretti di giardinaggio). Il concetto di “occasionalità” era stato cancellato nel 2013 dall’ex ministro Enrico Giovannini.

2) Di conseguenza, le aziende non potranno più utilizzare i voucher, in alcun settore, con una cancellazione (quasi) completa della liberalizzazione operata nel 2012 dalla riforma Fornero.

3) Potrebbero però essere escluse dal divieto le microimprese, cioè gli imprenditori singoli o quelli con un solo dipendente. Non si tratta di un dettaglio: le microimprese italiane sono 2 milioni e 600 mila (dati Istat), cioè il 60% del totale. Autorizzarle a usare i voucher significherebbe con ogni probabilità scontentare la Cgil e non riuscire a evitare il referendum. Ma si potrebbe trovare un compromesso introducendo, solo per le nano-imprese, limiti ancora più rigidi per l’utilizzo dei buoni lavoro.

4) Altre deroghe dovrebbero riguardare l’agricoltura, con i tetti già previsti di 2-5 mila euro, ma solo per consentire la vendemmia e la raccolta di prodotti stagionali a pensionati e studenti.

5) Il tetto massimo di reddito percepibile con i voucher sarà riportato da 7mila a 5mila euro, com’era prima del Jobs Act.

6) L’utilizzo dei voucher sarà tassativamente escluso nella pubblica amministrazione, fatti salvi casi straordinari come le iniziative di solidarietà, le calamità, le emergenze e le retribuzioni pagate dai piccoli Comuni ai disoccupati o ai disabili impegnati in operazioni di pubblica utilità.

Il governo punta a chiudere rapidamente anche l’accordo sulle nuove norme relative agli appalti, al centro del secondo referendum promosso dalla Cgil. “In questo caso propongo il ritorno al 2003 – ha detto il presidente della Commissione lavoro della Camera Cesare Damiano – ripristinando la responsabilità solidale ai fini delle retribuzioni e del rispetto degli standard contrattuali e contributivi in favore anche dell’ultimo lavoratore impegnato nella catena dei subappalti”.

Anche in questo caso, tutte le richieste della Cgil verrebbero accolte e di conseguenza il referendum potrebbe essere cancellato. Certo, l’ultima parola spetterà comunque al sindacato, che – quando sarà interpellato dalla Cassazione – dovrebbe fare un passo indietro sulla consultazione per la quale ha raccolto un milione di firme e convocato una manifestazione nazionale in piazza del Popolo a Roma per l’8 aprile.

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Categories: Tasse