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Ucraina, altro che Tymoshenko: ecco chi sono i leader della protesta

Mentre dall’Occidente si caldeggia il ritorno in campo di Yulia Tymoshenko, ex leader della Rivoluzione arancione finita in prigione sotto il regime del Presidente uscente (ma che si dichiara ancora tale, invocando l’intervento dell’amico Putin) Viktor Yanukovich, il popolo ucraino, quello giovane, più coinvolto nella protesta, ha eletto i suoi veri leader.

Il Paese, che ancora si lecca le ferite dopo la carneficina di Kiev (si parla anche di centinaia di desaparecidos), si riconosce infatti solo in parte, per lo più presso le vecchie generazioni, nell’ex first lady tanto sostenuta da Stati Uniti ed Europa. Ma che non era – giocoforza – presente al fianco della gente durante le tragiche settimane di guerriglia in piazza Maidan e in altre città del secondo Stato più esteso dell’Europa, incastonato tra velleità europeiste (meno veementi di quanto si possa pensare) e indissolubile legame politico-economico con la Russia di Putin, che dopo la fuga di Yanukovich ha subito mostrato i muscoli invadendo la strategica Crimea. Non c’era Yulia e non c’era neanche la figlia, Evgeniya, che proprio nel giorno più atroce per il popolo ucraino stava festeggiando il suo compleanno negli alberghi più lussuosi di Roma.

Era invece in piazza, e lo è stato tutti i giorni al fianco dei manifestanti, il leader del Partito Radicale Oleg Lyashko, ex parlamentare proprio nella maggioranza della Tymoshenko e poi fondatore del suo partito, “che non ha alle spalle sponsor ne oligarchi”, e col quale ha ottenuto alle ultime elezioni poco più dell’1% e un solo seggio in Parlamento: il suo. La lotta parlamentare di Lyashko, incentrata su lotta alla corruzione e sanità, non è tuttavia passata inosservata: accusato prima di essere gay e poi, dopo la sua smentita, di essere omofobo, il leader radicale si è anche segnalato per qualche rissa e per aver qualche tempo fa pubblicamente paragonato l’ex presidente Yanukovich a Gheddafi, pronosticandogli la stessa sorte. 

Non ci è andato lontano, e questo gli ha consentito una rapida scalata di gradimento soprattutto presso le generazioni più giovani, scavalcando persino l’ex pugile e leader dell’opposizione Vitali Klitschko, che pure rimane un altro baluardo della protesta e con il suo partito Udar darà appoggio (esterno) al neonato governo di transizione. Rimane fuori dall’esecutivo di Arseniy Yatsenyuk (già vice della pasionaria arancione) anche un altro personaggio che si è fatto largo negli ultimi mesi: il 48enne Petro Poroshenko, ex Ministro degli Esteri con la Tymoshenko (e successivamente anche Ministro dell’Economia nel governo Azarov), imprenditore nel settore dolciario e politico di estrazione socialdemocratica ma ora candidato a sindaco di Kiev con una lista indipendente.

Poroshenko, soprannominato il “re del cioccolato” in Ucraina, è titolare dal ’95 di un vero e proprio impero dolciario, la Roshen, che ne ha fatto secondo Forbes il sesto uomo più ricco del suo Paese con un patrimonio di 1,6 miliardi di dollari. Sposato e con quattro figli, uno dei papabili leader della rivoluzione ucraina ha iniziato vendendo semi di cacao fino ad arrivare a mettere insieme decina di stabilimenti e recentemente anche a espandersi anche all’estero acquisendo un marchio di pasticceria.

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