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Tracollo senza fine per la Borsa (-3%), il Btp rende il 5,96% e lo spread sale a 333, oro al record

TRACOLLO SENZA FINE. MILANO PERDE IL 3,06%
IL BTP RENDE IL 5,96%, SPREAD CON IL BUND

A 333 La discesa all’inferno sembra non finire mai. Ormai è evidente che i mercati stanno effettuando uno stress test, quello vero, sulla volontà dei Paesi dell’area euro di difendere la moneta comune. E’ un esame severo, effettuato su più fronti: listini azioni, titoli del debito pubblico, derivati. E’ soprattutto, un test che si effettua su due campi di battaglia: Italia e Spagna. A nulla, insomma, è servito il varo lampo della Finanziaria o il buon esito degli stress test bancari. La Borsa di Milano ha così accentuato nel corso del pomeriggio il ribasso, mentre titoli come Unicredit e Mps venivano costretti a subire l’asta di volatilità.

Il rendimento dei titoli di Stato dell’Italia e della Spagna, intanto, si avvicinava verso i livelli di non ritorno del 7%, aldilà dei quali, come si è dimostrato con il Portogallo, la Grecia e l’Irlanda, c’è bisogno di un aiuto esterno per evitare di soffocare nel debito. Intanto il Btp è salito di 22 punti base a 5,96% ed il differenziale con il Bund si allarga a 333 punti base, in prossimità dei massimi di 350 toccati la settimana scorsa. Il rendimento del titolo della Spagna sale di 26 punti base a 6,27%.

DA GENNAIO LA PERDITA E’ SUPERIORE ALL’11%
IL FRANCO SVIZZERO AI MASSIMI STORICI

L’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso a quota 17.885 punti (-3,06%). In pesante calo, ma con variazioni meno ampie, Parigi (-2,04%) e Francoforte (-1,1%). Il calo da inizio 2011 ha così superato il livello del 10%. Persino Madrid, che pure dovrebbe muoversi in sintonia con Milano, mette a segno un ribasso da Paese forte (-1%). L’euro, intanto, precipita nei confronti del franco svizzero a 1,149, nuovo minimo storico ,e si deprezza anche nei confronti del dollaro a 1,404. Come capita da sempre durante le turbolenze, l’unica certezza resta l’oro, arrivato a 1596 dollari l’oncia, undicesima seduta consecutiva di rialzo e nuovo massimo storico.

PAROLE DISTENSIVE DALLA GERMANIA: LE BORSE NON CI CREDONO
ANCHE FITCH MINACCIA IL DOWNGRADING DEGLI STATI UNITII

Il rischio è che l’incertezza sia destinata ad acuirsi nei prossimi giorni, in attesa del vertice straordinario tra i capi di stato e di Governo dell’Eurozona che, per ora, non promette nulla di buono. L’incontro, convocato dal presidente dell’Unione Europea, Herman Van Rompuy, riguarderà la stabilità finanziaria dell’area euro e il futuro finanziamento del programma greco. Stamane un portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che nel summit del 21 luglio dovrebbe essere raggiunto un accordo sul via libera al secondo piano di salvataggio della Grecia, una dichiarazione che apre la porte ad un ammorbidimento della posizione della Germania.

Ma i mercato tendono a dare una spiegazione “tattica” per la dichiarazione di tono opposto alle parole della stessa Merkel nel corso del week end. Nel frattempo, si avvicina il 2 agosto e le agenzie di rating stanno mettendo ulteriore pressione agli Usa. I timori che il Parlamento non riesca a trovare un’intesa sul limite al debito pubblico zavorrano la Borsa degli Stati Uniti: indice Dow Jones -1,2%, indice S&P500 -0,65%, indice Nasdaq -1,2%.

Contribuisce ad alimentare le tensioni il pronunciamento di oggi di Fitch, l’agenzia di valutazione del merito creditizio ha avvertito che se i parlamentari non voteranno l’innalzamento del limite al debito pubblico, gli Stati Uniti saranno messi in credit watch negativo. I repubblicani ed i democratici restano distanti, oggi lo speaker della Camera, il repubblicano John Boheme, ha detto che il suo partito non accetterà alcun aumento delle tasse, esattamente quello che chiede la Casa Bianca: il presidente Obama ha detto chi gli americani ricchi devono pagare di più.

LE BANCHE S’INABISSANO: TUTTI I BIG PERDONO PIU’ DEL 5%
EXOR PATISCE IL CALO DI SGS ORFANA DI MARCHIONNE

Meglio far parlare i numeri per sintetizzare la Caporetto di Piazza Affari. Il più colpito è senz’altro il settore delle banche, quasi tutte costrette a segnare prezzo in asta di volatilità: Intesa – 6,51%, Unicredit -6,36% Banco Popolare -6,97%, MontePaschi -7,22 %, Ubi -5,04% e Mediobanca-2,94%,. Fra le assicurazioni, cade in ribasso del 7,88% la Fonsai, Generali scende del 3,75%. Soffrono anche le grandi utility: Enel (-1,84%) Eni (-1,75%) e la stessa A2A (-1,97%, nel giorno del consiglio forse decisivo per le sorti di Edison. Perdite diffuse anche fra gli industriali: Fiat (-4,37%), Prysmian (-3,115) Finmeccanica (-2,95) e Ansaldo.

In discesa pure Pirelli, che perde lo 0,4%: Exane-Bnp Paribas ha alzato il rating a outperform da neutral. Mediobanca ha confermato il giudizio “outperform” e incrementato il prezzo obiettivo a 9 da 7,47 euro. Di rilievo la perdita di Exor ( -3,73% a 20,41 euro) su cui pesa i ribasso della partecipata al 15% Sgs, la prima società mondiale delle certificazione di qualità gestita da Segio Marchionne prima del suo arrivo in Fiat.

Sgs ha presentato dati del trimestre sotto le attese ed ha avvertito che nella seconda parte dell’anno i risultati a livello di utile operativo potrebbero essere penalizzati dalla forza del franco svizzero. Sgs ha perso venerdì il 7% e stamattina segna un ribasso dell’1,5% a 1445 franchi, sui minimi da agosto del 2010. La società svizzera, ai prezzi attuali, capitalizza 11,27 miliardi di franchi, 9.88 miliardi di euro. Secondo i calcolo di un analista, il 15% di Sgs vale il 17% del Nav di Exor.

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