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The Athletic al NYT, così il buon reporter batte i siti fotocopia

Photo by Stéphan Valentin on Unsplash

“Vi porto una buona notizia ed una fake news”. The Athletic, sito di informazione sportiva a pagamento americano, ha annunciato così l’apertura della sede inglese. “La buona notizia è che oggi abbiamo lanciato la redazione più competente e numerosa per coprire la Premier League in ogni aspetto e per ogni squadra, grande o piccola che sia. La fake news è che per voi sarà un problema pagare per avere un’informazione competente ed indipendente, che non dipenda solo dalla pubblicità. E vi spiego perché”. Correva l’agosto del 2019, tempi grami per l’editoria sportiva (e non solo). Nel giro di poche settimane erano sfumati più di duemila posti di lavoro per i giornalisti.” Buzzfeed, Huffington Post, Vice, Yahoo- continuava l’editoriale – tutti cercano di adeguarsi al modello dell’informazione ai tempi del digitale semplificando i ruoli ed abbassando i costi. Ma non basta: Google, Facebook e Amazon stanno divorando le entrate della pubblicità, per cui gli spazi dell’informazione si riducono sempre di più”. Tre anni dopo il quadro non è cambiato. Anzi, I posti di lavoro scendono a rotta di collo in Italia come in Usa (tra il 2008 e il 2017 è andata in fumo la metà dell’occupazione), nel Regno Unito così come nel resto dell’Occidente, con la parziale eccezione della Germania.  

Ma proprio per questo, la prima notizia del 2022 ha il sapore di una dolce fiaba controcorrente: The Athletic, che tra Stati Uniti e Regno Unito conta 1,2 milioni di abbonati, è stato ceduto ieri al New York Times per 550 milioni di dollari. Niente male per un sito che non si aspetta di raggiungere il pareggio prima del 2023 e che finora ha destinato ogni risorsa raccolta sul mercato per rafforzare lo staff che oggi conta più di 400 reporter (su 600 dipendenti) divisi in 47 città d’America e della Gran Bretagna che seguono lo sport città per città, da Chicago a Toronto, la seconda tappa, fino a coprire le discipline più seguite dai tifosi che pagano in media 70 dollari (30 sterline in Gran Bretagna) per avere una copertura indipendente a 360 gradi degli eventi sportivi, con l’obiettivo di arrivare ad una copertura globale, tra l’altro ormai richiesta dal pubblico degli scommettitori. 

“Con questa cessione per noi non cambia nulla” assicurano Alex Mather e Adam Hansmann, i due pionieri che nel 2016, raccolti i primi 2,3 milioni di dollari, si sono tuffati nell’avventura. Alex & Adam avevano alle spalle solo l’esperienza in un sito dedicato al fitness, occasione sufficiente per capire che sul mercato correva solo fuffa finanziata dalla pubblicità priva di qualsiasi credibilità. Perché non riportare al centro del sistema il lettore pagante? La scommessa, pur tra non pochi problemi (aggravati tra l’altro dalla pandemia) ha funzionato. Oggi The Athletic conta anche di far crescere i ricavi pubblicitari e ha recentemente lanciato una newsletter giornaliera gratuita con l’obiettivo di consolidare l’audience. La società, che continuerà ad essere guidata dai fondatori, ha dichiarato agli investitori l’anno scorso che si aspettava che il comparto toccasse il l’obiettivo di 31 milioni di dollari di ricavi da abbonamento nel 2023 più una ventina di entrate pubblicitarie.

Numeri modesti per la corazzata New York Times, forte di 8,3 milioni di abbonati, che pure ha effettuato con The Athletic la più importante acquisizione della sua storia. “Ma questa operazione – ha detto il ceo della testata più prestigiosa del giornalismo mondiale, Meredith Kopit Levien  – ci mette in condizioni di essere uno dei leader dell’editoria sportiva e così aggiungere un’altra ragione per il pubblico anglofono per rivolgersi a noi per essere informati su quel che accade nel mondo”. Insomma, l’investimento nello sport è una delle armi strategiche per centrare l’obiettivo dei 10 milioni di abbonati entro il 2025. Assieme alla cucina e un’agguerrita redazione giochi, novità che hanno contribuito in maniera significativa all’aumento del traffico del sito frequentato ogni giorno da cento milioni di utenti. 

Tutto può servire: l’importante è che sia di qualità, un ingrediente che alla fine paga.    

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Categories: Finanza e Mercati