X

Tassa su smartphone e tablet: la settimana prossima il Governo decide

L’ombra della Siae incombe sugli smartphone. Il pomo della discordia è l’equo compenso, una sorta di risarcimento che viene dato agli autori di un’opera per le copie private che vengono fatte del loro lavoro. L’equo compenso è fermo da 5 anni e deve essere aggiornato. E per trovare le risorse rispunta la tassa sui dispositivi elettronici.

In realtà, il Governo ancora non sa cosa fare. La decisione è attesa per la prossima settimana e tra le ipotesi per reperire i fondi necessari c’è anche quella di imporre un balzello di 5 euro sugli smartphone e, a scalare, sui dispositivi che sono in grado di fare e riprodurre copie di un lavoro d’autore, quindi Pc, tablet, chiavette Usb, Mp3 e quant’altro la tecnologia offra. Su questa idea starebbe spingendo il ministro della Cultura Dario Franceschini, incontrando le resistenze di Renzi e di altri ministri, oltre che dei produttori di dispositivi digitali.

La tassa, infatti, è un contributo che produttori e importatori dei dispositivi elettronici sono tenuti a versare come indennizzo verso i titolari dei diritti di sfruttamento delle opere musicali e video, così come previsto nel 2009 dal decreto Bondi per l’aggiornamento triennale dell’equo compenso. Facile immaginare che il balzello si ripercuota sul prezzo finale dei prodotti.

E mentre il Governo cerca di trovare una soluzione, la Siae ne ha già una. E anche piuttosto dettagliata. La Società degli autori propone un contributo da 0,9 a 5,2 euro per gli smartphone, da 1,9 a 5,2 euro per i tablet, da 2,4 a 6 euro per i computer con masterizzatore, da 1,9 a 6 euro per quelli senza e, infine, da 0,21 a 0,41 euro per Gigabyte per i Dvd registrabili.

Related Post
Categories: Mondo