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Stop al Centro Oli Eni: timori per 3mila addetti

Allarme dei sindacati dopo lo stop alle attività del centro olio di Viggiano, in Val d’Agri. L’Eni ha sospeso per 90 giorni i lavori dell’impianto, come richiesto della Regione Basilicata per l’inquinamento da idrocarburi riscontrato nell’area dall’Agenzia regionale per l’ambiente, ma ora bisogna fare i conti con le conseguenze occupazionali legate a questo lungo braccio di ferro sull’impianto lucano.

“Crescono i timori per i lavoratori – scrive la Filctem-Cgil – Sono circa 730 quelli dell’indotto interessati, di cui 300 a Viggiano e 430 nella raffineria Eni di Taranto dove viene lavorato il greggio  trasportato dall’oleodotto. In Basilicata poi sono 3.000 circa i lavoratori dell’indotto coinvolti, e altri  10.000 alle royalty regionali”.

L’Assemblea generale della Filctem-Cgil di Potenza ha approvato un ordine del giorno in cui sottolinea che “al centro di questa emergenza ci sono, oltre alle ragioni ambientali, anche quelle dei lavoratori sia diretti che dell’indotto, che sono i primi ad essere interessati a svolgere la propria attività con continuità ed in un ambiente che sia preservato nell’assoluta integrità per garantire uno sviluppo compatibile con il territorio che ospita le attività estrattive dell’Eni”.

L’Assemblea ribadisce “la richiesta alla Regione Basilicata per una immediata convocazione del tavolo della trasparenza, e si chiede alle Istituzioni locali di assumere la salvaguardia dell’occupazione e della sua qualità con la stessa forza con cui viene giustamente assunta la tutela ambientale”.  

Sulla vicenda è intervenuto anche il Mise, secondo il quale l’Eni non è in ritardo né inadempiente: “Da quanto finora accertato sul posto e dalle informazioni fornite dalla Società titolare – scrive il ministero – è emerso che la dispersione degli idrocarburi liquidi è ascrivibile a una non perfetta tenuta del fondo di uno dei quattro serbatoi dedicati  allo stoccaggio dell’olio, che è stato da tempo svuotato”.

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Categories: Tasse