X

Spagna, Rajoy tenta la rimonta su Podemos e Ciudadanos

Mariano Rajoy, il presidente del Governo spagnolo a capo dei popolari del PP, ha deciso di badare al sodo: al crescente consenso di Podemos e, soprattutto dei centristi di Ciudadanos, risponde con i fatti. Una crescita prevista dell’economia attorno al 2,5%, un sensibile calo della disoccupazione (peraltro ancora molto elevata tra i giovani), importanti investimenti dall’estero, ripresa del turismo e dell’immobiliare.

Se questa strategia sarà sufficiente e vincente, lo sapremo a fine anno con le elezioni generali. Se Rajoy verrà riconfermato, allora gli spettri di questa nuova ondata di partiti venuti su dal basso, sull’onda dell’insoddisfazione popolare dovuta alla grande depressione della crisi economica, saranno cancellati. Altrimenti il premier dovrà fare i conti con loro e tentare, per governare in futuro il Paese, una coalizione allargata.

Vedremo. Nel frattempo la Spagna guarda a che cosa succede nelle diverse regioni e alle elezioni che si svolgeranno in alcune di loro. In Andalusia è andata ancora bene ai socialisti (ma c’era da prevederlo dato che è un feudo storico del Psoe), mentre Podemos non ha sfondato e non ha convinto come invece c’era da aspettarselo.

Forse anche gli spagnoli hanno voglia di ritornare a una situazione di normalità. Gli esperimenti politici cresciuti sulla spinta della insoddisfazione della base sono serviti per dare uno scossone al sistema e per far riavvicinare la politica alla popolazione. Tutto ciò ha permesso di cambiare i valori in campo e di ricompattare il Paese, ma forse la funzione di questi movimenti è a tempo determinato. Ed è già sulla via del tramonto.

Oggi che la situazione d’emergenza sembra ormai alle spalle e malgrado i larghi consensi che i due nuovi partiti ancora raccolgono nei sondaggi, c’è da domandarsi se in una corsa per fine anno che politicamente è ancora lunga e logorante, Podemos e Ciudadanos resisteranno e sapranno dire la loro.

Di certo PP e Psoe non rimarranno con le braccia conserte. Il primo “magnificando” le tante riforme che hanno permesso di superare la crisi (dal salvataggio del sistema bancario, ai nuovi contratti di lavoro), il secondo sottolineando i valori sociali di una sinistra che sotto il Governo Zapatero ha conquistato molti diritti.

Il quadro politico spagnolo è quindi in evoluzione e fare delle previsioni oggi sul suo futuro è alquanto prematuro. Certo, rispetto a 5 anni fa la situazione è profondamente cambiata, se non altro perché le spinte autonomiste sembrano in questo momento essersi affievolite e perché l’arrivo sulla scena di Ciudadanos e di Podemos ha sicuramente offerto nuovi riferimenti.

Da osservatori esterni crediamo che l’evoluzione dell’economia, della disoccupazione e del sentiment generale determineranno la scelta del voto di fine anno. Ben sapendo che l’establishment imprenditoriale, bancario e finanziario sono i migliori supporter di Rajoy e del centro-destra spagnolo. Un Mariano Rajoy che ha ben capito che la partita non si gioca solo entro i confini della Penisola Iberica, ma anche e soprattutto a Bruxelles e alla Banca centrale europea.

Related Post
Categories: Mondo